Libia 150219064202
TERRORISMO 19 Febbraio Feb 2015 0640 19 febbraio 2015

Libia, personale Eni lascia il Paese per sicurezza

Il trasferimento deciso dall'azienda. Gli impianti petroliferi ed energetici nel mirino degli jihadisti.

  • ...

Un caccia egiziano pronto al decollo per una missione in Libia.

Sul campo la guerra, nei palazzi della politica la diplomazia. È sempre più caotica la situazione in Libia con nuovi scontri tra l'Isis e le varie fazioni del Paese, mentre le Nazioni unite hanno scelto di restare fuori dal conflitto.
L'ONU RESTA NEUTRALE. Dagli Usa, infatti, il Consiglio di sicurezza dell'Onu, riunito nella notte tra mercoledì 18 e giovedì 19 febbraio, s'è detto pronto a «contribuire al monitoraggio di un cessate il fuoco e al mantenimento della pace», ma ha allontanato l'opzione dell'intervento armato, sponsorizzando la soluzione politica.
ENI VIA DALLA LIBIA. Intanto, per motivi di sicurezza, l'Eni ha ritirato tutto il personale in Libia: tuttavia, l'azienda ha fatto sapere di essersi affidata a dipendenti locali e agli addetti alla vigilanza stranieri. Eni, infatti, teme che l'Isis possa prendere di mira anche i suoi impianti petroliferi ed energetici, che sono in cima alla lista degli obiettivi degli jihadisti.
ROMA VUOLE L'INTERVENTO. Vista l'escalation di tensione, l'Italia, che ha allertato i sistemi di difesa aerea, ha continuato il pressing affinché le Nazioni unite prendano parte attiva allo scontro in Libia dove l'Egitto è già sceso in campo sia con raid dell'aviazione sia con interventi di terra a Derna, roccaforte degli jihadisti nell'ex Paese di Mu'ammar Gheddafi, per colpire le basi dell'Isis. La scelta di prendere parte alla guerra ha irritato il Qatar, tanto che è stato richiamato «per consultazioni» l'ambasciatore qatariota in Egitto.
Nel caso si creasse una coalizione anti-Califfato in Libia, la Russia - già partner de Il Cairo - ha poi fatto sapere di essere disponibile a partecipare alle operazioni.

Correlati

Potresti esserti perso