PAURA CONTINUA 2 Febbraio Feb 2015 0615 02 febbraio 2015

Sardegna, la terra dei sindaci più minacciati d'Italia

Bombe sotto casa. Intimidazioni cinque volte superiori a Campania e Sicilia. L'incubo degli amministratori locali sardi. Percepiti come spietati esattori.

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Francesco Fois, sindaco di Bultei.

Macerie all’ingresso di casa: gradini spaccati, portoncino divelto, schegge di vetro.
E quel fumo nero a mo’ di firma: una bomba.
È esplosa qualche giorno fa, all’ora di cena. Molto più che un avvertimento per il sindaco di Bultei, appena mille abitanti all’anagrafe nel Sassarese, Sardegna centrale, Goceano.
Un pugno di paesi accomunati da spopolamento, scarse prospettive di lavoro e attentati agli amministratori.
MINACCE E ORDIGNI. Francesco Fois, 66 anni, ex dirigente Eni, alla guida di una lista civica di centrosinistra e presidente della Comunità montana aveva ricevuto minacce pure nel 2011: una scritta con vernice rossa lo citava col suo nomignolo: «6 morto zeravallo». Poi più nulla.
Molti primi cittadini, attuali ed ex, sono stati presi di mira. Addirittura nove anni fa per un ordigno simile a quello collocato a Burgos morì il padre dell’allora sindaco, Pino Tilocca.
«RISCHIO DI STRAGE». Ora Fois ha paura: «Poteva essere una strage», ripete da giorni.
E ha già annunciato le dimissioni, perché in prima fila senza il supporto adeguato dello Stato non vuole più starci. E qui via via i presìdi chiudono: scuole accorpate e carabinieri che vanno via.

In Sardegna minacce cinque volte superiori a Campania e Sicilia

Il palazzo della Regione Sardegna.

Non è il solo, il sindaco Fois. Da Nord a Sud gli amministratori sardi, soprattutto piccoli, sono sotto tiro.
Auto incendiate, lettere con minacce e danni ad aziende e animali.
L’emergenza è continua. La Sardegna infatti è la prima regione d’Italia per intimidazioni agli amministratori locali: dati cinque volte superiori a Campania e la Sicilia, con un numero di abitanti nettamente inferiore.
Un milione e 600 mila circa concentrati soprattutto nelle città e nelle coste, il resto sparpagliato in più di 350 Comuni.
IN DUE ANNI MILLE CASI. Lo dice il rapporto dell’Osservatorio sociale sulla criminalità dell'Università di Sassari che ha analizzato con attenzione il fenomeno delle intimidazioni.
Tra il 2011 e il 2013 sono stati segnalati ben 1.108 casi: vittime assessori, esponenti locali, sindacalisti e forze dell’ordine.
Nei primi sei mesi del 2014 sono state 35 le segnalazioni, più di 100 nel 2013. Nel 2010 ne sono state contate 60, l’allora ministro dell’Interno Roberto Maroni aveva visitato l’Isola.
Nel 2013 era toccato ad Anna Maria Cancellieri, titolare del Viminale.
COMMISSIONE D'INCHIESTA. Quindi è stata creata una Commissione parlamentare d'inchiesta i cui lavori devono essere conclusi a marzo 2015.
E finora sono stati spesi già 3 milioni di euro in favore delle vittime: la legge che ha erogato gli indennizzi risale addirittura al 1998.

Il sindaco Fois vorrebbe la scorta e annuncia le dimissioni

Francesco Pigliaru, governatore della Sardegna.

