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GIUSTIZIA 29 Gennaio Gen 2015 1050 29 gennaio 2015

Elena Ceste, arrestato il marito per omicidio volontario

Gli inquirenti: «Uccisa in casa». L'uomo era indagato da ottobre 2014.

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Elena Ceste.

Svolta nel caso di Elena Ceste. Nella mattinata di giovedì 29 gennaio, i carabinieri di Asti hanno arrestato il marito della donna, Michele Boninconti, con l'accusa di omicidio volontario e occultamento di cadavere.
A emettere l'ordine contro l'uomo è stato il giudice per l'indagine preliminare di Asti Giacomo Marson, che ha accolto la richiesta del pubblico ministero Laura Deodato.
«UNA MOGLIE DA RADDRIZZARE». «Tutti gli elementi raccolti nel corso delle indagini» indicano «Michele Boninconti come l'autore delle gravissime condotte che gli vengono attribuite», ha specificato il gip Giacomo Marson» nell'ordinanza di arresto, sottolineando che ciò emerge «in maniera dirompente». Un delitto, si legge nelle carte dell'indagine, provocato dall'odio di un uomo verso una moglie «inadeguata» e «infedele» che bisognava «raddrizzare».
MESI DI INDAGINI. Boninconti, che continua a dichiararsi innocente, era indagato fin da ottobre 2014 quando i militari gli avevano consegnato un avviso di garanzia, considerato all'epoca «un atto dovuto».
Fin da allora, l'uomo era sospettato di omicidio volontario e occultamento di cadavere dopo il ritrovamento del corpo della donna, avvenuto l'8 ottobre, poco distante dalla sua abitazione, dopo nove mesi di ricerche.
NUOVI SOPRALLUOGHI. L'arresto è stato deciso dopo il deposito mercoledì 28 gennaio in procura della perizia autoptica eseguita sul corpo di Elena . Nella stesso tempo era stato effettuato, su iniziativa dei legali, un sopralluogo sul luogo in cui venne ritrovato il corpo della donna che era scomparsa da casa il 24 gennaio 2014.
«LA DONNA UCCISA IN CASA». Elena Ceste, ha spiegato il comandante dei carabinieri di Asti, il colonnello Fabio Federici,con ogni probabilità è stata uccisa in casa, e poi portata di nascosto nel luogo in cui è stata ritrovata. «La donna sarebbe deceduta per morte violenta nella sua abitazione. Escludiamo l'annegamento».
«PROBABILE MORTE PER ASFISSIA». Federici ha riferito che «l'ipotesi più probabile sulle cause della morte», espressa dal medico legale che ha eseguito l'esame autoptico, «è l'asfissia». «Riteniamo che il corpo si trovasse nel rio Mersa sin dal giorno della sua scomparsa» ha precisato il colonnello.
«PIANO STUDIATO E PREPARATO». Boninconti, «con un piano studiato, preparato ed eseguito al solo scopo di salvare i propri onore, orgoglio e dignità» secondo le parole spese dagli inquirenti, accompagnò i figli a scuola, rientrò a casa fece in modo di sorprendere la moglie in camera mentre lei curava «l'igiene personale». Sul lettone, ne provocò la morte «presumibilmente per asfissia». Quindi, senza vestirla, la caricò in auto e, approfittando della nebbia, la abbandonò nel rigagnolo.

Mistero lungo un anno

Fiori sul luogo del ritrovamento del cadavere di Elena Ceste a Costiglio d'Asti.

L'arresto di Boninconti è una svolta importante nel caso Ceste che ha fatto parlare per oltre un anno.
All'inizio, infatti, si pensava che la donna, madre di quattro figli e residente a Costigliole d'Asti, fosse scappata volontariamente, tanto che le indagini si sono spinte fino a Tenerife; poi si era ipotizzato un suicidio.
RITROVATA VICINO CASA. Solo in seguito cominciò a prendere corpo l'ipotesi che potesse essere stata uccisa.
Alcuni resti del corpo di Ceste vennero ritrovati, per caso durante alcuni lavori di scavo, sommersi dal fango nel rio Mersa a circa un chilometro dalla villetta di Costigliole: una perizia e la successiva analisi del Dna permise di accertare che si trattava proprio della donna scomparsa.
LA VERSIONE DEL MARITO. Boninconti non ha mai voluto parlare della vicenda per proteggere i suoi figli. Fu lui - a suo tempo - a denunciare la scomparsa della moglie: «Lei quel giorno mi aveva pregato di passare a prendere i figli a scuola perché non si sentiva bene. Non l'ho più vista».
Ceste, infatti, sembrava fosse sparita nel nulla: di bagaglio non ne aveva preso; l'auto era rimasta parcheggiata in cortile; e in casa c'erano il suo telefonino cellulare e la sua fede nuziale.
LE MOSSE DELLA PROCURA. Quando, però, i resti della donna furono ritrovati, Boninconti si lasciò sfuggire anche che effettivamente lui, il giorno in cui la moglie scomparve, andò nel luogo in cui fu poi ritrovata. «Ma non vidi nulla», poi puntualizzò.
La procura di Asti non gli ha mai creduto. E ora è arrivato l'arresto con un'accusa pesantissima.

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