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TERRORISMO 15 Febbraio Feb 2015 2058 15 febbraio 2015

Isis, nuovo video: decapitazioni e minacce all'Italia

Nuovo video «contro la nazione della Croce». Esecuzione di 21 cristiani copti. I connazionali evacuati arrivati in Sicilia. Minacciata nostra motovedetta.

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Decine di decapitazioni in Libia e minacce all'Italia. Nel giorno della chiusura della nostra ambasciata a Tripoli, l'ultima rimasta nel mezzo del conflitto, un nuovo video dello Stato Islamico alza la tensione sul nostro Paese. L'Isis ha diffuso un filmato dal titolo «Un messaggio firmato con il sangue alla Nazione della Croce», che mostra la decapitazione «di decine» di persone. E avverte: «Prima ci avete visto su una collina della Siria, ora siamo a Sud di Roma, in Libia».
Il Paese che fu di Gheddafi è piombato nel caos. Il 15 febbraio 2.100 migranti in fuga dalle sue coste sono stati soccorsi dai mezzi italiani, ma al largo di Tripoli scafisti hanno minacciato una motovedetta della nostra guardia costiera e hanno sequestrato un'imbarcazione. E mentre la politica italiana si interroga sulla possibilità di un intervento militare, le bandiere nere del Califfato iniziano a vedersi anche nella capitale.
«UCCISI 21 COPTI EGIZIANI». La notizia del nuovo video dello Stato islamico è stata diffusa nella serata del 15 febbraio da Rita Katz, direttrice del Site, network di intelligence che traccia l'attività dei terroristi. Gli ostaggi in tuta arancione camminano lungo una spiaggia libica, accompagnati da uomini mascherati e in uniforme nera, ciascuno armato di un coltello. Le vittime vengono fatte inginocchiare, la loro sorte è facilmente immaginabile anche senza andare avanti. Nei giorni scorsi era stata annunciata l'esecuzione dei 21 egiziani copti sequestrati in Libia tra dicembre e gennaio. Il governo egiziano ha dichiarato sette giorni di lutto e il presidente Abdel Fattah al Sisi ha convocato una riunione di urgenza per discutere una risposta.


IL SANGUE DI BIN LADEN E IL VOSTRO. Il video mostra le acque del Mediterraneo che si colorano di rosso sangue: «Avete buttato il corpo di Osama bin Laden in mare, mischieremo il suo sangue con il vostro», dice la voce in un inedito omaggio alla memoria del leader di al Qaeda: ucciso dai Navy Seals nel 2011 in Pakistan e il cui corpo fu gettato in mare dalle forze Usa per evitare una tomba-santuario. Il 'portavoce' del gruppo di tagliagole, in tuta mimetica e passamontagna beige, brandisce anche lui un coltello insanguinato, rivolgendolo verso il mare, e usando la mano sinistra come 'John il jihadista', il boia britannico tristemente noto per aver ucciso gli ostaggi occidentali in Siria. Ma, fa notare Rita Katz, direttore del Site, «sembra avere accento e voce diversi» da quelli dei video precedenti.

La mappa del conflitto in Libia (Ansa centimetri).  

Dalla Libia, intanto, arrivano notizie sempre più allarmanti sull'avanzata degli jihadisti neri. Il nuovo filmato, le foto di una sfilata di guerriglieri dell'Isis in Cirenaica e poi gli avvertimenti di alti funzionari governativi secondo i quali dopo Sirte, lo Stato islamico potrebbe prendere altre città. «Oggi è Sirte. Qual'è la prossima, domani?», si è chiesto Omar Al-Gawairi, capo del Comitato per l'informazione e la cultura dell'esecutivo riconosciuto dalla comunità internazionale. Gawairi ha accusato «Fajr Libya», la coalizione di fazioni islamiche al potere a Tripoli, di aver agevolato l'ascesa dell'Isis.
Altre fonti governative dicono che nella capitale ci sono già le bandiere nere dello Stato islamico: «Si vedono sventolare dalle macchine. Prima erano poche, nascoste, adesso si stanno moltiplicando. La situazione è gravissima». A Sirte il 14 febbraio i miliziani dell'Isis avevano diffuso volantini annunciando di voler puntare su Misurata, la terza città della Libia dopo Tripoli e Bengasi. Lo Stato islamico già controlla la città di Derna, nell'Est, trasformata in 'califfato' in ottobre scorso. Questa settimana è stato segnalato che i suoi miliziani operano liberamente anche attorno a Nawfaliya, una piccola città desertica 145 chilometri a Est di Sirte.
CHIUSA L'AMBASCIATA. Intanto gli italiani stanno lasciando in nave e via Malta il Paese. La nostra ambasciata, l'unica europea ancora aperta dopo la grande fuga dalla capitale libica dell' agosto 2014, è stata alla fine costretta a chiudere «temporaneamente» i battenti. Ora però serve «un impegno politico straordinario e una maggiore assunzione di responsabilità» ha detto il ministro degli Esteri Paolo Gentiloni in una nota, annunciando che giovedì 19 riferirà in Parlamento per avviare un dibattito tra le forze politiche sull'eventuale partecipazione italiana a un intervento internazionale «in ambito Onu». Il ministro della Difesa, Roberta Pinotti, fa sapere che l'Italia è pronta a guidare una coalizione di Paesi europei e nordafricani (con i Paesi arabi che preferirebbero infatti una missione «regionale») e a contribuire con oltre 5 mila uomini.
L'INTERVENTO MILITARE DIVIDE. E l'ipotesi trova già d'accordo il leader di Forza Italia, Silvio Berlusconi, capo del governo all'epoca dell'intervento Nato contro Muammar Gheddafi nel 2011, che oggi ricorda come «scelta sbagliata». Sel invita alla prudenza: «Sì al peacekeeping con l'Onu, ma prima serve la diplomazia». Mentre per il Movimento 5 Stelle le bombe non farebbero che peggiorare la situazione.

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