Kayla_Mueller
INDISCREZIONE 11 Febbraio Feb 2015 1349 11 febbraio 2015

Isis, media Usa: «Kayla Mueller venne data in sposa a jihadista»

Secondo la Cbs la giovane cooperante uccisa era stata costretta a unirsi a un militante islamico.

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Kayla in un video postato nel 2011.

La comunità dell'intelligence Usa è convinta che Kayla Mueller, l'ostaggio americano dell'Isis morta in circostanze ancora da chiarire in Siria, sia stata data come sposa a un combattente dello Stato islamico.
Ad affermarlo la Cbs.
GIALLO SU CAUSE DELLA MORTE. Ma rimane il giallo sulle cause della sua morte.
Le autorità Usa e giordane continuano a smentire la versione dello Stato islamico, secondo cui Kayla sarebbe rimasta uccisa nel corso di un raid aereo di Amman.
Le foto inviate dai jihadisti alla famiglia della ragazza non aiutano a sciogliere il mistero.
Sono almeno tre: due mostrano la ventiseienne che indossa un velo islamico, un hijab nero che le copre parzialmente il volto.
Un'altra ritrae il cadavere della ragazza adagiato su un sudario, uno di quelli utilizzati nel tradizionale rito dei funerali musulmani.
FOTO AMBIGUE. Sul volto di Kayla si notano alcuni lividi ed ematomi che però, secondo gli esperti, non chiariscono le cause della sua morte.
Difficile stabilire se quelle ferite siano coerenti con l'essere rimasti uccisi sotto le bombe e le macerie di un edificio, come sostiene l'Isis.
LETTERA DALLA FAMIGLIA A OBAMA. Mentre è quasi certo che la famiglia di Kayla, dalla sua casa di Prescott in Arizona, abbia scritto almeno una lettera al presidente Barack Obama, pregandolo di fare di tutto per la liberazione della ragazza, organizzando anche uno scambio di prigionieri.
Ma lo stesso Obama, in un'intervista a Buzzfeed, ha ribadito che la linea degli Stati Uniti resta quella della assoluta fermezza: con i terroristi non si tratta. E l'America non paga riscatti.
«La ragione», ha spiegato il leader della Casa Bianca, «è che se cominciassimo a farlo non solo finanzieremmo il massacro di persone innocenti, ma rafforzeremmo la loro organizzazione e di fatto renderemmo gli americani ancor di più un bersaglio di futuri rapimenti».

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