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SPIRITO ASPRO 21 Febbraio Feb 2015 0645 21 febbraio 2015

Hooligans del Feyenoord a Roma: c'è una quota-barbari in ogni popolo

Civilissimi in patria. Irriconoscibili fuori. Il doppio volto dei vandali venuti dal Nord.

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Un tifoso del Feyenoord.

Vediamola dal lato positivo: i tifosi del Feyenoord l'hanno solo danneggiata, la fontana della Barcaccia. Se ci avessero anche lanciato dentro una monetina, cosa che, almeno dai primi riscontri, non risulta, avremmo rischiato prima o poi, secondo la tradizione, di ritrovarceli a Roma a far casino.
Una riflessione stupidina, ma sempre più credibile delle spiegazioni e dello scaricabarile che è già scattato fra Campidoglio, questura e prefettura; e viene da pensare che i famosi «sacchi» che hanno segnato tragicamente la storia della Capitale, da Brenno ai Lanzichenecchi, siano state in realtà trasferte di hooligans nordici mal gestite, ieri come oggi, dalle autorità, e poi spacciate ai posteri per razzie di orde barbariche, per carità di patria.
OLANDESI FURBETTI. Non sapremo mai se anche dietro le scorribande degli ultrà visigoti ci fu un malinteso con la polizia romana riguardo a chi e come avrebbe dovuto controllare le teste più calde, come hanno lamentato i rappresentanti del Feyenoord.
Sì, perché i probi olandesi sembrano aver adottato il vecchio proverbio inglese «when in Rome, do as the Romans do», quando sei a Roma, fa' come i romani. Non solo nel senso di avere poco o nessun rispetto per l'arredo urbano e l'ordine pubblico, ma anche di fare i furbi e addossare le responsabilità ad altri, anzi, possibilmente rivoltando la frittata.
SCARICABARILE DEL FEYENOORD. Erich Gudde, dirigente del Feyenoord, ha invocato una multa dell'Uefa contro i tifosi della Roma colpevoli di aver lanciato fumogeni all'interno dell'Olimpico, «che noi abbiamo lasciato immacolato», ha puntualizzato il manager, prima di tornarsene a Rotterdam a bordo della mongolfiera dell'Olandesina della Mira Lanza, quella che, nel vecchio Carosello degli Anni 60, metteva il pulcino Calimero in lavatrice dicendogli «non sei nero, sei solo sporco».
Evidentemente per gli italiani del boom infilare un pulcino indifeso in lavatrice pronunciando frasi razziste era considerato un normale comportamento da olandesi: l'apartheid, del resto, l'avevano brevettata pochi anni prima i loro coloni in Sudafrica, e la schiavitù nelle colonie olandesi era stata abolita solo 100 anni prima, nel 1864, quasi in contemporanea con gli Stati Uniti.
REPUTAZIONE DA RIVEDERE. Una cosa è certa: dal giovedì di fuoco la reputazione dei Paesi Bassi esce ben più malconcia della fontana della Barcaccia.
I sudditi degli Orange sono da sempre uno dei popoli più stimati del mondo e l'Olanda è immancabilmente nel gruppetto di testa nelle classifiche dei Paesi più felici. Tolleranti, pragmatici, fieramente indipendenti, piacevolmente materialisti, amanti della comodità e della scrupolosa pulizia, ricchi sfondati, sembrano concentrare il meglio degli inglesi e dei tedeschi, con una spruzzatina di perfezione scandinava.
PAESE IN TESTA PER TUTTO. Ci stavano così simpatici quando a scuola studiavamo la Guerra degli Ottant'anni che fra il 1568 e il 1648 li vide opporsi tenacemente e vittoriosamente all'esoso e arcicattolico dominio spagnolo (sarà per questo che i loro hooligans le peggio cose le hanno combinate in piazza di Spagna?). E poi le dighe, la pittura, gli zoccoletti, la Ragazza con l'orecchino di perla, la birra, i tulipani, il formaggio, il cioccolato, i diamanti, il calcio totale, Baruch Spinoza, Anna Frank (entrambi ebrei, uno di origine portoghese l'altra tedesca, ma vabbè), le ciclabili, le ragazze in vetrina e i coffee-shop («In Olanda xè legal, farse 'e droghe xè normal», cantavano 20 anni fa i Pitura Freska).
Secondo le statistiche di Oxfam l'Olanda è pure il Paese del mondo dove si mangia meglio, per quantità, qualità e salubrità degli alimenti (questo sì che è uno schiaffo per l'Italia, che arranca all'ottavo posto).

