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CRISI 14 Febbraio Feb 2015 0900 14 febbraio 2015

Libia, Gentiloni: «Italia pronta a combattere»

Il ministro degli Esteri: «Siamo minacciati». I jihadisti hanno conquistato la città di Sirte.

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Un miliziano in Libia.

Di fronte all'avanzata dell'Isis in Libia e alla parziale conquista della città di Sirte, affacciata sul Mediterraneo a 300 miglia marine dall'Italia, il ministro degli Esteri Paolo Gentiloni non ha usato mezzi termini: «Siamo minacciati», ha detto, e se la mediazione dell'Onu in corso dovesse fallire l'Italia è «pronta a combattere, in un quadro di legalità internazionale».
Sia la Farnesina, sia l'ambasciata italiana a Tripoli, hanno rinnovato l'invito agli italiani a non recarsi nel Paese e a quei pochi rimasti a lasciarlo subito.
RISCHIO TERRORISTI IN ARRIVO. La Libia è stata definita da Gentiloni uno «Stato fallito», dal quale continuano a salpare barconi di migranti verso le coste italiane. Con il rischio, segnalato dagli analisti, che tra loro possano confondersi anche dei possibili terroristi. Dalla Cirenaica, dove da mesi hanno instaurato il califfato di Derna, nelle scorse settimane i miliziani dello Stato islamico sono riusciti a spostarsi verso Ovest, prendendo di mira anche Tripoli, dove hanno rivendicato l'attacco kamikaze all'hotel Corinthia del 27 gennaio in cui sono morti almeno cinque stranieri.
LA BATTAGLIA DI SIRTE POTREBBE RIACCENDERSI. I jihadisti sono quindi entrati a Sirte, prendendo il controllo di una televisione governativa e di due radio locali, sulle cui frequenze risuonano ormai la voce e i proclami del califfo Abu Bakr al Baghdadi e del suo portavoce. La battaglia per il controllo della città sembra tuttavia ancora all'inizio. Fonti libiche hanno infatti riferito che i miliziani dello Stato islamico avrebbero «dato tempo fino a domenica alle forze di Fajr Libya per lasciare la città». Segno che i jihadisti non controllano per intero tutti i quartieri.
MISSIONE ONU A GUIDA ITALIANA. Secondo il quotidiano La Stampa, il governo italiano teme che la mediazione in corso da parte delle Nazioni unite, guidata dallo spagnolo Bernardino Leon, possa rivelarsi inefficace. «Sinora è andata avanti senza un forte investimento internazionale», ha sottolineato il presidente della commissione Difesa del Senato, Nicola Latorre. Palazzo Chigi, nel medio periodo, punterebbe a un obiettivo non ancora dichiarato: una missione di peacekeeping sotto l'egida dell'Onu, ma guidata dall’Italia. Con il fine ultimo di organizzare una conferenza di pace a Roma per riportrare l'ordine nel Paese. La Libia, dopo la caduta di Gheddafi, è sprofondata nel caos, è priva di un governo capace di imporsi e appare ormai dilaniata da una lotta senza fine tra milizie rivali. Uno scontro in cui l'Isis è riuscito a insinuarsi.

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