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L'INTERVENTO 20 Febbraio Feb 2015 2115 20 febbraio 2015

Isis, foreign fighter pentito: «Non è guerra santa»

L'ex combattente: «Gli jihadisti del Califfato non conoscono libertà e combattono per interessi».

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Pick up dell'Isis sfilano in Libia.

Quella dell'Isis non è una guerra santa né in Libia né in Siria. A dirlo è Housam Najjair, irlandese di fede musulmana ed ex foreign fighter, che ha dato la propria lettura sui nuovi scenari del terrorismo islamico durante incontro-dialogo dentro un blindatissimo Teatro Goldoni di Venezia (l'iniziativa è stata promossa nell'ambito della piece intitolata Je suis Charlie. E dopo?).
Secondo la sua versione, infatti, l'escalation del Califfato in Nord Africa è dettata «dagli interessi politici di pochi, non dalla religione» e da un fanatismo figlio «dell'ignoranza della libertà».
NELL'ISIS POCHI MUSULMANI. Najjair ha voluto sottolineare che gli affiliati all'Isis sono solo il 2% dei musulmani e che per questo non rappresentano affatto quello che la sua religione insegna.
«Ne sono spaventato, tant'è», ha spiegato, «che le mie esperienze di guerra, quando ancora l'Isis non c'era, sono state dettate non dalla religione ma dalla volontà di proteggere persone che venivano torturate, stuprate e uccise».
BASTA CON ARMI E GUERRE. Quindi l'ex foreign fighter ha precisato di aver «iniziato una nuova battaglia»: «Non è quella delle armi ma dell'insegnamento dei valori della libertà, che non sono il potere sulle persone ma esattamente il contrario».
Per Najjair, «c'è chi combatte i dittatori» come ha fatto lui e «chi è sfruttato da loro proprio perché non sa cosa sia la libertà nella vita e nell'espressione».
LIBIA, HA RAGIONE RENZI. Sottolineando che quella dell'Isis è in realtà una «guerra di interessi», l'irlandese si è detto convinto detto che l'Italia non debba temere pericoli dalla Libia: «Quel Paese va ha aiutato con scelte umanitarie e politiche e non con l'intervento delle armi e dei militari. Per questo condivido le posizioni del premier italiano Matteo Renzi».

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