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GIUSTIZIA 9 Febbraio Feb 2015 0735 09 febbraio 2015

Mafia, estorsione a Palermo: arrestato consigliere comunale Giuseppe Faraone

L'uomo è accusato di aver chiesto soldi a un imprenditore per conto di un boss.

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Un carabiniere a un posto di blocco.

Un'operazione antimafia contro clan palermitani è stata portata a termine nella notte tra domenica 8 e lunedì 9 febbraio dal nucleo investigativo dei carabinieri, dalla squadra mobile della questura e dal nucleo speciale di polizia valutaria.
Nell'ambito dell'operazione «Apocalisse 2», 27 persone sono state arrestate con le accuse di associazione mafiosa, estorsioni e rapine. In cella, per tentata estorsione aggravata dal metodo mafioso, è finito anche un consigliere del capoluogo siciliano, Giuseppe Faraone, 69 anni, ex esponente del centrodestra ora passato alla lista del governatore Crocetta Il Megafono.
ESTORSIONI PER UN BOSS. Il politico, è l'accusa, avrebbe chiesto soldi a un imprenditore per conto del boss di San Lorenzo Francesco D'Alessandro.
Faraone, ex deputato regionale e poi assessore provinciale, è stato esponente dell'Udc e si è candidato con la lista Amo Palermo al consiglio comunale prima di approdare al Megafono, risultando nel 2012 il primo dei non eletti al parlamento siciliano con 2.085 voti (il sindaco di Palermo, Leoluca Orlando, ha fatto sapere che il Comune si costituirà parte civile nel procedimento).
CONFESSIONE DELLE VITTIME. L'ordine di custodia cautelare nei confronti del politico è stato firmato dal gip Luigi Petrucci, su richiesta del procuratore aggiunto Vittorio Teresi e dei sostituti Francesco Del Bene, Amelia Luise, Annamaria Picozzi, Dario Scaletta e Roberto Tartaglia.
Decisive per le indagini le numerose le vittime che, superando 'il muro dell'omertà', hanno ammesso di essere state costrette a pagare 'il pizzo'.
IMPRESE NEL MIRINO. A finire nel mirino degli estortori c'è anche l'impresa che lavorava per conto della Curia nella costruzione di un grande immobile tra via Maqueda e discesa dei Giovenchi, a Palermo. Un grosso appalto che avrebbe fruttato alle casse dei boss 30 mila euro: 15 mila a Palermo e 15 mila a Bagheria come hanno raccontato i collaboratori di giustizia. Insieme con i due imprenditori della provincia sono ricostruite nell'inchiesta altre 13 estorsioni ad altrettanti imprenditori che hanno collaborato con le forze dell'ordine.

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