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INDAGINI 28 Febbraio Feb 2015 1622 28 febbraio 2015

Caso Yara, un nuovo video inguaia Bossetti

Le immagini mostrano il furgone del muratore passare nei pressi della palestra (guarda). Lui intanto getta ombre sul padre della ragazzina.

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Un nuovo video (guarda) rischia di aggravare ulteriormente la posizione di Massimo Bossetti, il muratore di Mapello (Bergamo) in carcere dallo scorso 16 giungo con l'accusa di avere ucciso Yara Gambirasio.
Nelle immagini, diffuse dai Ris, si vede il suo furgone - ripreso dalle telecamere di una ditta di Brembate - passare più volte nella zona della palestra dove si allenava la 13enne.
NUOVE ANALISI DEI RIS. Non solo. Le immagini evidenziano il lavoro dei Ris sul mezzo, e in particolare le ispezioni effettuate sui sedili: i Ris hanno «tamponato» con del nastro adesivo il tessuto, stessa operazione sulla giacca e i leggins della piccola Yara. Le fibre rilevate sono state poi comparate e analizzate.

Un fermo immagine del video che mostra il furgone di Bossetti nei pressi della palestra.

BOSSETTI ACCUSA FULVIO GAMBIRASIO. Nel frattempo trapelano nuove informazioni sulla versione del muratore che, nel tentativo di difendersi, avrebbe gettato ombre sul padre di Yara e su pm e inquirenti, che secondo lui volevano «inquinare le prove a suo carico».
È quanto emerge dagli atti dell'indagine, appena chiusa, della procura di Bergamo. Bossetti, come risulta dalle intercettazioni di alcuni colloqui in carcere con i suoi familiari lo scorso agosto, raccontò di aver accennato al suo legale di essere convinto che Fulvio Gambirasio stesse nascondendo qualcosa di «grosso» collocato alla Lopav dei fratelli Locatelli.
Quando andò nel cantiere di Palazzago per effettuare alcune riparazioni, è la versione del muratore, notò «che Fulvio non si era scomposto minimamente» vedendo le forze dell'ordine che in quei giorni stavano cercando la figlia.
I SOSPETTI DEL MURATORE SUL PM. Bossetti, nel dialogo intercettato qualche mese fa, ha anche aggiunto di aver parlato della questione con un uomo che lavorava con lui nel cantiere al quale disse: «Te, ma non ti sembra strano...c'è il padre qui a lavorare, mentre son in giro a cercare la sua ragazza».
In un altro colloquio, datato 27 agosto 2014, il carpentiere di Mapello, mostrando la sua «insofferenza allo stato carcerario» alla moglie Marita Comi e al cognato fece alcune affermazioni «alquanto sintomatiche» in merito «alla possibilità che sia il pubblico ministero sia gli inquirenti avessero la volontà di inquinare le prove a suo carico anche ricorrendo al prelievo di campioni riconducibili a Yara, magari recuperandoli dalla sua abitazione».

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