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APPALTI TRUCCATI 20 Febbraio Feb 2015 1950 20 febbraio 2015

Inchiesta Expo, Acerbo chiede il patteggiamento

Il manager delle vie d'acqua punta a chiudere il caso con tre anni di reclusione e 100 mila euro. 

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Antonio Acerbo, commissario delegato Expo, ha dato le dimissioni il 18 settembre 2014.

Un altro patteggiamento nell'inchiesta sugli appalti dell'Expo 2015. Antonio Acerbo, l'ex sub commissario di Expo finito agli arresti domiciliari nell'ottobre 2014, punta a chiudere la vicenda giudiziaria che lo vede accusato di corruzione e turbativa d'asta con un patteggiamento a 3 anni e versando 100mila euro come risarcimento.
Al momento la proposta del suo difensore, l'avvocato Federico Cecconi, ha ricevuto l'ok della Procura che ha inoltrato all'ufficio gip anche altri due accordi di patteggiamento per le altre due persone arrestate quattro mesi fa. Il gup di Milano Ambrogio Moccia è chiamato a decidere se ratificare o meno le istanze. Potrebbe concludersi, dunque, con dei patteggiamenti anche questo secondo filone dell'inchiesta sui lavori per l'Esposizione universale, condotta dalla sezione pg della Gdf e coordinata dai pm Claudio Gittardi e Antonio D'Alessio, dopo che nei mesi scorsi avevano patteggiato i presunti appartenenti alla cosiddetta «cupola degli appalti», arrestati a maggio.
GIÀ SEI PATTEGGIAMENTI. Il 27 novembre 2014, infatti, sempre il gup Moccia ha ratificato sei patteggiamenti, tra cui quelli a 3 anni e 4 mesi per l'ex Dc Gianstefano Frigerio, a 3 anni per l'ex Pci Primo Greganti, a 2 anni e 8 mesi per l'ex senatore Pdl Luigi Grillo e a 2 anni, 6 mesi e 20 giorni per un altro ex manager Expo, Angelo Paris, che ha risarcito Expo 2015 spa con 100mila euro. La stessa cifra di risarcimento a favore della società, parte offesa anche nel nuovo filone, messa sul piatto da Acerbo, anche ex responsabile del Padiglione Italia e imputato in qualità di ex commissario delegato per le opere e responsabile del procedimento 'Vie d'acqua sud', l'appalto finito al centro dell'inchiesta.
Giandomenico Maltauro (cugino dell'imprenditore Enrico Maltauro che ha già patteggiato nella prima tranche), invece, consulente della Maltauro Spa, ha raggiunto un accordo con la procura per patteggiare due anni e sei mesi con un risarcimento da 50 mila euro. Andrea Castellotti, poi,dirigente della Tagliabue SpA, ha chiesto invece di patteggiare con l'ok dei pm due anni con pena sospesa e 30 mila euro di risarcimento.
NEL MIRINO GLI APPALTI SULLE VIE D'ACQUA. Secondo l'accusa, Acerbo avrebbe fatto vincere nel luglio 2013 la gara per l'appalto sulle 'Vie d'acqua sud' del valore di 42,5 milioni di euro ad un'associazione temporanea di imprese, capeggiata dalla Maltauro e in cui figurava anche la Tagliabue. In cambio il figlio di Acerbo, Livio, avrebbe ottenuto nel 2012 un contratto fittizio di consulenza da 36 mila euro dalla Maltauro e la promessa di altri 150 mila euro, dopo una iniziale richiesta di 300 mila euro, attraverso un altro contratto 'schermo'.
Dalle indagini della Guardia di finanza è emerso anche che sette mesi prima della gara, ossia nell'agosto 2012, Acerbo avrebbe passato a Maltauro e Castellotti, anche ex facility manager del Padiglione Italia, una chiavetta usb con dentro «gli atti progettuali definitivi e riservati» sull'appalto, in modo da favorirli nella gara. Livio Acerbo è accusato di riciclaggio e concorso in corruzione in un filone dell'inchiesta ancora aperto, nel quale sono indagati anche un manager della Tagliabue, Giuseppe Asti, e un architetto. Per gli arrestati, invece, la Procura aveva chiesto e ottenuto il processo con rito immediato e il 20 febbraio sono stati firmati gli accordi di patteggiamento tra accusa e difese trasmessi al gup.

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