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STORIA E GIUSTIZIA 3 Febbraio Feb 2015 1200 03 febbraio 2015

Tribunale penale internazionale: «Serbia non commise genocidio contro Croazia»

I giudici dell'Aja respingono le accuse di Zagabria sulle tragedie di Vukovar.

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Il Tribunale dell'Aja.

La Serbia non commise genocidio nei confronti della Croazia durante la guerra dei Balcani. Lo ha stabilito il tribunale penale internazionale per l'ex Jugoslavia che ha sede all'Aja.
I 17 giudici hanno quindi respinto le accuse avanzate dal governo di Zagabria sulle tragedie di Vukovar e altre città nel 1991.
«NESSUN FONDAMENTO». Parlando davanti alla Corte, il giudice Peter Tromka ha sancito che non ci fu genocidio e che quindi «il caso è destituito di ogni fondamento».
«Le prove fornite dal governo croato», ha aggiunto, «non sono state sufficienti a dimostrare che le azioni commesse dalle forze armate serbe avessero lo scopo specifico necessario perché si parli di genocidio».
VIOLENZE DA ENTRAMBE LE PARTI. Secondo la Convenzione Onu, si prefigura un genocidio quando le azioni militari hanno l'obiettivo di distruggere in tutto o in parte un gruppo sulla base di ragioni etniche, razziali o religiose. La città croata di Vukovar venne distrutta in seguito all'occupazione serba durata tre mesi nel 1991: decine di migliaia di croati vennero sfollati e circa 260 di loro vennero arrestati e uccisi. Dal canto loro, le autorità di Belgrado denunciarono i croati di aver espulso circa 200 mila serbi dal territorio croato.
Quattro anni dopo, inoltre, le forze armate croate bombardarono la maggioranza di etnia serba presente nella regione della Krajina, provocando la fuga di circa 200 mila persone dalle loro case.
SENTENZA INASPETTATA. Si tratta di una sentenza definitiva non del tutto inaspettata, alla luce del fatto che il tribunale per i crimini di guerra nell'ex Jugoslavia (Tpi), sempre con sede all'Aja, non ha mai incriminato né serbi né croati per atti di genocidio reciproci. Di fatto, i giudici dell'Onu hanno voluto lanciare un chiaro messaggio di riconciliazione tra i due Paesi, oggi indipendenti, rivolti all'integrazione europea e in fase di normalizzazione dei rapporti bilaterali: «La Corte incoraggia le parti» - ha detto sempre Peter Tromka - «a proseguire la loro cooperazione con l'obiettivo di offrire adeguata riparazione alle vittime delle violazioni, quindi consolidare la pace e la stabilità nella regione».

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