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APPELLO 21 Febbraio Feb 2015 0800 21 febbraio 2015

Papa Francesco ai mafiosi: «Convertitevi»

Dopo la «scomunica» inflitta a giugno 2014, il pontefice attacca ancora: «Non si può dirsi cristiani e violare la dignità delle persone».

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Papa Francesco.

Dopo averli «scomunicati», papa Francesco ha chiesto ai mafiosi una «conversione pubblica», ricordando che «non si può dirsi cristiani e violare la dignità delle persone: quanti appartengono alla comunità cristiana non possono programmare e consumare gesti di violenza contro gli altri e contro l'ambiente».
La scomunica era stata pronunciata dal pontefice il 21 giugno 2014 a conclusione del suo pellegrinaggio in Calabria, a Cassano all'Ionio.
«APRITE IL VOSTRO CUORE». Il 21 febbraio Jorge Mario Bergoglio è tornato sulla delicata questione: «A quanti hanno scelto la via del male e sono affiliati a organizzazioni malavitose rinnovo il pressante invito alla conversione. Aprite il vostro cuore al Signore! Il Signore vi aspetta e la Chiesa vi accoglie se, come pubblica è stata la vostra scelta di servire il male, chiara e pubblica sarà anche la vostra volontà di servire il bene».
Secondo il Santo Padre «i gesti esteriori di religiosità non accompagnati da vera e pubblica conversione non bastano per considerarsi in comunione con Cristo e con la sua Chiesa». Non bastano «per accreditare come credenti quanti, con la cattiveria e l'arroganza tipica dei malavitosi, fanno dell'illegalità il loro stile di vita».
CONTRO LA CULTURA DELLA MORTE. E rivolgendo ai fedeli di Cassano all'Ionio (in Vaticano per la 'visita di restituzione', ndr) ha affermato: «Opponetevi alla cultura della morte» e «siate testimoni del Vangelo della vita! La luce della parola di Dio e il sostegno dello Spirito Santo vi aiutino a guardare con occhi nuovi e disponibili alle tante nuove forme di povertà che gettano nella disperazione tanti giovani e tante famiglie».
Per papa Francesco «il nostro tempo ha un grande bisogno di speranza! Ai giovani non può essere impedito di sperare; a quanti vivono l'esperienza del dolore e della sofferenza occorre offrire segni concreti di speranza».

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