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MINACCIA 18 Febbraio Feb 2015 2150 18 febbraio 2015

Libia, la crisi al tavolo dell'Onu: prevale la soluzione politica

Consiglio di sicurezza riunito. L'Italia: «Pronti a un ruolo guida». Opzione militare sempre più lontana.

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Egiziani in fuga dalla Libia.

Gli occhi dei grandi del mondo sono tutti sulla polveriera libica. Il Consiglio di Sicurezza dell'Onu si è riunito nella tarda serata italiana per discutere la richiesta dell'Egitto - che continua ad assediare l'Isis - di affrontare di petto l'espansione dello Stato islamico in Libia, anche con una forza militare sostenuta dalle Nazioni Unite. Proprio mentre da alcuni documenti segreti è emersa l'inquietante 'rivelazione' che l'Isis intende utilizzare il territorio libico per portare «il caos nel Sud dell'Europa». L'intervento militare, tuttavia, pare essere al momento l'ipotesi più lontana. Tanto che l'Italia, per bocca del proprio rappresentante permanente Sebastiano Cardi, ha fatto sapere di essere determinata a contribuire alla stabilizzazione del Paese nordafricano attraverso il dialogo e ad assumere un ruolo guida nella cornice dell'iniziativa Onu.
MONITORAGGIO DEL CESSATE IL FUOCO. «Siamo pronti a contribuire al monitoraggio di un cessate il fuoco e al mantenimento della pace», ha detto Cardi, «pronti a lavorare all'addestramento delle forze armate in una cornice di integrazione delle milizie in un esercito regolare e per la riabilitazione delle infrastrutture». «Siamo anche pronti», ha aggiunto, «a curare le ferite della guerra e a riprendere il vasto programma di cooperazione con la Libia: la popolazione civile deve poter toccare con mano i vantaggi della riconciliazione auspicata dalla comunità internazionale».
VERTICE CON OLTRE 60 PAESI A WASHINGTON. Nelle stesse ore, a Washington si è svolto un vertice internazionale contro l'estremismo islamico, a cui hanno preso parte oltre 60 Paesi. Quella del terrorismo di al Qaeda e dell'Isis, ha spiegato Barack Obama, «è una sfida per il mondo intero, non solo per l'America. Bisogna lavorare insieme ai nostri alleati. Ci vorrà tempo, ma li sconfiggeremo».
OBAMA AI MUSULMANI: «SCHIERATEVI CONTRO L'ISIS». L'inquilino della Casa Bianca si è quindi rivolto in prima persona alla comunità islamica: «La violenza contro innocenti non difende l'Islam», ha sottolineato, «ma danneggia l'Islam e i musulmani». Musulmani ai quali Obama ha rivolto un appello: «Schieratevi nella lotta contro gli estremisti». In un intervento sul Los Angeles Times, Obama aveva già sottolineato come l'Isis e anche al Qaeda «sfruttino la rabbia di coloro che sentono di non avere chance di migliorare la propria vita, per via delle ingiustizie e della corruzione». Secondo il presidente americano, tuttavia, la forza militare da sola non può però risolvere il problema del terrorismo ed è necessario contrastare la propaganda secondo cui «gli Stati Uniti sono in guerra con l'Islam: è una bugia», ha detto.

Il Cairo attacca da terra: uccisi 155 jihadisti

Militanti dell'Isis in Libia.

Il Cairo, però, preme per una risposta muscolare. Dopo i raid aerei del 16 e 17 febbraio, le forze egiziane hanno compiuto anche un'incursione via terra, fino a Derna, e secondo alcune fonti «hanno ucciso 155 combattenti dell'Isis e ne hanno catturati altri 55».
REVOCA DELL'EMBARGO. Il tutto mentre all'Onu il governo egiziano insiste affinché venga quantomeno revocato l'embargo sulle armi per il governo libico riconosciuto dalla comunità internazionale, cioè quello costretto a operare da Tobruk poiché a Tripoli la fa da padrone un governo 'parallelo' formato dalle milizie islamiche.
PRECEDENZA ALLA SOLUZIONE POLITICA. Al momento, dunque la prospettiva più concreta sembra quella che prevede di concedere altro tempo al mediatore dell'Onu Bernardino Leon, considerato che un intervento militare internazionale, o anche la fornitura di altre armi a una sola delle parti in conflitto allontanerebbe la possibilità di una soluzione «politica». Ma «mentre il negoziato muove i primi passi, la situazione in Libia si aggrava», ha ammonito il ministro degli Esteri Paolo Gentiloni. «Il tempo non è infinito, e rischia di scadere presto, pregiudicando i fragili risultati raggiunti» dalla mediazione Onu sostenuta dall'Italia, ha affermato.
ALLARME BARCONI. C'è il rischio che «barconi pieni di terroristi» arrivino sulle coste italiane, ha avvertito l'ambasciatore egiziano a Londra, Nasser Kamel, mentre il premier libico Abdallah al Thani ha a sua volta affermato che membri dell'Isis e di Boko Haram hanno raggiunto o stanno raggiungendo i gruppi terroristici in Libia, che a loro volta si starebbero avvicinando al confine con la Tunisia. Una figura di spicco dell'Isis in Libia, Abu Arhim al Libim, ha affermato infine che l'Isis vuole infiltrarsi sui barconi di immigrati nel Mediterraneo e attaccare le «compagnie marittime e le navi dei Crociati», almeno stando a dei presunti 'piani segreti' contenuti in un documento di cui il think tank anti-terrorismo di Londra è entrato in possesso.

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