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INTERVISTA 20 Febbraio Feb 2015 1641 20 febbraio 2015

Roma-Feyenoord, Sgarbi: «Siamo alla deriva»

Gli hooligan non hanno distinto la Barcaccia da una discarica. Per Sgarbi è questo lo scandalo: «Siamo giunti alla fine di una civilità». I danni? «Simbolici».

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Dai barconi alla Barcaccia. La piazza di Spagna messa a ferro e fuoco da una mandria di hooligan olandesi ha dimostrato al mondo quanto Roma sia vulnerabile.
Figurarsi se arrivassero i jihadisti con le bandiere nere dell'Isis, si è chiesto qualcuno. Timore abilmente raccolto da Beppe Grillo che lo ha rilanciato in un post.
RIMPALLO DI RESPONSABILITÀ. Il sindaco Ignazio Marino, a caldo, ha puntato il dito contro «chi ha la responsabilità di vertice della sicurezza, quindi la prefettura, la questura, il ministero dell'Interno», che dovevano evitare «che queste persone arrivassero nel cuore della città. E soprattutto che ci arrivassero con bottiglie di alcolici che si erano portati da soli».
Il problema, al di là delle strumentalizzazioni, però resta.
L'ITALIA IN UN CUL DE SAC. «Se non riusciamo a reprimere il tifo di un signore che parte da Amsterdam con aria normale e si trasforma in un pazzo fanatico esaltandosi per uno che mette in rete una palla, figuriamoci se possiamo riuscire a bloccare i migranti», o l'Isis, dice a Lettera43.it Vittorio Sgarbi. Insomma siamo in un cul de sac: «Ogni azione di tolleranza ci riempie di rifugiati che dobbiamo proteggere e rende i centri di accoglienza sempre più pieni. Se li respingiamo diventiamo complici di omicidi. Non c'è una soluzione per questo, e dovremmo averne una per i tifosi violenti?».

Vittorio Sgarbi.


DOMANDA. Però in altre occasioni, come la manifestazione della Fiom, la polizia ha usato maniere ben più forti.
RISPOSTA. È un caso diverso. Se gli hooligan hanno manifestato un temperamento pericoloso allora dovevano essere fermati prima. Il fatto è che spesso diventano branco improvvisamente, partono in quattro o cinque e poi si riuniscono. Magari non sono nemmeno riconoscibili.
D. Eppure il Feyenoord è noto per la sua tifoseria violenta.
R. A me pare che il punto sia un altro...
D. Quale?
R. L'inconsapevolezza. Hanno confuso la Barcaccia del Bernini per una discarica o un cassonetto. Il problema vero è l'ignoranza: non sono in grado di riconoscere un valore di riferimento per tutti.
D. L'Olanda ha fatto sapere che non pagherà.
R. Sono danni individuali. Se un italiano commette un reato in Olanda, mica paga lo Stato.
D. Per la soprintendenza i danni alla fontana sono «irreparabili».
R. Irreparabili o meno, prima ancora che la rottura, che in sé non è grave, la cosa che fa effetto è vedere la Barcaccia piena di lattine e bottiglie di birra. Ripeto: il dato più inquietante è l'inconsapevolezza. Mentre il jihadista dell'Isis sa perfettamente quello che fa e il pericolo che rappresenta per quanto difficile deve essere individuato, in questo caso come si fa?
D. Già, come si fa?
R. È impossibile. Si tratta di individui che a casa magari sono impiegati tranquilli, poi atterrano in Italia da Amsterdam e danno di matto. Per di più non sono segnalati per inclinazione al terrorismo. L'unica declinazione negativa che li contraddistingue è una fiamma interna di stupidità.
D. Il portavoce dell'ambasciata olandese Aart Heering, in un fuorionda, ha minimizzato l'accaduto dicendo che «almeno non sono state rotte finestre». Non le pare grave?
R. Credo volesse dire che in fondo non è successo nulla. In realtà dopo qualche ora la fontana è stata ripulita. Resta la rottura, quella sì. Il danno simbolico invece è gravissimo, inaccettabile.
D. I commercianti hanno denunciato almeno 3 milioni di danni...
R. Ecco, questi sono probabilmente più quantificabili. Quanto accaduto in piazza di Spagna mi ricorda tanto la polemica scatenata dal concerto dei Pink Floyd a Venezia, in piazza San Marco.
D. Cioè?
R. Quell'evento segnò la fine di Gianni De Michelis. Massimo Cacciari sperava che accadesse chissà quale crimine e invece ottenne solo sporcizia. Dopo 15 ore San Marco era già come prima. L'allarme fu più forte della cosa in sé.
D. Il calcio uguale al rock?
R. Io andai a vedere il concerto di Lenny Kravitz all'Arena di Verona. Alla fine sotto le gradinate era pieno di lattine di Coca-Cola.
D. Non è che non tuteliamo abbastanza il nostro patrimonio?
R. L'ignoranza è il dato ontologico più malinconico. Non possiamo militarizzare le piazze e i monumenti. Un luogo è bello perché si può vivere. Un conto sono i siti archeologici per i quali si paga un biglietto d'ingresso, un altro le chiese e le fontane. Credo sia eccessivo mettere cartelli di segnaletica: «Attenzione questo è un monumento».
D. Qualcuno ci ha provato.
R. A Milano ricordo un vicesindaco che voleva mettere le sbarre a San Lorenzo. Sarebbe diventata una prigione.
D. Cosa si può fare per evitare questi scempi?
R. L'impressione che ho è che siamo giunti alla fine di una civilità. Come è accaduto con la caduta dell'Impero romano d'Occidente o col Rinascimento.
D. È il declino dell'impero europeo?
R. Di certo in Italia siamo già oltre. Se qualcosa siamo stati, non lo siamo più. Se fossimo vissuti nel 476 d.C, mica ci saremmo accordi che l'Impero si era sgretolato. Avremmo vissuto come sempre. Il fatto è che le civilità cambiano...
D. E dove stiamo andando?
R. Francamente non lo so. Ma ho la sensazione che stiamo andando alla deriva. Non possiamo non notare alcuni segnali inquietanti.
D. Quali?
R. La distruzione dei Buddha di Bamiyan, in Afghanistan, per esempio. Non sono stati abbattuti dai bombardamenti durante una guerra, ma da dinamite messa lì apposta. O il crollo delle Due Torri. Noi ci troviamo dopo quella fine. Siamo come dei fantasmi.

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