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TENSIONE 2 Febbraio Feb 2015 2256 02 febbraio 2015

Ucraina, gli Usa valutano l'invio di armi

Possibile investimento da 3 miliardi di dollari per contrastare Mosca e i ribelli.

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Tank ucraini nel Sud Est del Paese.

È un clima sempre più da Guerra fredda quello tra Stati Uniti e Russia, mai così distanti dall'inizio della crisi in Ucraina. Washington sta valutando un investimento di 3 miliardi di dollari per fornire armi all'esercito di Kiev.
Una mossa che è più di una provocazione nei confronti di Mosca, a sua volta accusata di sostenere militarmente i separatisti.
DONETSK SCHIERA 100 MILA UOMINI. A darne notizia il 2 febbraio è stato il New York Times, proprio mentre il leader dell'autoproclamata repubblica di Donetsk, Alexander Zakharcenko, annunciava un'imminente mobilitazione generale per rinforzare le file dei ribelli facendo arrivare a 100 mila il totale dei miliziani pronti a combattere. Forse un modo per mascherare nuovi arrivi di armi e uomini dalla Russia, si sospetta a Kiev.
Un aiuto militare americano così esplicito alle truppe ucraine è ovviamente visto a Mosca come il fumo negli occhi. E il 2 febbraio, dalla Cina, il capo della diplomazia russa, Sergei Lavrov, ha commentato con parole di fuoco una recente intervista alla Cnn di Barack Obama accusando il presidente Usa di avere non solo ammesso il ruolo svolto da Washington fin dall'inizio nel «colpo di Stato» di Maidan, ma di voler anche «continuare a sostenere senza alcuna riserva le azioni» di Kiev, che ha «imboccato la via della forza per risolvere il conflitto».
TRUPPE GOVERNATIVE IN DIFFICOLTÀ. A preoccupare Washington è invece la piega che stanno prendendo i combattimenti nel Donbass, dove l'offensiva lanciata nei giorni scorsi dai separatisti sta mettendo in seria difficoltà le male equipaggiate truppe di Kiev. Stando alle fonti interrogate dal quotidiano americano, il segretario di Stato Usa John Kerry e il capo di Stato maggiore Martin Dempsey sarebbero pronti a prendere in considerazione un possibile invio a Kiev di armi pesanti, andando oltre gli equipaggiamenti militari «non letali» (giubbotti antiproiettile, visori notturni, ecc.) finora forniti.
E anche la consigliera per la sicurezza nazionale Susan Rice sarebbe disposta a rivedere la sua iniziale contrarietà a un'assistenza bellica di questo tipo. Ma il primo a voler fornire alle truppe ucraine droni, missili anticarro e altre armi indicate come «difensive» pare sia il generale americano Philip Breedlove, capo delle forze Nato in Europa.

Ma Berlino non è d'accordo con Washington

Il presidente della Russia, Vladimir Putin.

Il passo potrebbe peraltro incrinare l'asse fra Usa e Germania sul dossier ucraino. Berlino ha escluso infatti categoricamente l'ipotesi di armare Kiev: «Non esiste una soluzione militare al conflitto», ha precisato da Budapest Angela Merkel, che sicuramente discuterà proprio della guerra nel Donbass lunedì 9 febbraio in un incontro alla Casa Bianca con Barack Obama. E il conflitto è destinato a essere anche al centro della visita di Kerry a Kiev giovedì 5.
Intanto Vladimir Putin ha provato a calmare le acque chiedendo «a tutte le parti coinvolte nelle ostilità di mettere fine urgentemente alle azioni militari».
GENTILONI, PRESSING SU MOSCA. Ma il ministro degli Esteri italiano, Paolo Gentiloni, ha sollecitato proprio Mosca a «usare la sua influenza» sui ribelli per una de-escalation delle violenze. Resta d'altronde tutto da vedere se il leader del Cremlino alle parole dovesse fare seguire i fatti.
Di certo c'è che il braccio di ferro delle sanzioni con l'Occidente sta nuocendo all'economia russa, ma non solo. Mosca, in aggiunta all'embargo sui prodotti agro-alimentari, ha deciso in risposta alla minaccia di possibili ulteriori misure punitive europee di vietare la partecipazione alle gare pubbliche ai produttori occidentali di macchinari del settore edilizio, dello sfruttamento delle materie prime e della manutenzione cittadina: una misura che rischia di danneggiare in particolare l'Italia.
MOSCA STUDIA ALLEANZE A EST. Ai ferri corti con Ue e Usa, la Russia guarda invece sempre più a Oriente, e in particolare a Cina e India, i cui ministri degli Esteri hanno incontrato il 2 febbraio Lavrov a Pechino. Proprio la Cina è intervenuta in aiuto della Russia nella 'guerra' delle agenzie di rating sullo sfondo della crisi ucraina: all'indomani della decisione di Standard & Poor's di declassare il debito della Russia a livello spazzatura, la cinese Dagong ha assegnato per la prima volta al gigante russo degli idrocarburi Gazprom la tripla A sul credito a lungo termine.

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