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CONFLITTO 14 Febbraio Feb 2015 1020 14 febbraio 2015

Ucraina, cessate il fuoco: tensione Kiev-separatisti

Colloquio tra Poroshenko, Merkel, Hollande e Obama. Colpo di mortaio nel centro di Donetsk. Putin: «Occidente deforma accordi».

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Un tank nel'Ucraina dell'Est.

Tregua tra le cannonate. Prima dell'entrata in vigore del cessate il fuoco ufficiale (scattato alla mezzanotte di domenica 15 febbraio, le 23 in Italia) secondo gli accordi di Misk, nell'Est dell' Ucraina sono proseguiti gli scontri tra truppe di Kievi e i filorussi per tutta la giornata di sabato 14 febbraio.
I separatisti hanno precisato di voler rispettare la tregua - «Se l'accordo non sarà rispettato, agiremo di conseguenza» hanno promesso - ma non a Debaltsevo perché, hanno sostenuto, gli accordi del vertice in Bielorussia non riguardano lo strategico nodo ferroviario.
RUSSIA PREOCCUPATA. Ma le richieste riguardano anche la «una indipendenza di fatto»: «Se non sarà soddisfatta», hanno minacciato i ribelli, «rivendicheremo tutto il territorio della regione di Donetsk».
A complicare le cose è stata poi la Russia che s'è detta «fortemente preoccupata» dai tentativi di Kiev e dell'Occidente di «deformare» gli accordi di Minsk 2 per la pace.
PUTIN: «RISPETTEREMO IL CESSATE IL FUOCO». Anche se nella serata del 14 febbraio, secondo quanto riferito dall'Eliseo, Vladimir Putin ha confermato in una telefonata a Francois Hollande e ad Angela Merkel il suo impegno al rispetto la tregua.Putin ha quindi concordato una nuova conversazione per il 15 febbraio, allargata a Petro Poroshenko, per «fare un primo punto» sulla tregua.

Un carro armato ucraino in azione (©GettyImages).


COLLOQUI CON OBAMA. Prima delle parole del leader russo il presidente ucraino Petro Poroshenko ha avuto un telefonico prima con la cancelliera tedesca Angela Merkel e il presidente francese François Hollande, e poi con il capo della Casa Bianca Barack Obama (i tre hanno già avuto un lungo confronto al telefono in praprazione della dicussione con l'ucraino).
ESPLOSIONE A DONETSK. Kiev ha voluto far sapere ai leader mondiali che si sono schierati al suo fianco che non ci sono stati segni di rallentamento nell'offensiva dei separatisti. E lo stesso Poroshenko ha ribadito che in caso di fallimento del cessate il fuoco «sarà necessario imporre la legge marziale non solo nelle regioni di Donetsk e Lugansk ma in tutto il Paese».
MEZZI RUSSI AL CONFINE. Inoltre, il presidente ucraino, parlando alle sue guardie di frontiera, ha precisato che i partner occidentali di Kiev hanno informazioni, ottenute attraverso l'intelligence, sulla concentrazione di attrezzature belliche russe al confine con l'Ucraina. Si tratta, secondo il governo dell'Ucraina, di «tank, lancia missili multipli e mezzi blindati» e «pronti all'invasione».

  • La città di Debaltsevo è contesa da Kiev e i filorussi: si tratta di un nodo ferroviario strategico per l'Est dell'Ucraina.


BOMBA A DONETSK. Tra gli scontri che più preoccupano Kiev ci sono quelli a Donetsk.
Nel centro della città dell'Est, non lontano dall'hotel Park Inn vicino a un posto dove il capo dell'autoproclamata repubblica separatista Oleksandr Zakharcenko aveva programmato un incontro con la stampa c'è stata un'esplosione provocata da un colpo di mortaio che ha ucciso almeno tre persone e ne ha ferite cinque. Altro segnale che dimostra come la zona sia ben lontana dalla tregua.
SI COMBATTE NELL'EST. Ma i conflitti più cruenti sono avvenuti a Debaltsevo, città che i ribelli non vogliono mollare.
«Non c'è calma, inoltre i ribelli continuano ad attaccare», ha dichiarato alla tivù ucraina un portavoce militare, Anatoli Stelmakc, denunciando 120 singoli attacchi nelle ultime 24 ore nello snodo ferroviario e il «tentativo di assalto con lanciarazzi multipli e carri armati» contro la città.
UE SCETTICA SULLA TREGUA. Vista l'escalation di tensione, anche in Europa c'è chi ha nutrito dubbi sulla tregua che pare sempre più in bilico.
«C'è stato veramente il cessate il fuoco di Minsk 2?», s'è chiesto il lettone Valdis Dombrovskis, vicepresidente della Commissione europea per l'Euro e il dialogo sociale, su Twitter.

TENSIONE A DEBALTSEVO. Nonostante il diktat dei ribelli su Debaltsevo, i filorussi hanno precisato di non voler sparare sui circa 8 mila soldati ucraini bloccati nella città, sebbene non abbiano intenzione di lasciarli uscire.
A spiegarlo è stato Eduard Basurin, portavoce del ministero della Difesa dei ribelli, citato dall'agenzia dell'autoproclamata repubblica di Donetsk.
CITTÀ SOTTO I MISSILI. Kiev, però, attraverso il capo della polizia regionale Viacesclav Abroskin, ha accusato i separatisti filorussi di «distruggere Debalstevo»: «I tiri di artiglieria contro le case e gli edifici amministrativi continuano. La città è in fiamme», ha scritto su Facebook, denunciando inoltre che il commissariato di polizia è stato colpito da un razzo Grad.
DIALOGO PER LA PACE. Braccio di ferro, a parte, i separatisti hanno invitato Kiev a iniziare un dialogo sulle modifiche alla costituzione ucraina in un prossimo incontro del gruppo di contatto.
Gli accordi di Minsk, infatti, prevedono una riforma costituzionale entro la fine del 2015 per concedere un ampio decentramento ad alcuni distretti delle regioni di Donetsk e Lugansk.

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