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FUGA 16 Febbraio Feb 2015 0700 16 febbraio 2015

Italiani rimpatriati dalla Libia arrivati in Sicilia

Il catamarano ha attraccato ad Augusta. Un connazionale: «È da un pezzo che l'Isis è a Tripoli».

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La nave con gli italiani rimpatriati dalla Libia all'arrivo in Sicilia.

Sono arrivati nella notte tra domenica 15 e lunedì 16 febbraio al porto di Augusta gli italiani evacuati dalla Libia. Non hanno voluto rilasciare commenti, anche perché c'è chi ha ammesso che è stato chiesto loro di non parlare.
Il siracusano Salvatore, però, qualcosa s'è lasciato sfuggire: «La situazione a Tripoli è critica, è da un pezzo che l'Isis è nella città», ha ammesso l'uomo prima di lasciare la banchina dove è stato attraccato il catamarano San Gwann della compagnia maltese Virtu Ferries che è stato scortato da una nave militate italiana. Inoltre l'intera operazione, dalle fasi di imbarco all'arrivo a destinazione, è stata monitorata dall'alto da un Predator dell'Aeronautica militare.
TUTTI DIRETTI A ROMA. Ad accogliere l'imbarcazione circa 30 carabinieri del reggimento Tuscania in servizio presso l'ambasciata italiana e tre autobus delle forze armate per trasferire gli italiani nella base aerea italiana di Sigonella, nel Catanese e da qui per trasferirli nell'aeroporto militare di Ciampino a Roma con un velivolo dell'aeronautica.
NON È UNA FUGA. Tra i circa 100 italiani arrivati dalla Libia, non solo tecnici d'azienda e marittimi, ma anche famiglie che praticamente da sempre vivono a Tripoli, o in altre città, e che non hanno abbandonato il Paese neppure nei momenti più duri della guerra contro Gheddafi.
La Farnesina, però, ha smentito l'evacuazione, parlando di una operazione «preannunciata» di «alleggerimento» della presenza italiana.
ALLARME DEGLI 007. Dopo l'attacco terrorista del 27 gennaio all'Hotel Corinthia di Tripoli, in cui erano rimaste uccise numerose persone, inclusi sei stranieri, il ministero degli Esteri ha, infatti, pubblicato un avviso invitando i connazionali a non recarsi in Libia o a lasciare il Paese. E le precarie condizioni di sicurezza negli ultimi mesi, con l'avanzamento dell'Isis verso l'Ovest e la presa di Sirte, a 400 chilometri dalla capitale, hanno convinto gli 007 italiani a sollecitare il rimpatrio dei connazionali che «non era più rinviabile».

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