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PERSONAGGIO 28 Febbraio Feb 2015 0707 28 febbraio 2015

Boris Nemtsov, profilo del leader ucciso

Voleva multipartitismo e libertà d'impresa. Il video dell'esecuzione su YouTubeMosca: «Non era minaccia». Il mondo condanna l'omicidio. Foto.

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Leader dell'opposizione russa a Vladimir Putin e già vicepremier liberale sotto l'ala protettrice di Boris Eltsin, Boris Nemtsov, 55 anni, ucciso nella notte tra il 27 e il 28 febbraio da ignoti sicari a pochi passi dalla piazza Rossa a Mosca, è stato un figlio 'ribelle' della nomenklatura.
LAUREATO IN FISICA. Nato il 9 ottobre del 1959 a Soci - il padre era stato viceministro sovietico dell'edilizia e membro del Pcus e la madre pediatra di fama nell'Urss - Nemtsov studiò fisica dal 1976 al 1981.
Poi nel 1986, dopo il disastro di Cernobil, organizzò un movimento di protesta nell'allora Gorki, per impedire la costruzione di una nuova centrale nella regione. Erano gli anni della perestroika di Mikhail Gorbaciov. Nello stesso anno si propose come candidato indipendente per le elezioni del Soviet dei Deputati del Popolo, ma la commissione elettorale locale glielo impedì.
LE RIFORME IN PROGRAMMA. Nel 1989 ci riprovò. Il suo programma prevedeva una serie di riforme, radicali per l'epoca, con idee a sostegno di una democrazia multipartitica e dell'impresa privata. Non venne eletto, ma si ripresentò nel 1990 alle elezioni del Soviet Supremo della Repubblica Russa e questa volta riuscì ad avere la meglio sugli altri candidati, sfidando il listone comunista.
In parlamento si unì alla Coalizione riformista ieltsiniana. Entrò a far parte del comitato legislativo, che si occupava delle riforme agricole e della liberalizzazione del commercio estero. In quel periodo, venne 'adottato' da Eltsin quasi come un figlio politico.

Il delfino di Eltsin, al suo fianco durante il tentato golpe del '91

Boris Nemtsov.

Nel 1991, durante il tentato colpo di Stato dei nostalgici, Nemtsov restò al suo fianco nella resistenza.
Nello stesso anno venne 'ricompensato' con la nomina a rappresentante plenipotenziario del presidente della Federazione Russa nella regione di Nizhni Novgorod.
In seguito diventò governatore e fu rieletto nel 1995. Il suo incarico è apparso segnato da un programma di riforme liberali che si sono tradotte in una significativa crescita economica e che gli sono valse le lodi di Margaret Thatcher.
VICEPREMIER NEL 1997. Nel marzo 1997, Nemtsov venne nominato primo vicepremier della Russia, con il compito di riformare il settore energetico. In quel periodo poté contare su un buon appoggio popolare, guadagnando consensi come potenziale candidato presidente per il 2000. Tuttavia, la sua carriera politica subì un brusco stop nell'agosto 1998, a seguito della crisi economica che investì la Russia e travolse il rublo. Nell'agosto 1999 Nemtsov provò a rilanciarsi fra i cofondatori dell'Unione delle Forze di Destra, una rinnovata coalizione di forze democratico-liberali che ricevette quasi 6 milioni di voti, pari all'8,6%, alle elezioni parlamentari del dicembre dello stesso anno. Ma fu un successo parziale ed effimero.
L'OPPOSIZIONE A PUTIN. Poi iniziò la stagione dell'opposizione a Vladimir Putin e il delfino di Eltsin si mostrò inflessibile su tutti i dossier più importanti: dalla questione cecena al recente conflitto in Ucraina.
In un'intervista del 10 febbraio, raccontò che sua madre temeva per la sua vita. Aggiungendo: «Ho paura che Putin voglia uccidermi». Diciotto giorni più tardi il misterioso omicidio.
QUEL DOSSIER SULL'UCRAINA. E ora, mentre lo zar dichiara che Nemtsov per il Cremlino «non era una minaccia», da Kiev il consigliere di Petro Poroshenko, Mikheil Saakashvili, rivela che stava lavorando a un rapporto sulle prove del diretto coinvolgimento della Russia nel conflitto in Ucraina.
L'obiettivo del leader dell'opposizione, ha chiosato Saakashvili, era far sapere al «pubblico russo cosa stava succedendo in Ucraina. Non mi sorprende che sia stato ucciso: mi sorprende che non fosse ancora successo».

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