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PERSUASIONE 24 Febbraio Feb 2015 1234 24 febbraio 2015

Gran Bretagna, i genitori temono la seduzione jihadista

Il Califfato adesca le ragazzine inglesi, come i pedofili. Cameron: «Prevenzione a scuola».

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Due miliziani dell'Isis.

Le chiamiamo spose jihadiste, adolescenti nate e cresciute in Paesi occidentali che decidono di lasciare la vita precedente per andare a vivere nelle braccia dello Stato Islamico.
Sono otto quelle che hanno abbandonato l’Inghilterra negli ultimi sette mesi; le più recenti sono state Shamima Begum, Kadiza Sultana e Amira Abase, rispettivamente 15, 16 e 15 anni: sono volate con la promessa di un matrimonio nel nome della legge islamica dall’aeroporto di Londra Gatwick alla volta di Istanbul, in Turchia, per poi scomparire chissà dove, inghiottite nel vuoto del confine siriano, una terra di mezzo sulla soglia di una guerra civile e di una guerra mondiale.
I GENITORI HANNO PAURA. La fuga di queste giovanissime adolescenti ha diffuso un nuovo tipo di terrore nei Paesi occidentali: quello dei genitori che temono influenze negative sui figli.
Come si fa, si chiedono i genitori, a persuadere una ragazza a lasciarsi diritti e democrazia alle spalle, per sposarsi con un terrorista in nome della Guerra santa?
JIHADISTI COME I PEDOFILI. «Si fa», ha dichiarato Sara Khan, a capo dell’associazione per i diritti umani Inspire, sulle pagine del quotidiano inglese The Guardian. «Così come fanno i pedofili a persuadere le proprie vittime».
Gli jihadisti sarebbero come i maniaci sessuali, quindi. «Dovremmo smetterla di definire queste ragazze come ‘spose jihadiste’», ha continuato Khan. «Qui si parla piuttosto di adescamento di minori, e di un problema della sicurezza infantile».
CENTINATA DI RAGAZZE A RISCHIO. Le giovani in pericolo secondo Inspire sarebbero a centinaia. E l’esposizione alla predicazione in favore dell’Isis non arriverebbe tanto dal passaparola nelle scuole, tanto temuto dalla politica e dalle famiglie inglesi, quanto dal più anonimo mondo di internet.

Le più deboli cedono alle promesse dello Stato islamico

Una donna con il burqa.

Secondo il Daily Mail, alcuni siti radicali come Jihad Matchmaker avrebbero giocato la loro parte offrendo promesse di matrimonio con jihadisti a centinaia di donne musulmane in tutto il mondo.
Alcune, le più deboli a detta del quotidiano inglese, hanno acconsentito e sono partite alla volta della Siria.
Sebbene il sito abbia negato qualsiasi legame con il gruppo terroristico Isis, scopo della pagina web sarebbe di incoraggiare le donne musulmane a mettersi in contatto con un agente che possa rappresentarne gli interessi di fronte a un futuro sposo jihadista, e sempre in nome della legge islamica.
C'È PURE ROMANTICISMO. «Trovano online tutte le informazioni di cui hanno bisogno», ha spiegato Khan. «Il viaggio si traveste di romanticismo, e del senso ultimo di far parte di una grande famiglia».
Eppure, ha aggiunto, «non è così», e il pericolo per la propria incolumità verso cui queste adolescenti vanno incontro unendosi all’Isis è reale.
La questione è particolarmente delicata e la soluzione, forse, non c’è. Stupisce il consiglio di Sarah Khan che ha invitato i genitori a mettere sotto chiave il passaporto dei propri figli: la repressione non è mai stata un buon metodo educativo.
LA PREVENZIONE A SCUOLA. L’associazione Inspire ha anche lanciato una campagna di sostegno alle famiglie impaurite, Making a Stand, e ha invitato le scuole ad affrontare il terrorismo dell’Isis a lezione, per non creare un tabù e perché è sempre bene aiutare adolescenti confusi a parlare di dubbi e desideri nascosti.
«È importante tracciare una linea tra normali ragazzine che dovrebbero essere a casa con le proprie famiglie, e a scuola, e il sacrificare tutto questo per unirsi a un folle gruppo terroristico», ha concluso Khan.
Anche il primo ministro inglese David Cameron ha richiamato gli istituti scolastici, chiedendo più trasparenza nella discussione delle conseguenze del pensiero fondamentalista.
SERVE L'AIUTO DEI SOCIAL. Cameron ha invitato gli aeroporti a intensificare i controlli e si è appellato alla responsabilità sociale delle compagnie web: «I social network non solo devono bloccare il contenuto estremista, ma anche collaborare con le autorità per fermare ogni contatto tra i fondamentalisti e i giovani vulnerabili alla radicalizzazione».

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