ZONE FRANCHE 15 Febbraio Feb 2015 1000 15 febbraio 2015

Napoli, in viaggio tra i rioni bunker scippati allo Stato

Botole, tunnel e nascondigli lussuosi. Mappa dei quartieri dove regna la camorra. Tra famiglie conniventi  e carabinieri bersagliati. «Qui non è più Italia» (foto).

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A metà gennaio lo Stato italiano - dopo aver aspettato che il rischio crollo fosse ormai imminente - è riuscito a sgomberare a suon di ruspe, blindati e carabinieri gli abitanti di palazzo Fiengo, l’enorme edificio da decenni trasformato in un fortino a protezione del clan di Valentino Gionta a Torre Annunziata (guarda le foto).
Un posto tristemente leggendario, palazzo Fiengo: fra le sue tetre mura, camorristi, affiliati, simpatizzanti e gente normale hanno convissuto a lungo sotto il comando dei capi-bastone nominati dal boss.
La “liberazione” di palazzo Fiengo, avvenuta senza incidenti, costituisce per molti la prova che - se e quando vuole - lo Stato può e sa far prevalere la legalità sul sopruso e sulle prepotenze.
Una buona notizia, insomma.
TERRITORIO SCIPPATO. «Eppure, a Napoli e dintorni», fanno notare in molti, «restano ancora decine le fette di territorio sottratte dalla criminalità organizzata alla gestione ordinaria dei sindaci e delle Municipalità».
Le chiamano “le zone franche”, ma tasse e tributi non c’entrano.
Da Secondigliano a Barra, da San Giovanni a Teduccio a Melito, Marigliano e ai paesi agricoli della periferia fino al ventre molle del centro antico, non si contano le aree “privatizzate” con la forza e illegalmente monitorate tramite reti di telecamere clandestine, sentinelle abusive, apparecchiature fra le più costose e sofisticate sul mercato.
BOSS E LOSCHI AFFARI. Tutto a protezione del boss. E dei loschi affari che lui e la sua gente impunemente trattano.
Napoli città sotto sequestro: non è una frase fatta, ma lo specchio terribile di uno scandalo sociale, morale, urbanistico che resta sotto gli occhi di tutti e al quale tutti - a cominciare dalle istituzioni - si sono assuefatti.
È una sorta di resa, totale eppure mai dichiarata.
COME UN PAESE STRANIERO. «È come se l’Italia», è stato detto, «avesse ceduto senza trattativa pezzi di territorio a un Paese straniero che ha imposto le sue regole e a modo suo le fa rispettare».

Famiglie conniventi o addirittura affiliate

Napoli: il complesso le Vele a Secondigliano.

Il rione Pazzigno a San Giovanni a Teduccio, i palazzoni di Taverna del Ferro, il rione Luzzatti, il rione De Gasperi, le Vele a Secondigliano: si tratta di Napoli, la «terza città d’Italia», a pochi chilometri dal centro.
E poi il Parco Verde a Caivano, il cosiddetto Piano Napoli, il rione Salicelle ad Afragola, il rione dei Poverelli a Torre Annunziata, il rione dei Fiori o le Case dei Puffi a Scampia e troppi tra i vicoli nei rioni di Forcella, della Sanità, dei Quartieri spagnoli: e qui si tratta di Napoli, nel cuore del centro.
CARABINIERI BERSAGLIATI. L’elenco delle zone extra-Stato, quelle dove carabinieri e polizia entrano solo se in numero adeguato e spesso si ritrovano bersagliati a colpi di suppellettili (o peggio) lanciate dalle finestre, resta infinito.
È una metastasi, di cui ormai non si discute neanche più, che coinvolge decine di migliaia di famiglie residenti, in gran parte conniventi o addirittura affiliate alle bande che hanno sottratto alla legalità quelle fette di territorio, ma in parte - anche - estranee agli affari dei clan eppure costrette a subirne angherie, violenze, soprusi di ogni risma.
CASE POPOLARI IN MANO AI CLAN. Perfino il mercato delle assegnazioni di case popolari è stato tolto in gran parte al Comune ed è appannaggio degli uomini indicati dai boss, che concedono e tolgono appartamenti a loro totale piacimento.
La vita quotidiana, nei rioni bunker dominati dalla camorra, è tutta condizionata dalla nefasta presenza del clan e dei suoi capricci.
Che lo si scelga o no, chi abita in quei luoghi «che non sono più Italia» deve per forza relazionarsi per ogni suo gesto alla volontà di chi comanda e impone le regole.
NON SI DEVE INTRALCIARE IL TRAFFICO. Deve ubbidire agli ordini, sempre. Se, per esempio, una sera il clan è impegnato con la droga da spostare da un posto a un altro, deve evitare di uscire di casa per non intralciare il traffico.
Se è già fuori casa, deve evitare di rientrarci. Se c’è una faida in atto, gli inquilini sono “invitati” a traslocare temporaneamente a casa di amici o parenti.
Come dici, non hai parenti? Va’ a dormire in albergo, allora. E non rompere.

Passaggi segreti e cunicoli che conducono fuori dal rione

Napoli: un palazzo del quartiere di Scampia.

