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TRIBUNALE 23 Febbraio Feb 2015 1824 23 febbraio 2015

Corte d'Assise: «I No Tav non volevano far male»

I giudici torinesi motivano l'assoluzione dei manifestanti accusati di terrorismo.

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I lavori nel tunnel de La Maddalena, Chiomonte.

I quattro No Tav assolti dalla Corte d'Assise di Torino dall'accusa di terrorismo per l'assalto a colpi di molotov al cantiere della Torino-Lione, nel maggio 2013, non intendevano «attentare alla vita o all'incolumità delle persone presenti nel cantiere». E non c'era nessuna organizzazione paramilitare, nessuna possibilità di condizionare le scelte dello Stato. Lo si legge nelle motivazioni della sentenza depositate il 23 febbraio.
«NON C'È ALLARME». «In Val di Susa non si vive affatto una situazione di allarme da parte della popolazione», si legge ancora nelle motivazioni della sentenza dello scorso 17 dicembre, e «nessuna delle manifestazioni violente fino a ora compiute ha inciso, neppure potenzialmente, sugli organismi statali interessati alla realizzazione dell'opera».
La minaccia portata al cantiere, secondo la Corte presieduta da Pietro Capello, non è stata «di dimensioni tali da rientrare nella previsione normativa» per configurare il reato di terrorismo. In sostanza, scrivono i giudici, «non si ritiene che la programmazione emersa dal tenore delle telefonate oggetto di intercettazione», dal «numero di soggetti concorrenti», dalle «armi proprie o improprie utilizzate fossero di per sé tali da incidere, anche solo potenzialmente, sulla volontà dello Stato di proseguire i lavori programmati».
«NESSUN ATTENTATO». Inoltre, hanno ribadito i giudici, «appare altresì incontrovertibile la mancanza, in capo agli imputati, della volontà di attentare alla vita o all'incolumità delle persone presenti nel cantiere». Volontà che «non deve essere confusa con l'accettazione del rischio che quell'evento si realizzi».
Per i giudici si è trattato, dunque, soltanto di una serie di reati minori (porto di armi da guerra, danneggiamento seguito da incendio e resistenza a pubblico ufficiale) per cui i quattro, Claudio Alberto, Niccolò Blasi, Mattia Zanotti e Chiara Zenobi, sono stati condannati a tre anni e mezzo di reclusione.
RICONOSCIUTE LE ATTENUANTI GENERICHE. Ai quattro imputati, per cui i pm Andrea Padalino e Antonio Rinaudo avevano chiesto nove anni e mezzo di carcere, sono state riconosciute le attenuanti generiche perché incensurati, per la loro condotta corretta durante il processo e «soprattutto» per le loro ammissioni durante il dibattimento.
La sentenza, definita «una vittoria su tutta la linea» dai legali dei quattro imputati, aveva anche stabilito che non fossero dovuti risarcimenti alla Presidenza del Consiglio e ai sindacati di polizia, in quanto non sussiste il reato di terrorismo, ma soltanto alla società Ltf per i danni materiali subiti dal cantiere.

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