Concordia Schettino 150211204149
GIUSTIZIA 11 Febbraio Feb 2015 2003 11 febbraio 2015

Concordia, Schettino condannato a 16 anni

Sentenza a Grosseto: «Fu omicidio colposo». Il pm ne aveva chiesti 26. No all'arresto.

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Francesco Schettino.

Al termine di quasi otto ore di Camera di consiglio, i giudici del tribunale di Grosseto hanno condannato l'ex comandante della Costa Concordia Francesco Schettino a 16 anni di reclusione e a un mese di arresto per il naufragio del 13 gennaio 2012. Quella notte, davanti all'isola del Giglio morirono 32 persone e e altre 157 rimasero ferite.
COLPEVOLE DI TUTTI I REATI. Schettino, che non finirà tuttavia in carcere, è stato anche interdetto per cinque anni come comandante di nave e in modo perpetuo dai pubblici uffici. Il collegio giudicante ha lo ha quindi riconosciuto colpevole di tutti i reati per cui era accusato: abbandono della nave (un anno di condanna compreso l'abbandono d'incapaci), naufragio colposo (cinque anni), omicidio plurimo colposo e lesioni colpose (10 anni). L'ex capitano e Costa crociere sono stati anche condannati in solido a risarcire le parti civili, tra cui la presidenza del Consiglio, alcuni ministeri, la Protezione civile, la Regione Toscana e il Comune di Isola del Giglio.
NON RICONOSCIUTE LE AGGRAVANTI. Il tribunale non ha invece riconosciuto l’aggravante del naufragio colposo e neppure l’aggravante della colpa cosciente per gli omicidi plurimi colposi. Il mese di arresto è per aver dato informazioni non corrette alla capitanerie di porto.
NESSUN PERICOLO DI FUGA. In definitiva, molto meno dei 26 anni e rotti che la procura di Grosseto, anche appoggiandosi ai massimi edittali, aveva chiesto in requisitoria. Però completamente in linea con i reati di cui il comandante Schettino è stato imputato. Unica cosa respinta alla procura, la richiesta di arresto: non c'è pericolo di fuga - hanno motivato in un'ordinanza i giudici - né può esserne giustificazione l'eventuale gravità della pena.

Schettino: «Non ho abbandonato la nave, lo dimostrerò»

Francesco Schettino a Grosseto.

Una volta appreso della sentenza, Schettino si è limitato a commentare con poche parole: «Combatterò sempre per dimostrare che io non ho abbandonato la Costa Concordia. Quanto al resto, aspetto di leggere le motivazioni della sentenza».
«QUEL GIORNO SONO MORTO». I giudici si erano chiusi in Camera di consiglio al mattino, subito dopo l'intervento e le lacrime dell'ex comandante, che aveva rilasciato una dichiarazione spontanea. «Quel 13 gennaio sono morto anch’io», le sue parole. In tre pagine di appunti, visti e rivisti nelle ultime udienze, Schettino aveva cercato di raccogliere l'oceano di emozioni e pensieri che lo hanno accompagnato in questi tre anni. Poi aveva parlato della Costa Concordia e delle 32 vittime, di un «intero sistema da processare» insieme a lui, di sicurezza in mare, dell’arcinota telefonata con il comandante Gregorio De Falco.
«LA MIA NON È PIÙ VITA». «Non si può chiamare vita quella che sto facendo» – aveva detto - «sono stato accusato di mancanza di sensibilità per le vittime: cospargersi il capo di cenere è un modo per esibire i propri sentimenti. Una scelta che non ho fatto. Il dolore non va esibito per strumentalizzarlo».

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