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GIUSTIZIA 23 Febbraio Feb 2015 1850 23 febbraio 2015

Eternit, chiesto nuovo giudizio per Schmidheiny

L'accusa della procura di Torino è di omicidio volontario di 258 persone.

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Alcuni cartelli con la foto del miliardario svizzero Stephan Schmidheiny, giudicato in primo e in secondo grado a Torino.

La procura di Torino ha chiesto il rinvio a giudizio per l'imprenditore svizzero della Eternit, Stephan Schmidheiny.
L'accusa è di omicidio volontario aggravato per la morte da amianto, tra il 1989 e il 2014, di 258 persone.
Lo ha reso noto il pm Guariniello commentando le motivazioni della sentenza di prescrizione della Cassazione.
«SAPEVA DI PERICOLOSITÀ AMIANTO». Secondo l'accusa, Schmidheiny «nonostante sapesse della pericolosità dell'amianto» avrebbe «somministrato comunque fibre della sostanza».
Le aggravanti ipotizzate dai pm, che hanno condotto l'inchiesta, sono quelle dei motivi abietti, la volontà di profitto, e del mezzo insidioso, l'amianto.
Solo 66 delle vittime sono ex lavoratori degli stabilimenti Eternit di Casale Monferrato (Alessandria) e Cavagnolo (Torino), mentre tutti gli altri sono residenti di quelle zone.
CASSAZIONE: «PRESCRIZIONE PRIMA DEL RINVIO A GIUDIZIO». Intanto la Cassazione nelle sue motivazioni ha messo in luce come il processo torinese Eternit per le morti da amianto fosse prescritto prima ancora del rinvio a giudizio dell'imprenditore svizzero Schmideiny.
Le motivazioni depositate sono relative al verdetto di prescrizione che il 19 novembre ha annullato i risarcimenti alle vittime.
Ad avviso della Cassazione «a far data dall'agosto dell'anno 1993» era ormai acclarato l'effetto nocivo delle polveri di amianto la cui lavorazione, in quell'anno, era stata «definitivamente inibita, con comando agli enti pubblici di provvedere alla bonifica dei siti».

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