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ASSISTENZA 2 Marzo Mar 2015 1000 02 marzo 2015

Siria, l'emergenza dei malati mentali senza medicine

Schizofrenici. Depressi. Maniaci. Bimbi traumatizzati. La guerra lascia il segno. Ma nel Paese mancano cure e dottori. I casi di Reem, Farouk e altre vite a pezzi.

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da Beirut

Siria: un ragazzo ritrova la sorella sotto le macerie della loro casa durante la guerra civile.

La madre di Reem è preoccupata.
Teme che ci voglia troppo tempo per passare la frontiera e rientrare a Damasco. Pensa a sua figlia che è rimasta sola.
È dovuta arrivare qui a Chtaura, in Libano, a pochi chilometri dal confine siriano, per acquistare i farmaci di cui la figlia ha assoluto bisogno.
«Reem ha 40 anni», racconta, «è schizofrenica da quando era bambina. La malattia era abbastanza sotto controllo con le medicine, ma ora in Siria non si trovano più».
I colpi di mortai e le scariche di razzi, sottofondo quasi costante della vita cittadina, non aiutano Reem a vivere serena. Quei boati spesso scatenano in lei attacchi di paranoia.
«A volte si chiude nella sua stanza per giorni, non esce neppure per mangiare».
ASSISTENZA DISTRUTTA. Reem è, come tanti altri siriani che soffrono di disagi psichici e neurologici, due volte vittima della sanguinosa guerra civile che da quattro anni sconvolge il Paese.
Prima dell’inizio delle proteste contro il governo tutti i siriani avevano accesso all’assistenza sanitaria pubblica, non sempre di qualità, ma a disposizione di chiunque.
Oggi molti ospedali sono inagibili, il personale sanitario ha abbandonato il Paese, le fabbriche farmaceutiche sono distrutte o chiuse.
Le strutture per l’assistenza psichiatricha, già carenti prima della guerra, sono praticamente inesistenti.
NIENTE VITA COMUNITARIA. Sotto la pressione della guerra sono anche crollate le reti di solidarietà familiari e comunitarie.
Come gli altri Paesi arabi, la Siria aveva una lunga tradizione di coinvolgimento della comunità per il benessere e l’assistenza all’individuo.
Con la guerra, le comunità sono state sradicate, molti villaggi e città distrutti e milioni di persone hanno abbandonato le loro case.
TROPPI PAZIENTI, POCHI DOTTORI. Così i più vulnerabili sono rimasti senza una rete di sicurezza sociale in grado di proteggerli. La solitudine, l’abbandono e i traumi diretti della guerra hanno portato la richiesta di assistenza psichiatrica a livelli mai conosciuti nel Paese.
I pochi specialisti rimasti e che ancora riescono a lavorare sono sopraffatti da pazienti.

Aumentano le persone con disturbi scomparse

Una bandiera siriana con il volto del presidente Bashar al Assad.

Abbandonati a se stessi, spesso scompaiono senza lasciare tracce.
A Damasco ormai è frequente vedere volantini con le foto di persone con disturbi mentali che sono scomparse.
Anche i più fortunati, che vivono in aree relativamente sicure al centro della capitale e che possono rivolgersi ai pochi centri psichiatrici ancora in funzione, rischiano di cadere in crisi profonde per lo stress provocato dalla battaglia continua.
NIENTE CURE PER FAROUK. Uno psichiatra, che ancora lavora a Damasco e che vuole restare anonimo, racconta la storia di Farouk.
Un uomo di 50 anni maniaco-depressivo curato da anni con il litio.
La difficoltà di reperire i farmaci e l’impossibilità di un ricovero - l’ospedale si trova in una zona inaccessibile della città - hanno acuito la sindrome.
NON SI SA SE SIA MORTO. Così Farouk ha iniziato a scomparire per ore, anche durante i bombardamenti più pesanti.
Usciva senza meta, di nascosto dai familiari. L’ultima volta non è più rientrato a casa e nessuno riesce a sapere se è ancora vivo, se è stato rapito o è ferito da qualche parte.
I BIMBI PRIME VITTIME. Non stupisce che siano i bambini a pagare il prezzo più alto.
«L’entità e la natura dei casi che incontro mi hanno costretto a ripensare tutto il mio approccio al trattamento. Vedo tanti, troppi bambini con disturbi da stress post-traumatico. Sono incapaci di rimuovere dalla loro vita le immagini di morte cui assistono. Le rivivono in continuazione».
CERCANO DI SUICIDARSI. Il medico racconta di un ragazzo di 12 anni che sta cercando di aiutare.
Un anno fa il ragazzino era in macchina assieme alla sorellina mentre, con la famiglia, cercavano di allontanarsi da uno scontro a fuoco.
«La bambina è stata colpita da un proiettile vagante ed è morta tra le sue braccia. Per ore si è rifiutato di lasciarla. Da allora ha già provato due volte a suicidarsi».

Schizofrenia e depressione tra i profughi

Arsal ha accolto circa 35 mila profughi dalla Siria.

La situazione per i siriani non è migliore al di là del confine.
Non molto tempo fa Medici senza frontiere (Msf) ha dichiarato che il 15% dei rifugiati siriani nei campi profughi giordani mostrano sintomi di disturbi mentali gravi, il doppio rispetto a un anno fa.
«Tra i rifugiati disturbi come la schizofrenia e la depressione acuta stanno diventando sempre più frequenti. Inoltre, stiamo vedendo molte persone con tendenze suicide», ha dichiarato Ana Maria Tijerino, consulente per la salute mentale di Msf.
CORSI DI TEATRO E DISEGNO. Chi vive nelle aree controllate dai miliziani dell’Isis o del Fronte al-Nursa non riesce a ricevere né medicinali né assistenza medica.
Con l’aiuto della solidarietà internazionali, gli psichiatri locali hanno avviato diverse attività terapeutiche per i più piccoli: corsi di teatro, di disegno, di scrittura creativa, di musica e sport.
Contemporaneamente, dove è possibile, si realizzano corsi di formazione agli insegnanti per aiutarli a riconoscere tempestivamente i segni del trauma psicologico.
IL RITORNO DI FIORI E CASETTE. Juliette Touma, di Unicef, stima che circa 4 milioni di bambini in Siria hanno bisogno di sostegno psicologico, ma molti non sono raggiungibili per i pesanti combattimenti.
«Per i bambini che riusciamo a raggiungere», dice Touma, «i vantaggi sono evidenti. In un primo momento disegnano utilizzando colori forti come il rosso e il nero, e i soggetti sono carri armati, soldati e cadaveri. Dopo alcuni mesi disegnano casette, fiori e tutte le cose che ti aspetti di trovare nei disegni di un bambino».

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