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ESTERI 29 Gennaio Gen 2015 1933 29 gennaio 2015

Ucraina, Ue prolunga le sanzioni contro la Russia

Disposizioni fino a settembre. Ma l'Europa è divisa sulle misure che condannano Mosca.

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Tank ucraini nel Sud Est del Paese.

Il Consiglio straordinario dei ministri degli esteri Ue ha deciso di prolungare fino a settembre le sanzioni contro la Russia.
L'Europa si è detta unanimemente «scioccata» per la strage di Mariupol e cosciente del «continuo e crescente supporto che la Russia dà ai separatisti» che ne «prova la sua responsabilità». L'Ue ha stabilito quindi di prolungare fino a settembre le sanzioni individuali che sarebbero scadute a marzo e si prepara ad allungare ulteriormente la lista degli individui colpiti. Ma per ora non ha annunciato ulteriori misure economiche.
LA RUSSIA SI AUTOSOSPENDE DAL CONSIGLIO UE. Mentre Kiev si deve accontentare della ribadita solidarietà della Ue e della Nato, la Russia sfida l'isolamento autosospendendosi dal Consiglio d'Europa che le infligge sanzioni politiche. Dalle conclusioni del Consiglio Esteri straordinario convocato da Federica Mogherini per rispondere all'attacco di Mariupol, sparisce anche l'accenno alla preparazione di «ulteriori misure». Tra i 28, baltici e polacchi continuano a chiedere alla Ue l'escalation di sanzioni che colpiscano l'economia di Mosca. Ma «non credo che l'Europa debba prendere decisioni premature in materia di sanzioni in settori economici ulteriori rispetto alle sanzioni già in corso», avvertiva il ministro degli Esteri Paolo Gentiloni arrivando a Bruxelles.
IL GOVERNO TEDESCO CONTRO LE SANZIONI. Il 28 gennaio Berlino ha annunciato, col vicecancelliere Gabriel, che «il governo tedesco non è dell'opinione che si debbano riformulare le sanzioni contro la Russia in tempi brevi». Poi sono stati i premier di Austria, Repubblica Ceca e Slovacchia a dirsi apertamente «scettici» sull'utilità di nuove sanzioni. Così, dopo quasi quattro ore di discussioni, Mogherini ha ricordato che qualsiasi escalation delle sanzioni economiche resta allo studio, ma che la decisione spetta ai leader. E Gentiloni ha sottolineato che le ipotesi «restano come deterrente», avvisando che non vanno valutate in base a quanto costano ad ogni singolo Paese perché «sono decisioni strategiche» che «non si possono prendere soltanto in base agli interessi economici».
PESA ANCHE LA GRECIA DI TSIPRAS. Sulle decisioni ha finito per pesare anche la nuova Grecia di Alexis Tsipras, con la mediazione di Mogherini. Il 29 gennaio il nuovo capo della diplomazia greca Nikos Kotzias - primo esponente del governo Tsipras a presentarsi a Bruxelles, ha annunciato che la Grecia avrebbe «lavorato per ristabilire pace e stabilità in Ucraina e evitare fratture tra Ue e Russia». Gentiloni gli ha riconosciuto un atteggiamento «costruttivo», ma lo svedese Bildt ha apertamente twittato di «scontri con la Grecia». Così al ministro degli Esteri di Kiev, Pavlo Klimkin, che - in visita alla Nato - ribadiva di aspettarsi una Ue che «aumenti la pressione» sulla Russia e chiedeva aiuto per «aumentare la capacità militare» ucraina, di fatto è arrivata solo la conferma della solidarietà europea. Solo la Polonia sembra apprestarsi alla vendita diretta di armi. Intanto Mikhail Gorbaciov ha avvertito che «una guerra fredda è già in corso», aggiungendo di non poter escludere che diventi «una guerra calda» perché «gli Usa hanno totalmente perso la strada nella giungla».

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