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CRISI 15 Febbraio Feb 2015 1220 15 febbraio 2015

Libia, al via rimpatrio degli italiani

Partiti 150 italiani. Chiusa l'ambasciata. Gli scafisti sequestrano una nostra motovedetta al largo della capitale. Il Cav dice sì alla guerra. No del M5s.

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Le immagini dei pickup dell'Isis, pubblicate da un sito jihadista, El Minbar. La dimostrazione si sarebbe tenuta in Cirenaica, regione orientale della Libia.

Dopo l'appello dell'ambasciata è scattata un'operazione di rimpatrio di una parte degli italiani residenti in Libia a bordo di una nave.
Le oprazioni di rientro prevedono un primo rientro di 150 italiani su un'imbarcazione diretta ad Augusta, che dovrebbe fare una sosta a Malta per rifornirsi di carburante nel tardo pomeriggio del 15 febbraio.
La nave è salpata sotto la scorta della Marina militare e la sorveglianza aerea di un Predator dell'aeronautica.
Le attività a terra sono state monitorate dai carabinieri (una trentina di unità) in servizio presso l'ambasciata italiana.
FARNESINA: «NON È EVACUAZIONE». Non si tratta di un’evacuazione» spiega la Farnesina «ma è in corso una delle preannunciate operazioni di alleggerimento dei connazionali presenti nel Paese».
CHIUSA AMBASCIATA ITALIANA. L'ambasciata d'Italia a Tripoli ha sospeso il 15 febbraio le sue attività in relazione al peggioramento delle condizioni di sicurezza.
Il personale è stato temporaneamente rimpatriato via mare con la nave salpata da Tripoli. I servizi essenziali saranno comunque assicurati.
Intanto è emerso che è dal primo febbraio scorso che, con un warning particolare pubblicato sul sito www.viaggiaresicuri, la Farnesina ha «ribadito il pressante invito ai connazionali a non recarsi in Libia e a quelli tuttora presenti a lasciare temporaneamente il Paese» a fronte del «progressivo deterioramento della situazione di sicurezza».
AVVISO DOPO L'ATTACCO A TRIPOLI DEL 27 GENNAIO. L'avviso era stato pubblicato dopo l'attacco terrorista del 27 gennaio all'Hotel Corinthia di Tripoli, in cui erano rimaste uccise numerose persone, inclusi sei stranieri.
Il quadro della sicurezza in Libia si è profondamente deteriorato negli ultimi mesi.
In particolare la Cirenaica, dove imperversano i jihadisti, che hanno istituito il 'Califfato di Derna' e che ora puntano progressivamente verso l'Ovest del Paese, dopo aver preso anche Sirte, a 400 km dalla capitale Tripoli.
TOTI: «COINVOLGERE TUTTE LE FORZE POLITICHE». Sulla possibilità di un intervento italiano in Libia, il governo deve «coinvolgere tutte le forze politiche e non solo quelle che sostengono il governo perche' qui si parla di 5 mila soldati italiani che rischiano la vita». Lo ha affermato Giovanni Toti di Fi a 'In mezz'ora'.
USA: «ISIS FENOMENO MOLTO ESTESO». Sul progredire dell'Isis in Nord Africa fonti di intelligence Usa hanno ribadiot che lo Stato islamico è in piena fase di espansione, oltre le sue basi in Siria e Iraq, stabilendo affiliazioni in Afghanistan, Algeria, Egitto e Libia.
Indicazioni che sembrano sottolineare come l'emergere di questa nuova minaccia globale evochi la conseguente prospettiva di una nuova guerra globale al terrorismo.
Niente di definito, delineato o concordato si nota, ma secondo il New York Times questo il clima in cui giovedì 19 febbraio a Washington si svolgerà un vertice internazionale sulla sicurezza globale, a livello di ministri.
MEDIA LIBIA: «SUCCESSI SU ISIS». Intanto i media libici hanno segnalato successi delle forze regolari a Est di Bengasi e attorno a due pozzi petroliferi in combattimenti con jihadisti.
A Bengasi l'esercito è avanzato nell'Ovest della città dopo aver tagliato le linee di rifornimento via mare ed aria degli Ansar al Sharia, alleata dell'Isis.
Nell'interno del Golfo della Sirte, il governo guidato da Omar al Hassi e non riconosciuto internazionalmente ha annunciato che le sue forze armate hanno «ripreso il controllo» dei giacimenti di Bahi e di Mabrouk, attaccati dall'Isis a febbraio.

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