La solidarietà anche per l’ultimo episodio è arrivata immediata in modo bipartisan.
Il presidente della Regione Francesco Pigliaru e il presidente del Consiglio regionale Gianfranco Ganau, uomini del Partito democratico, hanno chiesto a gran voce l’intervento dello Stato e del governo.
Il Consiglio delle autonomie locali si è appellato alla Regione.
Anche il sindaco Fois ha chiesto aiuto: vorrebbe la scorta. E comunque più sicurezza. Per questo ha annunciato le dimissioni.
«SENTO LA VICINANZA DI TUTTI». Al telefono ha ancora la voce scossa: «Ci sono i controlli dei carabinieri, come al solito. Sento la vicinanza delle persone: degli amministratori e dei cittadini».
Sul passo indietro, dice a Lettera43.it: «Devo ancora riflettere e verificare, sono giorni pieni di impegni».
E ripete, quasi per darsi forza, l’agenda giorno per giorno.
Prima il Consiglio comunale straordinario dei paesi del Goceano, poi, il 29 gennaio, l’adunata di tutti i sindaci sardi.
Proprio lì a Bultei, un omaggio deciso e voluto dall’Anci Sardegna (Associazione nazionale comuni italiani).
I PARAFULMINI DEL MALESSERE. Il presidente Pier Sandro Scano dà una chiave di lettura: «I sindaci nei loro Comuni rappresentano lo Stato e diventano il parafulmine del malessere sociale. Carichi di responsabilità e privi di strumenti e di risorse, pagano spesso per delle scelte che da altri e in alto vengono fatte. Ancora nei prossimi giorni ci sarà un concentrato eccezionale di carichi fiscali e tributari che arriveranno alle famiglie. Siamo assai preoccupati».
E assicura: «In ogni caso non lasceremo nessun sindaco da solo con i problemi della sua comunità e ci vedremo tutti insieme, i sindaci sardi, per decidere insieme le cose da fare».

Primi cittadini percepiti come esattori

Francesco Manconi, sindaco di Bolotana.

Nei paesi dell’interno, lontani dalle aree industriali (ormai ex), chi lavora è impiegato nei cantieri forestali oppure aspetta un impiego (temporaneo) in quelli comunali.
Gli altri sono soprattutto pensionati che non arrivano a mille euro.
E tanti fanno la fila negli uffici a caccia di assistenza.
Così capita che i primi cittadini siano percepiti davvero come esattori. I casi in questi mesi si sprecano: da Bolotana, nel Nuorese fino al Medio Campidano, Villacidro.
FRONTE CONTRO LA TARI. Le scadenze locali e nazionali si inseguono e soprattutto per la tassa sui rifiuti - la Tari, decisa a livello nazionale - il fronte è feroce per via dei rincari.
Il primo cittadino di Bolotana, Francesco Manconi, ha già rinunciato alla sua fascia perché ha dichiarato di non aver strumenti a disposizione per risolvere il problema.
Nel suo Comune un albergo ristorante dovrebbe pagare per la raccolta dei rifiuti addirittura 26 mila euro.
A cui si aggiunge per tutti il balzello dell’Imu sui terreni agricoli, spesso ereditati, ma non utilizzati e comunque poco redditizi.
STROZZATI DAL PATTO DI STABILITÀ. Un rebus da risolvere entro il 10 febbraio, con tanto di ricorsi al Tar contro il decreto del governo. Poi i vincoli del Patto di stabilità che strozzano i piccoli bilanci da far quadrare. A ogni costo, antipatie e sgarri compresi.

E se le liste sono vuote arrivano i commissari

Il Comune di Lula, senza sindaco durante la stagione delle bombe.

Così succede che il fronte dei guardiani del territorio si sgretoli. Le amministrative per alcuni sono alle porte in primavera, ma c’è chi rinuncia al secondo giro.
Il malessere e le lamentele gravano troppo, dicono. Ma soprattutto si aggiungono le intimidazioni e la paura continua.
Alle urne vuote potrebbero seguire le liste vuote e quindi i commissari straordinari.
COME LA STAGIONE DELLE BOMBE. È già successo nella storia recente della Sardegna: a Lula, per esempio, nel Nuorese, durante la cosiddetta 'stagione delle bombe' degli Anni 80 e 90.
Ma anche a Oniferi, Onanì. E ancora Siniscola e in Ogliastra, Elini e Cardedu. Un trend in via di correzione, ma che potrebbe cambiare ancora una volta rotta.
In fuga dalla politica di prima linea, così si rinuncia alla democrazia: quella di chi la fa con la propria faccia. Quella vera, non in tivù.

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