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RISCATTO 4 Marzo Mar 2015 2200 04 marzo 2015

Perse 12 anni di ricordi, medico torna al lavoro

Un grave incidente gli ha tolto parte delle memoria. Primario di Lodi vince la battaglia con la burocrazia: «La mia  storia è un invito a non mollare».

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Pierdante Piccioni.

Nel 2013 un incidente gli ha rubato 12 anni di memoria, ora Pierdante Piccioni è tornato al lavoro, come primario del Pronto soccorso dell'ospedale di Codogno, nel lodigiano.
12 ANNI CANCELLLATI. Dopo lo schianto sulla strada tra Pavia e Lodi, Piccioni era stato portato al pronto soccorso di Pavia e quando si era ripreso era convinto che fosse il 25 ottobre 2001. Credeva di essere un quarantenne e invece aveva i capelli grigi, pensava che i suoi figli fossero dei bambini mentre erano ormai dei ragazzi, ricordava la madre in vita mentre era già morta da tempo, guardava la moglie e gli sembrava incredibile che avesse delle rughe. E non era al passo con gli eventi storici e le rivoluzioni tecnologiche accadute in quei 12 anni, dall'elezione di Obama alla massiccia diffusione di Internet, dalle dimissioni di Papa Benedetto XVI (era rimasto a Giovanni Paolo II) all'addio alla lira.
GUERRA ALLA BUROCRAZIA PER TORNARE AL RUOLO DI PRIMARIO. Ma a preoccuparlo sopra ogni cosa era la paura di non poter più lavorare: lui, medico per passione, con un curriculum impressionante, (professore a contratto della scuola di specialità in medicina d'urgenza, scelto dal ministero della Salute per il tavolo di lavoro sulle linee guida nazionali del triage, autore di proposte per le nuove linee guida nazionali sull'osservazione breve), non poteva rassegnarsi alla pensione anticipata. Così Piccioni, che confessa di aver avuto voglia di mollare in questi due anni, si è messo a studiare per colmare i 12 anni di gap.
Sostenuto dalla famiglia e dai colleghi, è riuscito a vincere sulla burocrazia, fino a tornare in prima linea, a contatto con i pazienti, di nuovo al pronto soccorso, nel ruolo di primario che gli apparteneva fino a quel giorno del 2013 in cui la sua memoria aveva fatto un salto all'indietro.
PICCIONI: «LA MIA È UNA STORIA DI RISCATTO». Ora che è di nuovo in corsia, Piccioni è orgoglioso di raccontare quello che ha passato: «La mia è una storia di riscatto. Una volta ritornato nel mio ruolo, mi sono messo a raccontarla perché può servire a chi ha deciso di mollare». Il fatto è che «quando ti etichettano come disabile ti viene voglia di mollare. È quanto di più sbagliato ci sia. E il tempo, poi, mi ha dato ragione», ha raccontato.
UN'ODISSEA CHE DIVENTERÀ UN LIBRO. In questo senso, Piccioni non ha nascosto che la soddisfazione più grande è stata trionfare su «una certa burocrazia che mi aveva prospettato la pensione di invalidità, la stessa che poi mi ha dovuto riaccettare come primario». Dalla sua esperienza, il primario ha capito che «il pregiudizio nasce dalla paura e poi arriva l'isolamento». «Io», ha sottolineato, «ho detto no a tutto questo». Aver attraversato questa odissea non è stato solo negativo: «Ora, da medico, essere stato stato paziente è un valore aggiunto incredibile. Adesso parlo, ascolto, sorrido con i miei pazienti».
In questo percorso Piccioni non è stato da solo: «Se c'è una cosa che mi ha aiutato tanto è stata la psicologia. Solo fino a qualche mese fa sono stato in cura da un terapeuta, non mi vergogno affatto a dirlo. E ne sono stato aiutato moltissimo. Così ora sono qui». Di nuovo al lavoro, ma con una marcia in più e con una storia da raccontare, un invito a non mollare che presto, ha annunciato, uscirà sotto forma di libro.

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