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ATTESA 11 Febbraio Feb 2015 1233 11 febbraio 2015

Concordia, Schettino piange in aula: «Quel giorno sono morto anch'io»

Giorno decisivo per il processo a Grosseto. L'ex comandante rischia 26 anni di carcere.

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L'ex comandante della Costa Concordia, Francesco Schettino.

È il giorno della verità per Francesco Schettino.
È attesa infatti per la serata dell'11 febbraio la sentenza del processo Concordia a Grosseto, che vede come unico imputato l'ex comandante della nave naufragata il 13 gennaio 2012. I giudici si sono ritirati in camera di consiglio dopo le ultime repliche.
Lui, visibilmente scosso, ha rilasciato una dichiarazione spontanea: «Sento di dire e, forse non è stato compreso, che il 13 gennaio 2012 sono in parte morto anche io. Dal 16 gennaio la mia testa è stata offerta con la convinzione errata di salvare interessi economici».
SCHETTINO SI SENTE ACCERCHIATO. Secondo Schettino si è voluto accusare soltanto lui: «La divulgazione di atti processuali prima che fossero analizzati fin dall'inizio, fino a questa fase del processo in cui sono state dette frasi offensive, si avvalora l'immagine di uomo meritevole di una condanna».

«NON VOLEVO ESIBIRE DOLORE». «Sono stato accusato di mancanza di sensibilità per le vittime: cospargersi il capo di cenere è un modo per esibire i propri sentimenti. Una scelta che non ho fatto. Il dolore non va esibito per strumentalizzarlo», si è difeso l'ex comandante, che rischia una condanna a 26 anni di carcere.
Schettino ha iniziato a parlare di «momenti di dolore che ho condiviso coi naufraghi a casa mia» ma dicendo questo si è messo a piangere aggiungendo «non volevo questo», quindi ha interrotto il suo intervento.
Il comandante della Concordia ha parlato di «dolore per quanto avvenuto perché é difficile definire vita quella che sto vivendo».
ATTESA LONTANO DA AULA. Dopo aver parlato l'ex comandante ha lasciato il Teatro Moderno di Grosseto e ha deciso di aspettare la sentenza insieme ai suoi avvocati in una località vicino alla città toscana.

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