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INTERVISTA 16 Febbraio Feb 2015 0855 16 febbraio 2015

Libia, Alfano: «Intervento con missione Onu»

Il ministro dell'Interno mette in guardia dall'avanzata del Califfato. Massima protezione per Gentiloni.

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Il ministro dell'Interno, Angelino Alfano.

L'Italia chiede l'intervento in Libia con una missione dell'Onu.
L'appello è arrivato dal ministro dell'Interno Angelino Alfano, che dalle pagine del quotidiano La Repubblica, ha sottolineato come «l'avanzata del Califfato in Libia accentua tutti i profili di rischio».
Il rappresentante del governo di Matteo Renzi ha spiegato che le minacce contro il nostro Paese «non sono una novità e la nostra allerta era già elevatissima».
INCONTRO NEGLI USA. Quindi il titolare del Viminale ha spiegato che martedì 17 febbraio incontrerà «i rappresentanti dei colossi web per intensificare la cooperazione nell'allerta precoce sul transito in Rete dei messaggi degli estremisti», mentre giovedì 19 sarà a Washington «per un summit organizzato dalla Casa Bianca tra 20 Paesi» nel quale ribadirà che «la lotta al terrorismo interno parte dallo spegnere i fuochi che divampano nell'altra sponda del Mediterraneo».
PERICOLO MIGRANTI. Non si può escludere, ha continuato Alfano, che tra gli immigrati in arrivo sui barconi si nascondano terroristi, ma nemmeno si può creare «un nesso»: «Se le milizie del Califfo avanzano più velocemente delle decisioni della comunità internazionale come possiamo spegnere l'incendio in Libia e arginare i flussi migratori?».
PROTEZIONE A GENTILONI. Riguardo alle minacce al ministro degli Esteri Paoli Gentiloni, il titolare del Viminale ha detto che la protezione del numero uno della Farnesina è stata elevata «al massimo». E sulle parole del leader della Lega Matteo Salvini sui migranti, Alfano ha definito, «incommentabile, come quasi tutto del suo dire».
PAURA PER I LUPI SOLITARI. Il ministro dell'Interno ha parlato pure a Il Mattino, aggiungendo l'attentato di Copenaghen ha dimostrato che il pericolo «può arrivare anche da un lupo solitario».
Poi Alfano è intervenuto sull'ipotesi di voto anticipato in primavera che a suo avviso «è una minaccia o una suggestione ricorrente»: «Qui siamo a un passo dall'approvazione definitiva delle riforme e non sarà il voto del parlamento a farle entrare in vigore ma quello del popolo con un referendum».

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