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DELITTO 27 Febbraio Feb 2015 0817 27 febbraio 2015

La moglie di Bossetti: «Tu eri lì, dimmi cos'hai fatto»

Chiuse le indagini. Accusa di omicidio volontario aggravato da crudeltà.

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Massimo Giuseppe Bossetti durante il fermo per l'omicidio di Yara Gambirasio.

Si aprono delle crepe nella famiglia di Massimo Giuseppe Bossetti, accusato dell'omicidio di Yara Gambirasio.
Con il passare del tempo i dubbi hanno assalito Marita Comi, moglie del muratore di Mapello, che lo ha 'sfidato' a dimostrare la sua innocenza. «Tu eri lì. Non puoi girare lì tre quarti d’ora, a meno che non aspettavi qualcuno», gli ha detto durante il colloquio in carcere, dopo che si è scoperto che Bossetti era stato con il furgone nelle strade intorno alla palestra l’ora precedente la scomparsa della ragazzina.
I due hanno poi iniziato a discutere dei loro rapporti fino a che lei gli ha rammentato che era un periodo di crisi coniugale. Ma l'uomo ha affermato di non ricordare cosa fosse successo quel giorno.
CHIUSE LE INDAGINI. Intanto il pubblico ministero Letizia Ruggeri ha chiuso l'inchiesta sull'omicidio di Yara: contestati a Bossetti due reati, l'omicidio volontario aggravato e la calunnia. A quattro anni dal giorno dell'omicidio della 13enne di Brembate Sopra, l'avviso di conclusione delle indagini preliminari è stato notificato nel pomeriggio di giovedì 26 febbraio a Claudio Salvagni, in qualità di avvocato difensore dell'unico indagato per il delitto, in cella da oltre otto mesi, incastrato dall'indizio del Dna.
RISCHIA L'ERGASTOLO. Per il reato di omicidio, due le aggravanti contestate. La prima: l'aver «adoperato sevizie e aver agito con crudeltà». È un'aggravante che prevede l'ergastolo. La seconda: Bossetti avrebbe «approfittato di circostanze di tempo (in ore serali/notturne), di luogo (in un campo isolato) e di persona (un uomo adulto contro un'adolescente di 13 anni) tali da ostacolare la pubblica e privata difesa».
ACCUSÒ UN COLLEGA. A Bossetti è stato contestato anche un nuovo reato: la calunnia nei confronti di Massimo Maggioni, uno dei suoi colleghi del cantiere di Palazzago, quello in cui lavorava all'epoca del delitto. In uno degli interrogatori il muratore di Mapello, nel tentativo di allontanare da sé i sospetti, sarebbe arrivato ad accusare il collega dell'omicidio, dicendo agli inquirenti di indagare sul suo conto.
AVREBBE SIMULATO UN TUMORE. Bossetti avrebbe anche simulato un tumore al cervello e la conseguente necessità di essere sottoposto a chemioterapia per assentarsi dal cantiere edile dove lavorava ed effettuare piccoli lavori extra per conto proprio. È quanto risulta in base al contenuto degli atti depositati: il comportamento del carpentiere di Mapello per gli inquirenti dimostrerebbe una spiccata capacità di mentire.
PER GLI ATTI ERA CONSAPEVOLE CHE YARA SAREBBE MORTA. Dagli atti dell'inchiesta risulta inoltre che il muratore sarebbe stato consapevole del rischio concreto a cui ha esposto Yara quando la sera del 26 novembre 2010 l'ha abbandonata ancora in vita, dopo averle inferto alcune ferite che a causa anche dello choc termico l'hanno portata alla morte. A fare ritenere a investigatori e inquirenti che in sostanza Bossetti sapeva che abbandonando la ragazzina ferita in quel campo sarebbe morta sono l'accertata conoscenza da parte del carpentiere della zona di Chignolo d'Isola e la consapevolezza che la discoteca vicina 'Sabbie Mobili' avrebbe aperto solo più tardi, molte ore dopo, e che nessuno dei suoi frequentatori si sarebbe comunque mai spinto fino in mezzo allo stesso campo dove aveva lasciato l'adolescente. Infatti, il cadavere della ragazzina venne trovato proprio in quell'area il 26 febbraio 2011.

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