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TRASPORTI 26 Febbraio Feb 2015 0700 26 febbraio 2015

Trenord, più soldi ai macchinisti dei treni in ritardo

Se il convoglio arriva oltre 20 minuti dopo l'orario stabilito scatta lo straordinario. Ma l'azienda promette di cambiare il contratto.

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Un treno di Trenord.

Chi arriva in ritardo guadagna di più. È polemica su Trenord, il servizio di trasporto ferroviario regionale della Lombardia: il Corriere della Sera ha riferito che alcuni macchinisti sono sospettati di far viaggiare i treni in ritardo per avere più soldi in busta paga.
DENUNCIA ANONIMA. Come hanno denunciato tre operatori della linea Milano-Cremona-Mantova, infatti, s'è scoperto che un treno che accumula 20 minuti di ritardo fa guadagnare 13 euro ai macchinisti di Trenord. Insomma, chi arriva puntuale prende meno. Con buona pace dei pendolari.
L'AZIENDA VUOLE CAMBIARE. L'accusa è stata confermata dall'amministratore delegato dell'azienda, Cinzia Farisè che, però, ha promesso di voler cambiare il contratto di lavoro per evitare il paradosso che premia i macchinisti 'lumaca' - si parla di 2-3% dei 1-200 operatori, quindi «casi isolati» - penalizzando servizio e passeggeri.
TRATTATIVA COI SINDACATI. In realtà sono circa due mesi che Trenord sta cercando di eliminare il 'bonus' con una trattativa con i sindacati. E anche tra i rappresentanti dei lavoratori c'è la consapevolezza che il «sistema è da ribaltare», perché «provoca ritardi cronici e soppressioni dei convogli»: «La stragrande maggioranza dei macchinisti lavora con onestà e professionalità», ha tuttavia precisato il segretario regionale dell'Orsa, Adriano Coscia.
CGIL COI LAVORATORI. A difendere i lavoratori è stata la Cgil, secondo cui «non risulta che ci siano macchinisti che facciano la cresta allungando i tempi di viaggio»: «Non si deve gettare addosso la croce a queste persone per i disagi e i disservizi», ha fatto sapere il sindacato di Susanna Camusso.
Anche per Farisè «le cause dei ritardi sono altrove». Ma Trenord, ha detto l'amministratore delegato, «ha il dovere di rimuovere ogni alibi».

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