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PROCESSO 6 Febbraio Feb 2015 1849 06 febbraio 2015

Concordia, la difesa di Schettino: «Contro di lui due pesi e due misure»

Il legale dell'ex comandante: «Il pm si sottrae alla ricerca delle prove a favore dell'imputato».

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L'ex comandante della Costa Concordia, Francesco Schettino.

L'ex comandante della Costa Concordia Francesco Schettino nel pomeriggio del 6 febbraio ha lasciato l'aula del processo dove è imputato a causa della febbre.
Il suo difensore, Donato Laino, ha dichiarato durante l'arringa del processo in corso a Grosseto per il naufragio: «Qua ci stanno due pesi e due misure: per Schettino si chiedono 26 anni, e per il comandante in seconda, il K2, Roberto Bosio, a cui il ruolo d'appello affidava compiti precisi, c'è stata l'archiviazione».
LE ACCUSE AL COMANDANTE BOSIO. Il difensore ha ripreso la discussione interrotta il 5 febbraio attaccando Bosio «per non aver supportato il comandante in plancia» e per «non aver rispettato il ruolo d'appello: lui avrebbe dovuto andare a verificare la falla, invece ci mandò Iaccarino». Inoltre, ha attaccato ancora Laino: «Bosio riportò informazioni sballate a Schettino», in particolare quando si trattò di riferire quali fossero esattamente i compartimenti allagati. «A capo del flusso di informazioni c'era Bosio», ha detto Laino. «Bosio che ci faceva vicino al comandante? Dormiva o aveva paura di andare là sotto» a controllare, ha detto ancora. «E che ha fatto? Se il comandante avesse avuto in quel momento tutte le informazioni, se Bosio lo avesse supportato in plancia, le cose sarebbero state diverse. Invece il comandante in seconda non ha fatto nulla di sua iniziativa, sembra un pappagallo. Quando apriva la bocca, ha combinato guai». «Schettino» - ha chiosato il difensore - « meriterebbe l'attenuante per aver avuto Bosio come K2».
«VANNO CERCATE PROVE A SUO FAVORE». «Cerchiamo le prove anche a favore dell'imputato, e non facciamo sempre a levargliele. Al dovere giuridico di cercare le prove a favore dell'imputato, il pm si sottrae», ha detto poi l'avvocato, proseguendo la discussione in aula. Laino in particolare ha sottolineato che sull'abbandono della nave «la procura cancella le prove: il comandante non indugiava, esortava a dare l'abbandono». L'avvocato ha invitato ad ascoltare il Vdr, la 'scatola nera' della nave. «E poi» - ha continuato - «dobbiamo cavillare che Schettino doveva dare l'abbandono della nave con la sua voce». Allora «risolviamo il problema della voce del comandante, questa cosa aveva senso nel periodo in cui si navigava con luna, stelle, e sole. Quella era un'epoca in cui si sentiva la voce del comandante nella nave, ma con gli strumenti di oggi?». Il fatto è che «Schettino ha la colpa di essere il comandante Schettino».
«DIMOSTRARE CHE NON SAREBBE MORTO NESSUNO». Il legale ha anche aggiunto: «Il pubblico ministero per chiedere 26 anni di carcere per Schettino deve dimostrare che non sarebbe morta nemmeno una persona se il comandante avesse messo tutti a mare subito come dice la procura. Oppure ne sarebbero morti di più». «Perché» - ha continuato il difensore - «se ne fosse morta anche una di persone, non si è dimostrato niente. Non si può chiedere 26 anni e tre mesi senza una prova di questo tipo. Me lo devi dimostrare con una probabilità prossima alla certezza che, facendo come dice il pubblico ministero, si sarebbero evitati 32 morti. Chi dà questa sicurezza alla procura? Forse il Padreterno?», ha insinuato l'avvocato.

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