SANREMEIDE 11 Febbraio Feb 2015 1006 11 febbraio 2015

Sanremo 2015, le pagelle della prima serata

Festival senza acuti. Canzoni banali e show nostalgico. All'insegna del "Dio, patria, famiglia". Si salvano solo Nek e Annalisa. Ma è boom di ascolti. Foto.

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Insegna Giancarlo Leone che, a proposito di alcuni ospiti all'attenzione del Fisco, al Festival non si giudica prima delle sentenze (e neanche dopo, par di capire). Giusto.
Questo è un Festival (guarda le foto della prima serata e leggi le pagelle della seconda serata) di sana evasione, nulla di più e nulla di meno. Disgraziatamente, la messinscena è da tempo ripiegata in un rituale autoreferenziale, puro business esoterico per addetti ai lavori, che il pubblico palesemente lo compatisce (si pensi alla dieta cabarettistica propinata), senza residua ambizione di rappresentarlo.
L'APPUNTAMENTO DEGLI ARCI-ITALIANI. Una scadenza obbligata e improbabile, come il Carnevale, che la gente consuma esattamente allo stesso modo, ricorrenza che si autoadempie e si subisce pavlovianamente. E sentirla introdurre addirittura da Fanfare for the Common Man di Aaron Copland, ha il sapore di una presunzione culturalmente insulsa.
Paradigmatica non più, allusivamente tricolore più che mai: nella cornice, deh, così Leopoldina (segno dei tempi), nella bronzea mediocrità di una conduzione innocua, nel truce avanspettacolo dei momenti comici, nel drammatico approccio “Dio, patria & famiglia” (tanta assai, la famiglia).
LA RIESUMAZIONE DI ALBANO E ROMINA. A proposito. Assistere alla standing ovation dei riesumati Albano e Romina mette sgomento come lo mette la disperazione vestita a festa: si tengono insieme per varie necessità, ma qui c'è in ballo il vuoto senza tempo di «Come va, come va, tutto okay, tutto okay? E l'amore?».
Lui deve cantare da solo per difendere una misura d'artista che in coppia non c'è, come non c'era mai stata: di canaglia qui non c'è la nostalgia ma il pretesto della nostalgia; questa non è retrologia.
Perché la retrologia è discutibile opera, o moda, di riabilitazione, ma qui si respira il dramma di un duo senza storia, oggi divorato, che suscita imbarazzo in quel lanciarsi stilettate, che si esibisce in una distanza infinita e atroce, in un'atmosfera da sagra feroce.
Detto questo, cari amici vicini e lontani occupiamoci dell'insano presente del 65° Festival della Canzone Italiana.

Carlo Conti durante la prima serata del Festival di Sanremo (Ansa).

Le pagelle

Chiara, una voce in affanno – Da promotrice finanziaria a Sanremo passando per il solito talent, il tutto in due calendari: troppo presto, e troppo poco. Di Straordinario ha il vestitino stile Ape Maia, ma il brano è polvere di Arisa, la voce inamidata con problemi negli stacchi e affanni di glissando e legato.
Voto: 5-

Gianluca Grignani, cupo e inconsistente – Divorato da se stesso, tenta un improbabile rilancio ma la cantata del lamento lo rende patetico e certe rime «inferno/inverno» infieriscono su una voce che tradisce il rogo di antiche aspettative. Sogni Infranti è inconsistente nella sua cupezza.
Voto: 4

Alex Britti, tanto mestiere e poca voce – L'intro di Un Attimo Importante ricorda China Girl (Iggy Pop, David Bowie), ma, per fortuna, è solo un attimo. Che sa suonare la chitarra si sa, che non sa cantare, se non lo sapevamo, l'abbiamo scoperto stasera. Il mestiere si sente che c'è, la scintilla si sente che manca.
Voto: 5--

Malika Ayane, ghirigori senza calore – Piuttosto incerta all'inizio, si riprende sul registro alto ma sulle note tenute sbanda; il suo ghirigoro Adesso e qui (nostalgico presente), sconta una raffinatezza onanistica, senza calore né direzione. Più fumo che arrosto.
Voto: 5

Dear Jack, colonna sonora per insulsi - Made in De Filippi, premio della critica Fanta (mica pizza e fichi), le giovani risorse fanno d'istinto rimpiangere Erode. Il Mondo Esplode Tranne Noi suggerisce una colonna sonora per insulsi telefilm di Rai YoYo, ma è la puberal version di Un Senso di Vasco.
Voto: 1--

Lara Fabian, cantante da Eurofestival – Non è veneta, è di Bruxelles. Famosa dappertutto tranne che in Italia, giustamente va al Festival italiano, che interpreta quasi fosse l'Eurofestival. La Voce c'è, anche se sulle note alte a volte arranca; ma il pezzo (si sente la mano di Zanotti) melodicamente è complesso.
Voto: 6

Nek, lo salva il mestiere – Un altro che, dopo stagioni rutilanti, ora lotta per restare. Ma gli va dato atto almeno di un mestiere, di un certo sforzo per crescere. Fatti Avanti Amore insegue la radiofonia, lascia il tempo che trova, ma ci mette grinta ed è proposta con la giusta convinzione.
Voto: 6+

Grazia di Michele e Mauro Coruzzi, esili e confusi – Diretti da Lucio Fabbri, con Io sono una Finestra sposano la troppo facile opzione della confusione esistenziale ossia di genere; ma quella dello chansonnier è arte delicata, preclusa a Platinette, e Grazia soccorre come può nell'esilità musicale e lirica.
Voto: 4

Annalisa, la voce c'è ma non il pezzo – Altro prodotto della fucina di Amici, ma in Una finestra tra le stelle almeno si canta sul serio, la voce sale sicura, ed è una rarità in questa edizione, sul registro alto. Il problema è che Kekko dei Modà, che ha scritto per mezzo festival, cucina sempre il solito piattino sciapo.
Voto: 6+

Nesli, senza arte né parte – Il rapper che ricorda un cereale, fratello dell'altra Fibra, il Fabri, conferma che un artista in famiglia avanza pure. Non azzecca una nota manco a acciaccarlo, Buona Fortuna Amore è decrepito Grignani d'antan. Fatti la barba e va' a casa.
Voto: 2 di incoraggiamento.

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