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DIPLOMAZIA 23 Febbraio Feb 2015 0725 23 febbraio 2015

Siria, Staffan de Mistura: «Non commettere gli errori della Libia»

Monito dell'inviato delle Nazioni unite: «L'Isis approfitta della debolezza di una nazione».

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L'inviato speciale dell'Onu in Siria, Staffan de Mistura.

Staffan de Mistura mette in guardia a non ripetere a Damasco gli errori commessi in Libia.
Secondo l'inviato speciale dell'Onu in Siria è necessario non azzerare le istituzioni, perché una mossa simile significherebbe lasciare il Paese in balia dell'Isis. Per de Mistura, inoltre, ciò che è accaduto in Siria deve «servire da lezione per la Libia».
ISIS È EBOLA POLITICA. «Lo Stato islamico è come un'ebola politica», ha spiegato il diplomatico italo-svedese, «che approfitta della debolezza di un corpo, della fragilità di una Nazione. Ho appreso con i miei occhi, sia in Iraq sia in Afghanistan, come una delle cose da evitare quando c'è un intervento internazionale sotto l'egida dell'Onu è quella di azzerare le istituzioni locali».
NO A UN'ALTRA LIBIA. Secondo de Mistura, quindi, va evitato uno scenario come quello a cui abbiamo assistito in Libia dalla caduta di Muammar Gheddafi. E al contempo nel Paese nordafricano non si deve effettuare lo stesso sbaglio commesso in Siria: «Se si fosse affrontato il problema della crisi nello Stato mediorientale due o tre anni fa in maniera più proattiva non saremmo arrivati dove siamo adesso. Questa è una lezione per la Libia».
SERVE SOLUZIONE POLITICA. Per il diplomatico tutti ora sono consapevoli che il conflitto in Siria non può essere vinto da nessuno, e che bisogna quindi trovare una soluzione politica.
«Prima queste erano parole», ha sottolineato, «ma l'entrata molto aggressiva nel Paese dell'Isis, e in seguito l'intervento della coalizione guidata dagli Usa, hanno cambiato radicalmente lo scenario. Quello che io speravo ma non ho ancora visto è che avvenisse con una certa accelerazione». Tuttavia per de Mistura c'è ancora lo spazio di manovra per qualche formula politica, e da qui l'idea di un test su Aleppo.
TEST SU ALEPPO. Quindi l'inviato dell'Onu ha annunciato che il governo siriano si è detto disponibile a sospendere per sei settimane i bombardamenti sulla città. Un test che a suo parere non è fine a se stesso, ma costituisce un 'rompighiaccio', un vero e proprio esame per la pace.
«Aleppo è iconica», ha spiegato de Mistura, «è assediata da tempo e rischia di cadere in qualunque momento. E se questo avvenisse ci sarebbero altri 400 mila o 500 mila rifugiati». Inoltre, ha continuato il diplomatico, «è l'ultima grande città contesa. Per questo ha un forte significato per entrambe le parti, e non bisogna dimenticare che la gente ha bisogno di un momento di speranza, di vedere che c'è un dibattito politico».
MISSIONE A DAMASCO. Il problema vero, come accade per tutti gli annunci, è verificare se diventeranno realtà: «Per questo andrò tra pochi giorni a Damasco», ha spiegato l'inviato dell'Onu: «Se la promessa venisse rispettata, tramite la comunità internazionale e l'Ue, con Federica Mogherini che si è molto attivata, potremmo portare avanti un accelerato intervento umanitario, dimostrando che quando c'è un momento di calma in una guerra, la popolazione riceve immediatamente grande vantaggio».
ONU TRATTI CON TUTTI. De Mistura non si è fatto illusioni, sa che questo conflitto è ritenuto una 'missione impossibile', dove già hanno fallito i suoi predecessori, Kofi Annan e Lakhdar Brahimi.
«Questo perché ci sono più interventi interni ed esterni, se dovessi calcolare quante entità o governi sono coinvolti, forse parliamo di 18», ha rivelato. «L'Onu tratta e deve trattare con tutti, gli unici con cui non abbiamo un dialogo diretto sono i terroristi», ha sottolineato.
Tuttavia, il diplomatico si è augurato che se si avvicinerà il momento di un negoziato politico, le varie frange dell'opposizione possano cominciare ad avere una posizione più vicina, così da evitare una frammentazione che rende la situazione ancora difficile e contraddittoria.

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