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TENDENZE 23 Febbraio Feb 2015 0610 23 febbraio 2015

Della Pergola: L'Europa ha perso l'1% dei suoi ebrei

Antisemitismo, attentati e violenze. Nonostante tutto non c'è una vera diaspora dall'Ue, dice il demografo Della Pergola, che svela i dati. «La stampa esagera».

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Il demografo Sergio Della Pergola.

L'uomo che conta gli ebrei - quanti nascono e quanti muoiono, quali Paesi lasciano e quali invece scelgono - ha un nome italiano che inizia per S perché se avesse vinto Stalin contro Hitler, pensava suo padre, una speranza c'era ancora.
Sergio Della Pergola, professore e statistico, è nato a Trieste da una famiglia ebraica sopravvissuta all'Olocausto, e oggi è il più esperto demografo del popolo ebraico a livello mondiale.
Le cifre elaborate nel suo ufficio della Hebrew University di Gerusalemme compaiono in tutte le ricerche diffuse in giro per il mondo.
EBREI D'OCCIDENTE IN DECLINO. L'ultimo studio sul declino degli ebrei in Occidente, pubblicato il 9 febbraio dal centro di ricerca americano Pew Research, vi attinge a piene mani.
Ma il professore ha in mano numeri ancora più aggiornati, ricalcolati anno per anno sui dati dell'ufficio di statistica dello Stato di Israele.
E a poche ore dalle candele e dalle lacrime e dalle raffiche di mitra di Copenaghen, le snocciola al telefono e smentisce l'allarmismo usato dal premier israeliano Netanyahu per richiamare cittadini a Tel Aviv.
«C'È UN DISAGIO DIFFUSO». «Nel 2014», spiega a Lettera43.it, «la Francia ha registrato il più alto numero di migrazioni di ebrei in Israele, il Belgio e l'Italia hanno segnato il record dal 1970, ma si tratta in media dell'1% del totale degli ebrei europei».
Insomma, sintetizza riepilogando i numeri, «c'è un disagio diffuso, ma non un esodo come titolano i giornali».

In Europa 100 mila residenti in meno all'anno

La sinagoga di Milano.

Oggi in Europa vivono circa 1 milione e 100 mila ebrei.
Nel 1945, dopo l'Olocausto, erano 3,8. E ancora nel 2010 erano 1 milione e 400 mila.
La diminuzione degli ebrei europei corre negli Anni 10 del 2000 al ritmo di 100 mila residenti in meno all'anno.
Ma il fenomeno è stato «drammatizzato», dice Della Pergola.
I numeri, spiega il professore, nascondono fattori come l'invecchiamento della popolazione e la bassa natalità: tutti fenomeni che conosciamo bene.
E poi anche l'assimilazione: cioè la tendenza di una minoranza a farsi assimilare culturalmente dalla maggioranza per esempio attraverso i matrimoni misti.
PESANO LA CRISI E L'ANTISEMITISMO. L'incremento dell'immigrazione ebraica dall'Europa verso altri Paesi è una piccola parte, anche se significativa. Perché è il frutto della crisi economica, ma anche dell'aumento dell'antisemitismo e della violenza.
E gli effetti si leggono nel registro dei nuovi cittadini arrivati in Israele. Secondo il professore in media l'1% degli ebrei europei è entrato a Tel Aviv nell'ultimo anno.
NEL 2014 6.500 INGRESSI DALLA FRANCIA. Nel 2014, racconta il demografo, si contano 5 mila nuovi ingressi dall'Ucraina della guerra civile - i 70 mila ebrei ucraini vivono sono soprattutto nell'Est russofono dove si spara e si muore - ma persino di più, 6.500, dalla Repubblica francese, la nazione europea con la comunità più numerosa pari a 485 mila residenti.
Dall'Italia sono partiti in 322, dal Belgio in 224, cifre che sembrano un nonnulla, ma che rappresentano l'1% della popolazione ebraica totale nei due Paesi.
DIFFUSA SENSAZIONE DI INSICUREZZA. Nel caso italiano, dice Della Pergola, è difficile distinguere quali sono le motivazioni: ci sono tanti piccoli commercianti o lavoratori precari che scelgono di tornare in Israele per sfuggire alla crisi economica.
Francia e Belgio sono più chiaramente Paesi 'sotto pressione': «Gli ebrei lasciano l'Europa per gli Usa e Israele perché si sentono insicuri», commenta il professore.

«Metà degli israeliani vanno in piazza contro Netanyahu»

Il premier israeliano, Benjamin Netanyahu.

Della Pergola racconta il sentimento delle comunità ebraiche: «In questi anni ho visto anche la stampa del Vecchio Continente raccontare in maniera poca equa il rapporto tra Israele e Palestina. E questo influisce. La critica al governo israeliano non dovrebbe coincidere con l'antisemitismo, ma si stanno sovrapponendo, anche se metà degli israeliani vanno in piazza contro Netanyahu».
E poi, ovviamente ci sono i fatti tragici di Parigi e Copenaghen: «I killer erano cittadini europei, questo è un problema europeo».
«OSTILITÀ PERCEPITA». «La Francia», aggiunge, «dopo il massacro ha schierato 5 mila poliziotti a protezione delle sue sinagoghe, ma comprende che non è rassicurante: c'è un'ostilità percepita che rende gli ebrei europei impazienti».
I demografi non sono profeti, però Della Pergola qualche previsione è in grado di farla: «Difficile che qualcosa cambi nel giro di sei o 12 mesi, gli stessi fattori continuano a operare».
NON È UNA QUESTIONE EBRAICA. Che fare, dunque? «L'Unione europea deve ripensare la sua sicurezza, ma anche la sua politica estera, deve reagire con più determinazione contro l'Isis, ma non ha senso creare un'atmosfera di isteria. E non ha senso parlare solo della questione ebraica. In quelle stragi sono morti anche giornalisti e poliziotti. E allora se l'Europa non è un posto per gli ebrei, allora non lo è nemmeno per le forze dell'ordine e i cronisti».

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