Giordania 150204191752
MEDIO ORIENTE 5 Febbraio Feb 2015 1900 05 febbraio 2015

Isis, la Giordania valuta un attacco di terra

Rappresaglia per il pilota arso vivo. Continuano i raid della Coalizione, ma tra le vittime ci sono civili.

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Un soldato giordano in azione.

La Giordania «non esclude» la possibilità di inviare truppe speciali di terra per operazioni contro l'Isis dopo l'esecuzione del pilota giordano, secondo una fonte governativa anonima citata dal quotidiano panarabo Asharq al Awsat. La notizia fa seguito a un'altra, anch'essa impossibile per ora da verificare, data il 4 febbraio da account Twitter vicini ai Peshmerga curdi, secondo cui l'aviazione giordana avrebbe bombardato postazioni dell'Isis a Mosul, nel Nord dell'Iraq, uccidendo 55 jihadisti.
Nella regione siriana al confine con la Giordania l'Isis non è presente, e quindi un'eventuale azione di terra appare più probabile nel territorio iracheno a ridosso della frontiera con il Regno hashemita dove lo Stato islamico è presente in forze.
NETANYAHU CHIAMA RE ABDALLAH. Il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu ha parlato per telefono con re Abdallah di Giordania al quale ha rinnovato le condoglianze per l'uccisione del pilota da parte dell'Isis. Al tempo stesso il premier ha chiesto al mondo di unirsi contro «la barbara crudeltà» dello Stato islamico.
CIVILI UCCISI DAI RAID DELLA COALIZIONE. Intanto continuano le violenze sul campo: circa 60 persone, per lo più civili tra cui minori, sono stati uccisi nel nord della Siria, in una zona controllata dallo Stato islamico, in raid aerei compiuti dalla Coalizione internazionale lo scorso 28 dicembre, ma la notizia è stata resa nota solo il 5 febbraio grazie a un dettagliato rapporto di un'accreditata organizzazione umanitaria.
SIRIA, RIMOSSE LE CROCI DALLE CHIESE. Sempre in Siria, secondo i media locali i jihadisti avrebbero imposto la rimozione delle croci e crocifissi dalle chiese di Tel Hamis, una località a maggioranza cristiana nel nord-est del Paese. L'informazione non può essere verificata in maniera indipendente. Si tratterebbe dell'ultimo episodio di una lunga serie di restrizioni e persecuzioni di cui i cristiani sono stati vittime negli ultimi tormentati anni del Medio Oriente, in particolare in questa regione.
CRISTIANI PERSEGUITATI. In Iraq sono circa 120 mila i cristiani che hanno dovuto fuggire dalle loro case sotto l'incalzare dell'avanzata dei jihadisti dell'Isis nell'estate del 2014. In particolare da Mosul, che tutti i sacerdoti hanno dovuto abbandonare e dove si susseguono le notizie di distruzioni di chiese.
Ma il più grave attacco alla comunità cristiana risale al 31 ottobre del 2010, quando l'allora Stato islamico in Iraq (la branca di Al Qaeda nel Paese) diede l'assalto alla cattedrale cattolico-siriaca di Nostra Signora del Soccorso a Baghdad, massacrando 53 persone.

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