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GUERRA 14 Febbraio Feb 2015 2350 14 febbraio 2015

Ucraina, entra in vigore la tregua di Minsk

Scatta lo stop alle armi. Poroshenko: «Ultima chance di pace». Putin conferma gli impegni all'Eliseo. Ma nell'Est 120 scontri in 24 ore. 

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Petro Poroshenko.

L'Ucraina gioca l'ultima carta di armistizio. Alle 2 italiane è entrato in vigore il cessate il fuoco concordato nel vertice di Minsk.
Ma alla fatidica scadenza si è arrivati con 120 attacchi nelle ultime 24 ore a causa dell'offensiva dei separatisti filorussi nell'Est del Paese.
POROSHENKO: «ULTIMA CHANCE DI PACE». Petro Poroshenko ha confermato stasera nel ministero della Difesa di Kiev l'ordine di cessate il fuoco alle forze governative nell'est dell'Ucraina. Il presidente ucraino, mostrato in uniforme in diretta tivù con i suoi vertici militari, ha tuttavia denunciato di nuovo le violazioni attribuite nelle ultime ore ai ribelli filo-russi.
La tregua resta «sotto minaccia», ma il Paese ne ha bisogno, ha detto il presidente Petro Poroshenko in diretta tivù confermando nel ministero della Difesa di Kiev l'ordine di far tacere le armi alle forze governative. Ma il presidente ucraino ha anche avvertito che si tratta «dell'ultima chance per un processo politico e per una soluzione pacifica del conflitto nel Donbass» con i ribelli.
PUTIN CONFERMA L'IMPEGNO A FAR TACERE LE ARMI. Poco prima della fatidica ora L'Eliseo ha fatto sapere che Vladimir Putin ha confermato in una telefonata a François Hollande e ad Angela Merkel il suo impegno al rispetto dello stop alle ostilità. Putin ha quindi concordato una nuova conversazione per il 15 febbraio, allargata a Poroshenko, per «fare un primo punto» sulla tregua.

  • La città di Debaltsevo è contesa da Kiev e i filorussi: si tratta di un nodo ferroviario strategico per l'Est dell'Ucraina.

BOMBA A DONETSK. Ma per tutto il 14 febbraio i conflitti nell'Est sono proseguiti.
Tra gli scontri che più preoccupano Kiev ci sono quelli a Donetsk.
Nel centro della città dell'Est, non lontano dall'hotel Park Inn vicino a un posto dove il capo dell'autoproclamata repubblica separatista Oleksandr Zakharcenko aveva programmato un incontro con la stampa c'è stata un'esplosione provocata da un colpo di mortaio che ha ucciso almeno tre persone e ne ha ferite cinque. Altro segnale che dimostra come la zona sia ben lontana dalla tregua.
SI COMBATTE NELL'EST. Cruenti combattimenti si sono svolti a Debaltsevo, città che i ribelli non vogliono mollare.
«Non c'è calma, inoltre i ribelli continuano ad attaccare», ha dichiarato alla tivù ucraina un portavoce militare, Anatoli Stelmakc, denunciando 120 singoli attacchi nelle ultime 24 ore nello snodo ferroviario e il «tentativo di assalto con lanciarazzi multipli e carri armati» contro la città.
UE SCETTICA SULLA TREGUA. Vista l'escalation di tensione, anche in Europa c'è chi ha nutrito dubbi sulla tregua che pare sempre più in bilico.
«C'è stato veramente il cessate il fuoco di Minsk 2?», s'è chiesto il lettone Valdis Dombrovskis, vicepresidente della Commissione europea per l'Euro e il dialogo sociale, su Twitter.

TENSIONE A DEBALTSEVO. Nonostante il diktat dei ribelli su Debaltsevo, i filorussi hanno precisato di non voler sparare sui circa 8 mila soldati ucraini bloccati nella città, sebbene non abbiano intenzione di lasciarli uscire.
A spiegarlo è stato Eduard Basurin, portavoce del ministero della Difesa dei ribelli, citato dall'agenzia dell'autoproclamata repubblica di Donetsk.
CITTÀ SOTTO I MISSILI. Kiev, però, attraverso il capo della polizia regionale Viacesclav Abroskin, ha accusato i separatisti filorussi di «distruggere Debalstevo»: «I tiri di artiglieria contro le case e gli edifici amministrativi continuano. La città è in fiamme», ha scritto su Facebook, denunciando inoltre che il commissariato di polizia è stato colpito da un razzo Grad.
DIALOGO PER LA PACE. Braccio di ferro, a parte, i separatisti hanno invitato Kiev a iniziare un dialogo sulle modifiche alla costituzione ucraina in un prossimo incontro del gruppo di contatto.
Gli accordi di Minsk, infatti, prevedono una riforma costituzionale entro la fine del 2015 per concedere un ampio decentramento ad alcuni distretti delle regioni di Donetsk e Lugansk.

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