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MILANO 5 Febbraio Feb 2015 2140 05 febbraio 2015

Expo, nuova inchiesta: quattro appalti nel mirino dei pm

Indagine per turbativa d'asta sulle gare che riguardano la Darsena e le Vie d'Acqua.

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Expo 2015. L'organizzazione dell'Esposizione universale travolta dallo scandalo mazzette.

Una nuova inchiesta su Expo 2015. È stata avviata dalla magistratura milanese che sta compiendo accertamenti sugli appalti che riguardano i lavori per le Vie d'Acqua, la Darsena, il Campo Base e la Passerella Merlata.
La mattina del 5 febbraio i militari della Guardia di finanza in quota alla pg della procura si sono recati negli uffici di Expo 2015 con un ordine di esibizione per acquisire documentazione utile a far luce sulle quattro gare sospette.
INDAGINE ANCORA CONTRO IGNOTI. L'indagine, coordinata dai pm Luigi Orsi e Antonio D'Alessio, è stata avviata dopo la trasmissione di atti da parte della Gdf di Roma ed è ancora a carico di ignoti. I reati ipotizzati sono turbativa d'asta, falso ideologico e altri reati documentali.
Se nelle altre inchieste sono state scandagliate le gare che riguardano Architetture di Servizi, la Piastra, le Vie d'Acqua Sud, e i settori dell'area consulenze legali e dei controlli degli appalti, quella per cui sono state effettuate le nuove acquisizioni di carte, oltre a uno dei tanti progetti per i canali che ruotano attorno al sito espositivo, ha degli 'inediti', ovvero commesse su cui finora non era mai stati compiuti accertamenti.
LAVORI PER DARSENA E CAMPO BASE. Si tratta dell'assegnazione dei lavori, ancora in corso, per la Darsena, per il Campo Base e cioè una sorta 'cittadella' già completata con centinaia di posti letto, mense, lavanderia, allestita per operai, impiegati e tecnici e per la Passerella Merlata, un percorso che collega il sito espositivo a Cascina Merlata, altra area residenziale quasi ultimata che dovrebbe ospitare staff e delegazioni durante il semestre dell'Esposizione Universale.
GIUDIZIO IMMEDIATO PER TRE RESPONSABILI. Intanto, il gip ha accolto la richiesta di giudizio immediato chiesta dai pm Claudio Gittardi e Antonio D'Alessio, per l'ex responsabile del Padiglione Italia ed ex sub commissario Antonio Acerbo, per Giandomenico Maltauro (cugino del costruttore vicentino Enrico e consulente dell'impresa) e per Andrea Castellotti, ex direttore generale della Tagliabue e poi promosso a 'facilty manager' del Padiglione Italia. I tre, ai domiciliari, sono accusati assieme a Enrico Maltauro, di corruzione e turbativa d'asta, mentre il figlio di Acerbo, Livio, risponde di riciclaggio: secondo la ricostruzione degli inquirenti sarebbero stati versati ad Acerbo, tramite una delle tante società del figlio, 36 mila euro e promessi 150 mila.

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