LA MODA CHE CAMBIA 1 Marzo Mar 2015 1543 01 marzo 2015

Ecco i giovani nella moda: scopriteli

Alla Milano Fashion Week brilla la creatività di Ponti, Arbesser e Cutugno.

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È praticamente andata anche stavolta. Siamo arrivati ormai quasi alla fine dell'intensa settimana della moda a Milano. Senza neanche riuscire a seguire tutto il programma, ho superato quota cinquanta fra sfilate e presentazioni in cinque giorni. È con me una collega che si è sempre occupata di sport e che per i primi giorni ha girato in tacchi e trucco, convinta che sarebbe stata una passeggiata perché la moda che cosa vuoi che sia, solo divertimento: credo che oggi sia andata a comprarsi un paio di ballerine.
L'EDIZIONE CHE INCORONA I GIOVANI. Abbiamo tutti gli occhi cerchiati dalla stanchezza e dall’ansia di non riuscire ad arrivare in tempo agli appuntamenti, ma le sarte stanno peggio di noi e fanno le notti con ago e filo. Certo, come dice qualcuno, c’è sempre la miniera, ma la frenesia di queste settimane è incomprensibile se non la si è mai provata, e per tutti una collezione sbagliata significa non solo perdere la fama e talvolta la faccia, ma soprattutto diminuire o far perdere il lavoro a molte persone. La nota davvero importante di questa edizione, sono però e davvero, e finalmente, i giovani.
PROMOSSI DELL'ACQUA E SCOGNAMIGLIO. Al di là della prova non certo eclatante di Alessandro Michele, alla sua prima collezione per Gucci - ma diamogli il beneficio di una seconda collezione e la possibilità di sentirsi più saldo nella nuova posizione (piuttosto: chi gli ha scritto quella cartella stampa nello stile del detto-non-detto-di-tutto-di-meno che il grande Lamberto Sechi definiva perfidamente «la poetica delle luci e delle ombre»?) - le collezioni davvero interessanti sono arrivate dalle seconde e terze generazioni del pret-à-porter italiano. Per esempio Alessandro Dell’Acqua, che con la sua deliziosa N21 prodotta dal gruppo Gilmar (cioè Iceberg), sembra essersi lasciato definitivamente alle spalle gli anni dell’infelice sodalizio con La Perla. Oppure Francesco Scognamiglio, negli ultimi tempi adottato anche dalle milanesi e non solo dalle star della musica mondiale.
TRA I GIOVANISSIMI VINCE CUTUGNO. Oppure ancora gli Aquilano Rimondi, che grazie alla collaborazione con Fay riescono a finanziare la loro sofisticata collezione (credete che il doppio lavoro sia una prerogativa dei cosiddetti lavoratori precari, che immaginate sempre appartenenti ad altri settori e sempre con la tuta blu?). Ma sono soprattutto i giovanissimi, talvolta davvero al debutto, ad aver convinto. Come il vincitore del concorso Next Generation di Camera Moda, Claudio Cutugno, 22 anni, con i suoi capi che sfumano dalla lana alla pelliccia alle piume, importanti e scenografici ma contemporanei. Ma anche il greco-romano Angelos Bratis, dalle linee dolcissime e fascianti, evoluzione dei kitoni, che a lungo ha frequentato gli incontri del nostro corso di Scienze della Moda e del costume alla Sapienza di Roma.
ARMANI HA SCOPERTO VIVETTA. E poi Arthur Arbesser, adorabile viennese trapiantato a Milano, tutto rigore e linee pulite, che ha avuto modo di applicare anche negli anni di lavoro presso l’ufficio stile di Giorgio Armani. Una parola su Armani bisogna proprio spenderla: oltre ad aver dato prova di eccezionale vitalità con la sua collezione Emporio (nell’ora in cui scrivo “la Giorgio”, come si definisce la prima linea, non è stata ancora mandata in passerella), ha dimostrato di avere capacità predittiva e molta generosità nell’ospitare gratuitamente presso il suo teatro di via Bergognone la collezione di Vivetta, marchio di Vivetta Ponti, fiorentina, con questo suo nome bellissimo e questa moda che mescola tinte e tessuti (neoprene con crepe, pelle e seta) in modo originale e molto desiderabile. «Non conosco questa ragazza», dice il tassista che ci accompagna alla sfilata di Vivetta e che, si scopre, per anni è stato il driver di fiducia di Krizia: «Ma se il signor Armani ha deciso di darle la sua benedizione, non ci sono dubbi che valga».
CREATIVITÀ DA SOSTENERE. Ecco. Sarebbe una bella cosa se tanti assomigliassero al signor Armani, scommettendo su Arthur e Vivetta, che comunque già distribuiscono in molti Paesi, ma anche sui veri esordienti come il giovanissimo Claudio Cutugno. Sia i buyer, ancora spaventati e in attesa della ripresa che tarda a farsi percepire, sia tutti noi che compriamo moda. È vero che è molto più veloce comprare una giacca di Zara (quando vogliamo gratificarci e spendere poco) o del grande stilista X che ha insegne e negozi importanti e molto visibili rispetto a Vivetta o Arbesser. Ma così, lavorando gratuitamente come tanti 'pr' per questi giovani, contando nella loro crescita futura, potremmo anche darci la pena di cercare sul web i loro contatti e l’indirizzo dei negozi dove distribuiscono. Il famoso ricambio generazionale si sostiene anche così. Parlarne e basta non serve. E poi, non è più piacevole mostrarsi scopritori di talenti, invece che meri fruitori di brand multinazionali, classificati nella top ten della riconoscibilità mondiale accanto alla Coca Cola?

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