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SALUTE 10 Febbraio Feb 2015 1723 10 febbraio 2015

Allarme morbillo negli Usa? La vera epidemia è in Italia

A Disneyland, in California, 40 nuovi contagi. E 1.674 nel nostro Paese nel 2014. I focolai aumentano. Colpa della paura dei vaccini. E così anche malattie debellate possono tornare.

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In Italia la copertura del morbillo con vaccini è attorno al 90%.

Negli Stati Uniti è allarme morbillo.
Dopo aver registrato 644 contagi nel 2014 - di cui più della metà tra le comunità Amish contrarie ai vaccini - il 2015 è iniziato con un'epidemia partita da Disneyland, in California.
Più di 40 i casi già registrati tra bambini e personale del parco.
Il divieto per chi non è vaccinato di accedere alle attrazioni è stata una sconfitta per il governo che aveva dato per debellata la malattia già nel 2001.
IN ITALIA È PEGGIO. Ma se la situazione sembra preoccupante, non è nulla rispetto a quella italiana: secondo i dati - passati molto più in sordina - del Centro nazionale di epidemiologia, sorveglianza e promozione della salute, nel 2014 i casi nel nostro Paese sono stati 1.674, su una popolazione di circa un quinto rispetto a quella americana.
Ma a cosa è dovuto questo fenomeno? I dati dell'Organizzazione mondiale della sanità (Oms) parlano, a livello globale, di una grossa vittoria: i morti per morbillo (che può causare polmoniti ed encefaliti letali) sono crollati dai 560 mila nel 2000 ai 122 mila nel 2012.
Le vittime evitate nello stesso arco di tempo grazie ai vaccini sono calcolate in quasi 14 milioni.
GUARDIA ABBASSATA. Nei Paesi sviluppati, però, la popolazione considera ormai il morbillo una malattia benigna e sta abbassando la guardia.
Secondo le linee guida dell'Oms nel 2015 morbillo e rosolia dovrebbero essere cancellate dall'Europa.
Ma la situazione invece che migliorare sta peggiorando, con picchi soprattutto in Germania, Regno Unito, Italia, Olanda e Romania: almeno otto encefaliti acute e tre morti solo nel 2013.
DANNATA PSICOSI VACCINI. Colpa anche della psicosi vaccini, che una leggenda metropolitana sostiene provochino l'autismo.
«È un fenomeno molto preoccupante», spiega Caterina Rizzo, epidemiologa delle malattie infettive dell'Istituto superiore della sanità.
«Per questo voglio subito metterlo in chiaro: tra vaccini e autismo non c'è alcun collegamento. Gli eventuali effetti collaterali dei vaccini sono sempre lievi e transitori, cosa che non si può dire di molte complicanze delle malattie che prevengono».

L'immunizzazione totale? Una chimera

Un medico pronto a somministrare un vaccino.

In Italia le vaccinazioni obbligatorie sono quattro: poliomielite, tetano, difterite, epatite B.
Le dosi per pertosse, parotite, morbillo, rosolia e Haemophilus influenzae b (che può causare meningite) sono invece rilasciate gratuitamente senza obbligo.
L'obiettivo di garantire una immunizzazione quasi totale rimane però molto lontano.
«Le coperture per il morbillo sono abbastanza basse, ben distanti dalla soglia critica del 95%», continua Rizzo.
«Nel 2013 erano attorno all'88%, con grosse variazioni da regione a regione. Anche per i vaccini obbligatori abbiamo registrato una flessione, lieve ma costante».
I GENITORI HANNO PAURA. Il virus del morbillo, insomma, non è l'unico che potrebbe trarre vantaggio dalle paure dei genitori.
Se il trend dovesse continuare, la minaccia più grave potrebbe essere il continuo aumento della percentuale di popolazione, anche adulta, non più immunizzata a polio o difterite.
«PROBLEMA CULTURALE». «Il problema è culturale: negli Usa i vaccini sono solo tutti facoltativi, ma senza certificato vaccinale non puoi iscrivere tuo figlio a scuola o al campo estivo», spiega Rizzo.
«È una misura che serve soprattutto a tutelare i bambini che non possono vaccinarsi per motivi di salute. In Italia l'obbligo invece è solo teorico perché il bambino viene comunque ammesso a scuola. Così, molti genitori fanno finta di niente».
SACCHE DI CONTAGIO. Le conseguenze sono potenzialmente gravi, perché ogni bambino che non viene vaccinato fa diminuire l'immunità di gregge. I soggetti non immunizzati finiscono per formare delle “sacche di contagio” che permettono alla malattia di continuare a circolare indisturbata. «Non vaccinarsi contando sul fatto che lo faranno tutti gli altri non è una grande idea».
«ADDIFATEVI AGLI ESPERTI». Ma quindi è il caso di vaccinare i propri figli sempre e comunque? «No. Ci sono situazioni in cui i vaccini sono controindicati, in caso per esempio di allergia o di soggetti immunodepressi. Ma la valutazione va affidata agli esperti del servizio sanitario, non certo affidandosi al sentito dire sul web», conclude Rizzo.
«Su internet ho visto decine di siti con dati fuorvianti e tesi del tutto illogiche. C'è addirittura chi insinua che la colpa dell'epidemia di Disneyland sia dei bambini vaccinati. I genitori invece devono imparare a fidarsi di chi conosce veramente la materia: seguendo i consigli del pediatra o, al limite, informandosi su siti istituzionali».

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