Jihadi John 150226120927
TERRORISMO 1 Marzo Mar 2015 1001 01 marzo 2015

Jihadi John faceva parte di al Qaeda a Londra

Il boia dell'Isis in una mail alla stampa inglese: «Sono perseguitato dai Servizi segreti».

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Il boia dell'Isis Jihadi John.

Jihadi John, il boia dell'Isis, nel 2010 si sentiva perseguitato dai servizi segreti britannici, al punto da minacciare il suicidio. Lo ha rivelato lui stesso contattando via mail un giornalista del tabloid britannico Mail on Sunday, per denunciare i presunti abusi degli 007. «Sono un condannato a morte», scriveva Mohammed Emwazi, «non tanto perchè mi ucciderà l'MI5, ma perchè un giorno prenderò tante di quelle pasticche che dormirò per sempre. Voglio solo scappare da quelle persone!».
LA MILITANZA AGLI ORDINI DI BIN LADEN. Prima di diventare Jihadi John, Emwazi avrebbe inoltre fatto parte di una cellula dormiente di Al Qaeda, i London boys, che pianificava di compiere attentati in Gran Bretagna su ordine di Osama bin Laden. Secondo il Mail on Sunday, oltre a Mohammed, del gruppo facevano parte altri tre giovani addestrati in un campo di Al Qaeda in Somalia.
DALLA SOMALIA ALL'ISIS. L'appartenza di Jihadi John alla cellula di Al Qaeda è emersa dagli atti di un processo del 2011. Il leader del gruppo era un ex comandante degli Shabaab somali, Bilal Berjaw. Con lui e un terzo terrorista somalo che viveva a Londra, Emwazi partì per la Tanzania nel 2009, ma furono fermati all'aeroporto di Dar es Salaam. L'intelligence sospetta che Berjawi sia stato anche coinvolto nel fallito attacco alla metropolitana di Londra il 21 luglio del 2005, due settimane dopo i tragici attentati in cui morirono 55 persone. Berjawi è tornato poi in Somalia nel 2012, dove è stato ucciso da un drone americano.
L'INCONTRO CON I SERVIZI SEGRETI. Nelle sue email alla stampa inglese, Jihadi John ha sostenuto che uno 007 in incognito avrebbe finto di voler acquistare il suo pc portatile solo per incontrarlo. «Mi ha stretto la mano e mi ha chiamato con il cognome, ma sull'annuncio non c'era il cognome! Sono rimasto scioccato, erano loro! Lo so che erano loro», scriveva Emwazi il 14 dicembre 2014. Robert Verkaik, il capo della redazione interni del Daily Mail che incontrò Jihadi John dopo aver ricevuto i suoi messaggi, lo descrive come una giovane «paranoico» e vittima di «manie di persecuzione».
Dei presunti abusi da parte dei Servizi Emwazi aveva parlato anche con l'organizzazione britannica Cage, in questi giorni finita nella bufera per aver accusato gli 007 di essere responsabili della radicalizzazione di giovani musulmani.

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