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TENSIONE 8 Febbraio Feb 2015 1000 08 febbraio 2015

Ucraina, slitta l'intesa: vertice l'11 febbraio

Berlino: «Esaustiva la conference call tra Putin, Poroshenko, Merkel e Hollande». Sergei Lavrov avverte gli Usa: «Armi a Kiev? Conseguenze imprevedibili». Federica Mogherini: «Non esiste alternativa alla soluzione diplomatica».

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Il presidente ucraino Petro Poroshenko, la cancelliera tedesca Angela Merkel e il vicepresidente americano Joe Biden.

Washington non invierà armi a Kiev per fronteggiare i filorussi.
Ma l'Ucraina resta in bilico tra la pace e l'incubo di una guerra.
L'accordo per la pace, infatti, non c'è ancora.
Tutto rinviato a mercoledì 11 febbraio, giorno in cui Vladimir Putin, Angela Merkel, François Hollande e Petro Poroshenko hanno in programma un nuovo incontro a Minsk.
Nelle ore in cui gli sherpa europei e russi lavorano a un negoziato decisivo per la de-escalation del conflitto, il leader del Cremlino aveva cercato comunque di abbassare la tensione: «La Russia non vuole combattere con nessuno», anzi «vuole collaborare con tutti».
APPUNTAMENTO A MINSK. Occasione per capire le intenzioni del leader del Cremlino, è stata la conference call dell'8 febbraio col presidente ucraino, Petro Poroshenko, Angela Merkel e il numeo uno dell'Eliseo.
Una telefonata definita «esaustiva» dal portavoce tedesco, Steffen Seibert. Tanto che al termine, la cancelliera e i capi di Stato hanno proposto d'incontrarsi mercoledì 11 a Minsk, capitale della Bielorussia: la speranza è che si arrivi «a un rapido e incondizionato cessate il fuoco».
Il tavolo si riunirà «solo se entro quel giorno si riuscirà a concordare su certe posizioni», ha sottolineato Putin.
«Si è lavorato ancora a un pacchetto di misure», ha precisato Seibert, «nell'ambito degli sforzi per una regolazione del conflitto nell'Est dell'Ucraina».
PIANO DI PACE PER IL DONBASS. Il vertice dovrebbe servire a tirare le somme dei negoziati sul nuovo piano di pace per il Donbass, frutto di una controproposta franco-tedesca a una proposta del Cremlino.
L'eventuale intesa dovrebbe inoltre essere suggellata da un documento comune che rilancerebbe gli accordi di Minsk con alcune possibili modifiche, come la definizione della linea del fronte e la distanza di arretramento delle armi pesanti.

Mosca avverte Washington: «Armi a Kiev? Conseguenze imprevedibili»

Il ministro degli Esteri russo Sergei Lavrov.

Ed è sempre più teso il rapporto tra Russia e Stati Uniti.
Secondo il capo della diplomazia russa, Sergei Lavrov «il piano, discusso a Washington, di fornire armi a Kiev potrebbe avere conseguenze imprevedibili e minare gli sforzi per una soluzione politica alla crisi ucraina».
L'escalation del confronto con la pressione delle sanzioni «è priva di prospettiva» e Mosca «non sacrificherà mai i suoi interessi nazionali».
Immediata la replica del segretario di Stato Usa, John Kerry: «Vi assicuro che non ci sono divisioni. Siamo uniti. Siamo uniti nella diplomazia e lavoriamo insieme, tutti d'accordo sul fatto che non possa esserci una soluzione militare».
MCCAIN: «AIUTIAMO L'UCRAINA». Di divesa opinione Johan McCain: «Dobbiamo fornire armi agli ucraini», ha tuonato il senatore repubblicano. «Solo così si può dare a Kiev la possibilità di difendersi. Premesso che non possa esserci una soluzione militare al conflitto in Ucraina, il che è vero, questo non significa che non vi sia una dimensione militare nel conflitto». Per Johan McCain «Putin vuole dominare l'Ucraina e altri Paesi vicini. L'Ucraina non vuol fare altro che difendere il suo Paese».

L'Alto rappresentante dell'Unione europea per gli Affari esteri e la politica di sicurezza Federica Mogherini.

Sulla crisi ucraina è intervenuta dalla conferenza di Sicurezza di Monaco anche Federica Mogherini: «Non esiste alternativa alla soluzione diplomatica», ha affermato l'alto rappresentante per gli Affari internazionale dell'Ue.
«Sono molto preoccupata delle relazioni con la Russia. Non accetteremo compromessi sulle regole internazionali e sui principi».
L'ex ministro degli Esteri italiano ha sottolineato che nei rapporti con la Russia, «l'Unione europa si è sempre relazionata in termini di partnership, prosperità e sicurezza». Il progetto europeo non è «mai stato contro qualcuno».
Sull'Ucraina la risposta europea «è stata fare pressione economica sulla Russia e dare una linea di appoggio a Kiev». L'Ue «ha assistito con 1.800 milioni l'Ucraina. Ma serve molto di più».
MOSCA INVIA 170 CAMION UMANITARI. Mosca ha inviato intanto l'ennesimo convoglio di aiuti umanitari alle popolazioni del Donbass, dilaniato dalla guerra tra Kiev e i separatisti filorussi.
Si tratta di 170 camion con oltre 1.800 tonnellate tra cibo, medicinali, materiali da costruzioni e altri generi di prima necessità. Una settantina di mezzi sono arrivati a Lugansk che con Donetsk è una delle roccaforti dei ribelli.
E proprio a Donetsk a causa dei recenti bombardamenti sono morte otto persone (una decina i feriti).

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