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TERRORISMO 16 Febbraio Feb 2015 2154 16 febbraio 2015

Copenaghen, il killer era un lupo solitario

Omar Abdel Hamid el Hussein aveva 22 anni e avrebbe agito da solo. Lui l'unico sospetto.

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Omar Abdel Hamid El-Hussein in una fotografia della polizia danese. El- Hussein è stato ucciso il 15 febbraio, è ritenuto il responsabile della strage di Copenaghen.

Sarebbe un lupo solitario l'uomo che nel weekend di San Valentino ha seminato il terrore con un duplice attacco nel centro di Copenaghen, provocando la morte del regista Finn Noergaard, e del custode della sinagoga Dan Uzan, oltre al ferimento di cinque persone. Omar Abdel Hamid el Hussein, il giovane di 22 anni, nato e cresciuto in Danimarca, da genitori fuggiti dalla Palestina passando per un campo profughi giordano.
Un lupo come quello dell'immagine che aveva scelto anni prima per il suo profilo sulla pagina Facebook.
«Niente» al momento «indica» che el Hussein (la polizia ne ha confermato ufficialmente l'identità), presunto autore dell'attacco al Krudtonden cafè mentre era in corso un dibattito sulla libertà di espressione, e alla sinagoga, dove si celebrava un Bar mitzvah, «facesse parte di una cellula più ampia», ha spiegato il premier Helle Thorning-Shmidt.
ALTRI DUE GIOVANI IN CARCERE. I due giovani, di 19 e 22 anni, per i quali è stata confermata la custodia in carcere per 10 giorni non avrebbero avuto un ruolo nella pianificazione o nell'attuazione degli attentati. Sono sospettati di aver offerto a el Hussein un luogo dove nascondersi e di averlo aiutato a sbarazzarsi della pistola. Ma i due si sono professati estranei alla vicenda, e secondo gli avvocati difensori, gli indizi a loro carico sono «deboli».
D'altra parte la polizia è ancora al lavoro per mettere assieme tutti i tasselli del mosaico degli spostamenti del giovane terrorista con la passione per la kickbox, e il vizio della cannabis. Si cercano testimonianze che possano accertarne la presenza all'Internet caffè PowerPlay Reborn, nell'intervallo tra i due attacchi. Si tenta di ricostruire se fosse con qualcuno, avesse con sé qualche oggetto particolare, e in quale direzione sia andato. Secondo quanto emerge dalla sua pagina Facebook, poco meno di un'ora prima di sferrare il suo attacco al centro culturale, el Hussein aveva postato un video in cui si inneggiava alla jihad armata, con versetti del Corano sulla cacciata degli infedeli.
UNO STUDENTE BRILLANTE. Una personalità controversa quella del giovane, capace di ottenere risultati brillanti negli studi, ma animato dal risentimento verso gli ebrei anche durante le sue discussioni tra i banchi di scuola, hanno rammentato alcuni dei suoi ex compagni. Incappato in «cattive compagnie» era conosciuto dalla polizia per storie di microcriminalità e gang, fino all'accoltellamento di un coetaneo nella metropolitana.
Per quell'episodio era finito in carcere, da dove era uscito il 30 gennaio, ed è qui che, secondo le autorità, potrebbe essersi radicalizzato.
E mentre 30 mila persone si sono riversate nelle piazze per una fiaccolata contro il terrorismo, la strada vicino alla stazione ferroviaria dove il giovane è stato ucciso dalla polizia è diventato luogo di pellegrinaggio, dove deporre fiori e candele, in segno di perdono. Gesti che non hanno mancato di suscitare proteste sui social media, fino a veri e propri momenti di tensione quando sul posto è arrivato un gruppo di persone che ha buttato i fiori da una parte, spiegando che tra i musulmani non è tradizione metterli ai morti.
SPARITO L'ARTISTA LARS VILKS. Al loro posto il gruppo ha messo un cartello con la scritta «Riposa in pace. Possa Allah essere misericordioso con te». Sul posto è arrivata anche la polizia, prima che il gruppo si allontanasse gridando «Allah è grande» in arabo.
Intanto l'artista svedese Lars Vilks, che da anni vive blindato dopo le minacce di morte che gli sono state rivolte per la sua vignetta sul Profeta (presente al centro culturale la sera dell'attacco) ha affermato di essere sotto protezione: «Nessuno sa dove sono e per questo mi sento molto al sicuro».
Mentre la Dannebrog, il vessillo rosso con la croce bianca simbolo della Danimarca, sventola a mezz'asta, spinta dal vento gelido, il Paese ancora sotto choc cerca di recuperare la sua normalità, incitato dalla sua premier, che chiede alla comunità ebraica di restare.

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