Concordia Schettino 140109122126
PROCESSO 9 Febbraio Feb 2015 2138 09 febbraio 2015

Concordia, i legali di Schettino: «Assolvetelo»

La difesa: «Fu un incidente». Chiede di cancellare i reati di omicidio colposo e abbandono della nave.

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Francesco Schettino, imputato nel processo per l'affondamento della Costa Concordia.

I legali dell'ex comandante Francesco Schettino hanno chiesto di assolverlo dal reato di omicidio e lesioni plurimi colposi, perché - affermano i difensori - non c'è nesso causale tra il suo comportamento e la morte dei 32 passeggeri della Costa Concordia. «Furono fatti slegati, dovuti a circostanze eccezionali». Chiedono anche assolverlo dall'accusa di aver abbandonato la nave, perché non saltò volontariamente sulla scialuppa ma vi fu costretto dalle circostanze, dall'inclinazione progressiva della Concordia che di colpo si abbatté dietro di lui.
IL PM HA CHIESTO 26 ANNI. La difesa il 9 febbraio ha concluso l'arringa - durata tre udienze e quasi 20 ore di discussione - con gli avvocati Domenico Pepe e Donato Laino impegnati a rimontare la richiesta di 26 anni e tre mesi fatta dal pubblico ministero. «Siate obiettivi», ha detto l'avvocato Pepe ai giudici, «il comandante Schettino è persona perbene». I legali hanno chiesto l'assoluzione per i reati di omicidio e lesioni plurimi colposi e per quello di abbandono della nave, mentre per il naufragio colposo hanno chiesto il minimo della pena edittale. «In subordine, se non ci sarà assoluzione» - ha spiegato l'avvocato Laino - «i giudici riqualifichino l'imputazione con continuazione dei reati, dove il naufragio sarà il reato più grave, e con minimo aumento per gli altri reati». La difesa ha chiesto le attenuanti generiche, 'bocciate' dai pm per il comportamento di Schettino - «non ha mai chiesto scusa o ammesso qualche colpa», dissero in requisitoria - anche se è incensurato e non ha mai subito un processo penale prima. Già con l'eventuale okay alle 'generiche' da parte dei giudici, la condanna potrebbe abbassarsi di molto rispetto ai 26 anni chiesti dall'accusa.
«NON C'È STATA COLPA COSCIENTE». Sempre i difensori hanno chiesto di non considerare le aggravanti 'caricate' dai pm sulle condotte di Schettino. «Non c'è stata colpa cosciente», «né dipende da lui la violazione delle norme antinfortunistiche», ha detto l'avvocato Laino, il quale ha invece evidenziato che, diversamente, agli altri co-indagati della Costa Concordia che patteggiarono nel 2013, «venne riconosciuta la continuazione dei reati», mentre «per Schettino non è stata considerata» dai pm «così il calcolo della condanna richiesta sale a 26 anni». I reati di «naufragio e omicidi colposi sono contenuti in un'unica azion»e - sostengono i legali - «da quando Ambrosio sbaglia a trattenere la nave e ritarda l'accostata, fino a quando la Concordia si abbatte e procura la morte dei 32 passeggeri. Questa è un'azione unica».
«SCHETTINO FECE LE SCELTE GIUSTE». Al Giglio si sono verificati «fatti imprevisti, eccezionali, umanamente non prevedibili», è stato un «maledetto incidente in mare come ne possono capitare», ha detto l'avvocato Pepe. E quando il pm lo definì «idiota, lo offese». «Schettino prese decisioni giuste o sbagliate? - ha detto retoricamente Pepe - Prese le decisioni giuste! Se avesse dato subito l'abbandono nave sarebbero morte 4 mila persone».
Schettino presente in aula, pur ammalato - con tanto di certificato della guardia medica di Grosseto - ha seguito dai banchi della difesa. Il 10 febbraio sono attese le repliche di pm e parti civili.

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