Vita da bunker. Cioè, da animali.
Al rione Pazzigno quelli del clan Reale operavano all’interno di un condominio-alveare con 36 appartamenti.
In un appartamento su due livelli (al settimo piano con vista Vesuvio e mare) abitava il boss: cancelli con vetri anti-proiettile, garitte per le sentinelle, pavimenti arabescati, porte dal profilo moresco.
Tutt’intorno, c’erano gli affiliati. Ma anche la gente normale, che ogni tanto era costretta a ospitare armi o latitanti in cambio di niente.
MAPPA ANTI-TELECAMERE. A Ercolano, a Sud di Napoli, i carabinieri hanno scoperto l’esistenza di una mappa segreta che indica i percorsi che i rapinatori o i killer possono seguire per evitare di essere ripresi dalle telecamere della videosorveglianza dopo aver consumato un misfatto.
È una mappa dettagliata, rigorosa, roba da professionisti. Ciò spiega perché gli affiliati ai clan Ascione, Birra e Papale - dominanti in zona - sono stati sempre così bravi a sfuggire alla cattura.
BOTOLE E NASCONDIGLI. A palazzo Fiengo a Torre Annunziata, dopo parecchi giorni dall’inizio dello sgombero, gli operai addetti ai lavori continuano a scoprire ogni giorno nuove botole e nascondigli, passaggi segreti e cunicoli che conducono direttamente fuori dal rione attraverso la rete fognaria.
Finora ne sono venuti fuori a decine. Tunnel e cunicoli, del resto, fanno parte di ogni bunker che si rispetti.
Per costruirli c’è ovviamente bisogno di operai e ditte specializzate, che non necessariamente sono affiliate alla camorra, ma spesso si prestano senza fare troppe domande alle esigenze di ristrutturazione del boss.
CLIMATIZZATORE E PLAYSTATION. Le squadrette (i più abili sono assai richiesti dai clan) sanno realizzare un nascondiglio sotterraneo blindato con aria climatizzata e Playstation nel giro di poche ore.
Comodo e sicuro, con tanto di via di fuga assicurata. Per chi è latitante, è un aiuto prezioso. Così un pentito ha raccontato il nascondiglio del boss Vincenzo Mazzarella: «L’ingresso è come quello di una banca: c’è una doppia porta di cristallo blindata. L’arredamento è essenziale ma molto chic. Chi è dentro, può vedere per tempo chi entra e chi esce».

Le sentinelle segnalano la polizia nei dintorni

Napoli: un palazzo del rione Luzzatti.

A Casapesenna, nel Casertano, il boss casalese Michele Zagaria aveva fatto realizzare in paese una rete sotterranea cablata che, attraverso un reticolo infinito di cavi, gli consentiva di comunicare senza rischi con gli abitanti, complici compresi, come se avesse a disposizione centinaia di citofoni.
Anche nel suo caso, è evidente che è stata necessaria la collaborazione di un nutrito numero di tecnici e operai esperti nel settore, ben remunerati ma rimasti senza nome e senza castigo.
Ogni rione bunker è provvisto di sentinelle, che operano (senza casco) a piedi o a bordo di grosse moto.
CONTROLLANO CHIUNQUE. Le sentinelle hanno il compito di segnalare se si intraveda qualche auto della polizia o dei carabinieri nei dintorni, ma anche di controllare chiunque metta piede nel rione: con discrezione, ma senza tralasciare nulla. Chi siete? Chi cercate? Quanto tempo restate? Se vi serve qualcosa, chiamateci senza complimenti.
Le sentinelle servono anche a vigilare sulle piazze di spaccio: in tal caso, l’età dei guardiani spesso si abbassa fino a sfiorare i 12-13 anni.
Al Parco Verde o a Scampia, il delicato compito è affidato a ragazzini col pullover sulle spalle se fa freddo e la merenda sotto braccio mentre consumano le notti dietro a una feritoia a spiare l’arrivo delle Volanti.
BIMBI STRAPPATI ALLE FAMIGLIE. Nei rioni bunker niente più dei bambini appartiene al boss, che ne decide l’educazione, le sorti, il destino.
Sui bambini la camorra di quartiere ha un effetto devastante, ma se una famiglia si oppone o tenta di resistere rischia di perdere la casa, il lavoro, la vita.
Il clan fa da welfare alternativo: è in grado di garantire sopravvivenza, ma anche di decretare sentenza a colpi di kalashnikov.
SONO FEROCI «CANNIBALI». E dunque non c’è da meravigliarsi se al rione delle Stecche a Taverna del Ferro i ragazzi vengono chiamati «cannibali» per la loro ferocia.
E se ai bambini viene imposta una dieta ferrea. Ci si preoccupa per la loro buona salute? No, esser magri serve per essere lanciati senza fatica (e stracarichi di droga) da un balcone all’altro dei palazzoni di spaccio.
Dura è la vita da sentinella: turni sui ballatoi giorno e notte, niente ragazza né svaghi.
Guai ad assopirsi. O a non curare il perfetto stato delle serrature ai cancelli.
«LA CAMORRA? È RICCHEZZA». Se se ne inceppa una, può finir male. La rivista Oblò ha provato a intervistare 2 mila studenti che abitano nei rioni a rischio di Napoli: il 16% pensa che la camorra garantisca ricchezza e posti di lavoro.
Uno su quattro ha detto che si rivolgerebbe a un camorrista per chiedere un consiglio o un favore.
Il 44% è convinto che la camorra vincerà. Sempre.
L’esempio più estremo, forse, di come si vive nei rioni bunker è quello di Giosuè, 16 anni, nove fratelli, il papà in carcere, che abita al parco Verde a Caivano: «Vengo a scuola», ha scritto in un tema, «ma mi sento ogni giorno sempre più in colpa».

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