Scontri Egitto 130831122635
ESTERI 4 Febbraio Feb 2015 1430 04 febbraio 2015

Egitto, 230 ergastoli per violenze nel 2011

Le condanne decise al Cairo per i disordini dei manifestanti anti Mubarak. Coinvolto anche l'attivista Douma.

  • ...

Scontri in Egitto.

L'Egitto cancella le rivolte di Piazza Tahrir. Condanne all'ergastolo sono state inflitte dalla Corte d'assise del Cairo a 230 persone per violenze commesse alla fine del 201.
Una sentenza senza precedenti che si inserisce nella serie di decisioni nei processi di massa con le quali la magistratura ha deciso di punire le violenze di strada, e non solo dei Fratelli musulmani, in un giro di vite che gli oppositori giudicano volto in realtà a reprimere il dissenso.
I condannati al carcere a vita in effetti stavolta sono unicamente attivisti laici, ed è stato colpito anche uno dei dissidenti più in vista della doppia Rivoluzione egiziana del 2011-2013,
Le condanne a vita accompagnate da ammende per l'equivalente di 1,9 milioni di euro sono state inflitte ad attivisti laici coinvolti in disordini, scoppiati nel dicembre al Cairo, per protestare contro la Giunta militare che governava il paese dopo la caduta del presidente Hosni Mubarak, avvenuta nel febbraio di quell'anno.
È stato colpito anche uno dei dissidenti più in vista della doppia Rivoluzione egiziana del 2011-2013, Ahmed Douma, già in carcere da dicembre con una condanna a tre anni per oltraggio alla magistratura perpetrato criticando sentenze contro Mubarak e Mohamed Morsi.
10 ANNI DI CARCERE A 39 MINORI. Le condanne sono state inflitte per detenzione di armi bianche e molotov, attacco a militari e poliziotti, incendio di un edificio e assalto a sedi governative tra cui il Consiglio dei ministri e l'assemblea del popolo.
Nello stesso processo, 39 minori sono stati condannati a 10 anni di carcere.
L'ergastolo, per il codice penale egiziano, consiste in 25 anni di reclusione, ha ricordato il sito del giornale Al-Ahram.
CONDANNA SENZA PRECEDENTI CONTRO LAICI. Le 230 condanne sono appellabili, ma rappresentano la più pesante sentenza inflitta negli ultimi anni ad attivisti laici mentre finora condanne di massa anche a morte erano state pronunciate contro i Fratelli musulmani.
L'ASSALTO AI MINISTERI AL CENTRO DEL PROCESSO. Gli episodi al centro del dibattimento erano quelli del 18 dicembre in cui vennero assaltati la sede del consiglio dei ministri, il ministero dell'Interno e un istituto scientifico dato alle fiamme e distrutti manoscritti e libri preziosi tra cui la Description de l'Egypte fatta dagli archeologi napoleonici. Solo 14 degli imputati erano in aula mentre gli altri sono contumaci.
COLPITO AHMED DOUMA, «PORTAVOCE DEI GIOVANI DELLA RIVOLUZIONE». Il più noto alla sbarra era appunto Ahmed Douma, attivista laico che si era battuto contro Mubarak, la giunta militare di cui faceva parte l'attuale presidente Abdel Fattah al Sisi e il poi deposto capo di Stato di stato espressione dei Fratelli musulmani, Mohamed Morsi. Ora 29enne, nel 2011 Douma si era fatto un nome come «portavoce della Coalizione dei giovani della rivoluzione», ma è già in carcere da dicembre per due condanne a tre anni rimediate per oltraggio alla Corte (aveva chiesto al draconiano giudice Mohamed Nagi Shehata se era vero che avesse una pagina Facebook su cui esprimeva idee politiche) e per violazione della legge che in Egitto limita il diritto di manifestare.
SCONTRO TRA MONDO LAICO DI SINISTRA E MAGISTRATURA. La condanna di Douma è un altro episodio che contrappone il mondo laico di sinistra a magistratura e forze dell'ordine dopo la recente uccisione di Shaimaa el-Sabbagh durante un piccolo corteo al Cairo, le condanne di dissidenti come Ahmed Maher, Mohamed Adel e del blogger Alaa Abd El-Fattah sempre a causa della legge anti-manifestazioni contestata a livello internazionale, ma giudicata necessaria dal governo per tenere a freno i disordini di piazza.
Il giudice Shehata è quello delle annullate sentenze contro i giornalisti della tivù Al Jazeera, ma anche di centinaia di condanne a morte contro Fratelli musulmani arrestati durante le proteste contro la deposizione di Morsi ad opera dell'allora capo delle Forze armate Sisi sull'onda di oceaniche proteste popolari.
IL 2 FEBBRAIO CONDANNATI A MORTE 183 FRATELLI MUSULMANI. Appena lunedì 2 febbraio il magistrato aveva inflitto 183 condanne a morte a militanti della Confraternita islamica, in uno dei processi di massa tanto criticati da istituzioni internazionali, governi e Ong perché non rispetterebbero gli standard giuridici internazionali. Il numero delle condanne a morte per il linciaggio di 11 poliziotti del commissariato di Kerdasa dell'agosto 2013 peraltro è inferiore alle 683 e alle 528 (di recente ridotte a 37) inflitte in due tronconi di un processo tutt'ora in corso a Minya.

Correlati

Potresti esserti perso