Fuori dai Paesi Bassi gli Orange perdono le loro qualità

Tifosi del Feyenoord in Piazza di Spagna.

Tutto molto bello. Ma, come il mitico Anteo, anche gli olandesi quando si staccano dalla loro terra sembrano perdere molte delle loro qualità, in primis la paciosità, e possono diventare dei discreti bastardi, o meglio: bastardi come molti altri popoli occidentali, solo che da loro non te lo aspetteresti mai.
Il fatto che il loro impero coloniale sia stato meno esteso di altri non significa che gli olandesi siano stati meno crudeli e razzisti di inglesi o spagnoli.
CRUDELTÀ NEL MONDO. Del Sudafrica sappiamo; un po' meno della Nuova Amsterdam, ora New York, il cui governatore Van Kieft ordinava nel 1630 pogrom notturni di indiani; ancora meno di Rawagede, nell'isola di Giava, dove nel 1947 i soldati della regina Guglielmina massacrarono più di 400 uomini per stroncare la lotta per l'indipendenza (di queste atrocità l'Olanda ha chiesto scusa all'Indonesia). E comunque gli energumeni che hanno devastato Campo de' Fiori sono sempre moralmente superiori ai caschi blu che 20 anni fa a Srebrenica lasciarono sterminare dai serbi, senza alzare un dito, migliaia di bosniaci che avrebbero dovuto proteggere.
ADORABILI IN CASA LORO. Voglio dire: gli olandesi sono adorabili soprattutto a chilometro zero, cioè a casa loro, dove hanno tutti i loro comfort - welfare, canne libere, prostitute che rilasciano fattura, formaggio e ciclabili - e vengono tenuti sotto controllo. Proprio per questo fanno tanta rabbia.
Se è l'immigrato arrivato sul barcone ad attaccare briga e a pisciare per strada, puoi pensare che il suo comportamento antisociale derivi dalla violenza e dal degrado dell'ambiente d'origine, e che il disprezzo per ciò che lo circonda è un riflesso di quello che prova per se stesso.
BARBARI IN OGNI POPOLO. Ma questi ragazzi che hanno tutto il meglio della civiltà occidentale, di cosa devono sfogarsi su una fontana del Bernini? Non ci vengano a raccontare che Rotterdam è una città in declino dopo la chiusura dei cantieri navali e che quindi i «furiosi» del Feyenoord sono disperati che esprimono la loro frustrazione come possono. I quartieri degradati di Rotterdam sembrano prestigiose zone residenziali di Bolzano. E allora?
Se c'è una lezione da ricavare dall'ultimo sacco di Roma operato da stranieri è che non esistono popoli barbari, esiste una quota-barbari in ogni popolo, anche nel più civile e ripulito.
TUTTI A SACCHEGGIARE ROMA. La Città Eterna, con la sua grande e indifesa bellezza, con la sua noncurante e immensa grandezza, è sempre una provocazione per i barbari d'ogni etnia, religione e colore, ieri come oggi, che abbiano l'elmo con le corna o il passamontagna nero o il turbante bianco, che credano in Allah, in Odino o solo nella dea birra. E mettiamoci pure i barbari con cognomi schiettamente italiani che nelle intercettazioni parlano romanesco e, mentre deprechiamo i vandalismi dei tifosi olandesi, continuano zitti zitti a saccheggiare la povera Roma e a pisciarle sul cuore.

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