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ALLARME 18 Febbraio Feb 2015 0800 18 febbraio 2015

Animali domestici, spese tagliate per la crisi

Meno visite dal veterinario. E sempre più abbandoni. La recessione colpisce anche Fido. L'Enpa: «Non comprate i cuccioli, adottateli».

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Secondo il Rapporto 2015 dell'Eurispes, sempre meno italiani possono permettersi di avere un animale domestico.

La pappa, la vaccinazione, i giochi, la toelettatura. Mantenere un cane o un gatto costa e spesso, dopo aver tagliato il superfluo e diminuito le spese indispensabili, molte famiglie sono costrette a fare scelte dolorose.
Secondo il Rapporto 2015 dell'Eurispes, gli italiani che si concedono il lusso di tenere in casa un animale sono in calo vertiginoso: il 33% nel 2014, contro il 55,3% del 2013, con una preferenza per i cani (il 63,1% degli animali domestici) e i gatti (il 41%).
ANIMALI, SPESE TAGLIATE. Il crollo si può spiegare soprattutto con la tendenza a non rimpiazzare cani e gatti che muoiono. Influisce, però, anche l'elevato numero di abbandoni durante il periodo estivo e una fetta sempre maggiore di proprietari che non riesce a sostenere la spesa e riconsegna l'animale alla struttura da cui l'aveva adottato.
Anche chi continua a concedersi la compagnia di un pet si vede costretto a tirare la cinghia: il 49,5% dei proprietari ammette di aver tagliato le risorse rispetto agli anni passati e l'81,9% dichiara di non spendere più di 50 euro al mese per ciascun animale, di cui una trentina in cibo.
MENO VISITE DAL VETERINARIO. Sono state ridotte anche le cure veterinarie non strettamente necessarie: per visite e vaccinazioni il 70,3% spende meno di 100 euro l'anno.
Il calo, in questo caso, è stato rilevato anche dalla Federazione nazionale degli ordini veterinari italiani (Fnovi), che stima una diminuzione del fatturato pari a circa il 20%.
A fare da contraltare ci sono i dati dell'Associazione nazionale imprese per l'alimentazione e la cura degli animali da compagnia (Assalco), secondo cui le vendite di alimenti e prodotti per il benessere dei pet hanno avuto nel 2013 un incremento dell'1,7%. E le catene petshop, ovvero i supermercati dedicati che offrono dai mangimi speciali ai giocattoli in gomma, passando per targhette e cappottini, sono aumentate addirittura del 17%.
SETTORE IN CRESCITA. «In realtà il settore nel suo complesso è in crescita», spiega a Lettera43.it Carla Rocchi, presidente dell'Ente nazionale protezione animali (Enpa). «Il problema è che c'è chi può investire molto nella tutela del benessere del proprio cane o del proprio gatto e chi invece fatica a offrire anche l'indispensabile. La crisi, come in qualsiasi altro ambito, accentua le diseguaglianze».
SEPARAZIONI IN AUMENTO. Sulla pagina Facebook dell'Enpa sono in crescita gli appelli di proprietari che cercano una nuova sistemazione per il cucciolo di casa, tentando, nella maggior parte dei casi, di mantenere almeno un rapporto a distanza.
«Gli abbandoni propriamente detti in realtà sono in calo. Aumenta, però, la gente che è costretta dalle circostanze a separarsi dal proprio animale. Mi ricordo in particolare il caso di un signore, affezionatissimo ai suoi due molossi, che si è ritrovato improvvisamente senza casa e senza lavoro».

Il ministero dell Salute taglia i fondi per canili municipali e sterilizzazioni

Recentemente, il ministero della Salute ha ridotto i fondi per canili municipali e campagne di sterilizzazione.

Non sono solo le famiglie a nuotare in cattive acque: anche le strutture pubbliche se la passano male.
Il 'Fondo per la tutela del benessere e per la lotta all'abbandono degli animali da compagnia', che viene stanziato ogni anno dal ministero della Salute e serve alle regioni per finanziare canili municipali e campagne di sterilizzazione, è crollato dai più di 4 milioni di euro del 2005 ai 310 mila euro del 2012.
SEMPRE PIÙ RANDAGI. La mannaia è calata nel 2011, quando gli stanziamenti sono stati ridotti di colpo a meno di un decimo rispetto all'anno precedente.
I soldi mancanti li mettono - o almeno li dovrebbero mettere - le amministrazioni locali, che però stanno tirando la cinghia a loro volta. Il risultato è un generale aumento dei randagi, che non vengono più sterilizzati e si riproducono senza limiti.
«È una vergogna», sentenzia Rocchi. «Il ministero sta mostrando un totale disinteresse verso la sorte di questi animali».
ALLARME ENPA AL SUD. L'Enpa fotografa un Paese spaccato in due, con un Nord relativamente pet-friendly e un Sud dove gli animali abbandonati - e i proprietari meno fortunati - vengono lasciati al loro destino.
«Nelle regioni settentrionali un padrone disperato può sempre rivolgersi al canile e spiegare la sua situazione con un'alta probabilità di trovare aiuto», argomenta la presidente. Ma nel resto del Paese spesso non si è così fortunati. «Ti rimandano a casa con il cane in braccio dicendo di arrangiarti perché non hanno posto. Il problema è che possono farlo perché non esiste una legge in proposito».
CAMPAGNA D'ADOZIONE. Ma quindi una famiglia che non riesce più a mantenere il proprio animale cosa deve fare?
«Può sempre rivolgersi a noi», risponde Rocchi, «che non dipendiamo dai fondi statali, ma ci finanziamo con le donazioni, che fortunatamente sono stabili. Cerchiamo una soluzione per tutti e offriamo anche visite veterinarie gratuite per chi non se le può permettere».
Quindi la presidente dell'Enpa conclude: «Il mio primo consiglio per chi vuole adottare un cane è, però, di iniziare a risparmiare evitando l'acquisto: comprare un animale non ha senso quando ci sono così tanti cuccioli che aspettano nei canili».

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