Soccorso Alpino Svizzera 150221173002
TRAGEDIA 21 Febbraio Feb 2015 1730 21 febbraio 2015

Valanghe, scialpinisti italiani travolti in Svizzera

Slavina sul versante elvetico del Gran San Bernardo. Quattro morti e un ferito. Tra le vittime il presidente del Mip di Milano.

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Un elicottero del soccorso alpino svizzero.

Tragedia sul versante svizzero del Gran San Bernardo, dove il 21 febbraio una valanga di grosse dimensioni ha travolto un gruppo di cinque scialpinisti italiani.
Quattro di loro, due donne e due uomini, hanno perso la vita: altri due uomini rimasti feriti. A comunicarlo il portavoce della polizia cantonale di Martigny, dopo un alternarsi di notizie contrastanti sulla gravità dell’incidente. Dei due scialpinisti recuperati vivi, uno è ferito lievemente. La comitiva era composta da scialpinisti provenienti da Valle d'Aosta e Lombardia.
TRA LE VITTIME PRESIDENTE DEL MIP. Tra le vittime anche il presidente del Mip, la School of Management del Politecnico di Milano, Gianluca Spina, classe 1964, ingegnere elettronico, che era in carica dal 2011; sotto la sua guida la School of management del Politecnico di Milano è entrata nella classifica del Financial Times tra le più prestigiose del mondo.
CATTIVE CONDIZIONI METEO. L'incidente si è verificato in località La Combe des Maures, poco sotto l'Ospizio, a 2.300 metri di quota. Secondo le prime ricostruzioni, il gruppo sarebbe stato travolto dalla valanga mentre saliva. Le operazioni di soccorso sono state rese più impervie dalle cattive condizioni meteo, che hnno impedito agli elicotteri di salire in quota.

SOCCORSI RALLENTATI. L'incidente è avvenuto verso le 13.30. La comitiva era impegnata nella salita quando si è staccata la valanga. Il fronte della massa di neve era largo un centinaio di metri ed è sceso a valle per circa 200.
Immediatamente è scattato l'allarme, ma le operazioni sono state rallentate dal maltempo che ha impedito agli elicotteri di salire in quota per molti minuti: i soccorritori sono stati quindi 'scaricati' a una quota più bassa e sono risaliti a piedi fino al luogo della slavina.
SEPOLTI SOTTO LA NEVE. Gli scialpinisti erano sepolti sotto una spessa coltre di neve, alcuni fino a due metri e mezzo. Una trentina di uomini, con l'ausilio di sonde e cani da valanga, ha scavato a lungo per estrarre i feriti, che sono stati trasportati a valle con gli elicotteri di Air Glaciers. I quattro più gravi - sia per i traumi da caduta sia per ipotermia - sono stati ricoverati nei reparti di rianimazione di vari ospedali del Vallese. Tre di loro sono arrivati in fin di vita e i medici elvetici hanno solo potuto constatare il decesso, il quarto è tuttora grave.
PERCORSO CLASSICO. L'itinerario dove è avvenuta la tragedia è considerato una 'classica' dello scialpinismo. Il percorso parte dall'uscita del tunnel del Gran San Bernardo, vicino ai vecchi impianti del Super Saint-Bernard. La salita avviene quasi esclusivamente lungo una strada asfaltata e ricoperta di neve, senza particolari pendenze. «È un itinerario facile - hanno spiegato le guide alpine della zona - «anzi facilissimo. Al colle del Gran San Bernardo si sale tutto l'anno, in qualsiasi condizione. L'unico tratto pericoloso è quello dove si trovavano i cinque: si tratta di circa 300 metri, sul fondo di una stretta valle proprio sotto l'ospizio, che sono esposti alle slavine».
ALTRI CASI IN PASSATO. Già in passato si sono verificati analoghi incidenti proprio in quel punto. Il pericolo valanghe in questi giorni non è particolarmente elevato tra Italia e Svizzera, con grado 2 moderato su una scala di cinque punti. Sul versante svizzero, però, nelle ultime 24 ore ha soffiato un forte vento che ha provocato accumuli di neve. Proprio il cedimento spontaneo di uno di questi potrebbe aver provocato la valanga.

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