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GIUSTIZIA 10 Marzo Mar 2015 0630 10 marzo 2015

Processo Ruby, la Cassazione decide su Berlusconi

Il pg Scardaccione ha chiesto l'annullamento dell'assoluzione. Sul caso attesa la pronuncia della Corte suprema.

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Silvio Berlusconi e Ruby.

Il giorno del processo Ruby in Cassazione è arrivato.
Martedì 10 marzo, la Sesta sezione penale del Palazzaccio è chiamata a esprimersi sull'udienza del filone principale del caso che ha come imputato l'ex premier Silvio Berlusconi, accusato di prostituzione minorile e concussione per costrizione, condannato in primo grado (il 24 giugno 2013) a sette anni di reclusione e assolto in appello (il 18 luglio 2014). Il pg Scardaccione ha chiesto l'annullamento dell'assoluzione: a suo avviso sono «pienamente provate» le accuse di concussione e prostituzione minorile a carico del Cavaliere. Per cui la Corte d'appello non dovrebbe riaprire il dibattimento vero e proprio, ma solo rideterminare la pena stabilita in primo grado, pari a sette anni di reclusione.
ATTESA PER LA SENTENZA. Contro il proscioglimento del leader di Forza Italia ha fatto ricorso alla Suprema corte il sostituto procuratore generale di Milano Piero De Petris ed è probabile che basti una giornata per conoscere il verdetto dei supremi giudici che devono decidere se confermare definitivamente l'assoluzione dell'ex Cavaliere o rinviare gli atti ad un altro giudice per un nuovo processo d'appello.
GIUDICI GUIDATI DA MILO. A presiedere il collegio è Nicola Milo: sotto la sua guida la Sesta sezione ha azzerato le condanne del processo Why Not, vicenda intorno alla quale capitolò il governo di Romano Prodi. Milo ha preso, inoltre, parte ai collegi delle Sezioni unite dei processi 'Andreotti' e 'Mannino', culminati con assoluzioni.
Oltre a Milo, gli altri giudici dell'udienza su Ruby sono i consiglieri di Cassazione Orlando Villoni che è il relatore, Giorgio Fidelbo, Stefano Mogini e Gaetano De Amicis.
SCARDACCIONE ALL'ACCUSA. A occuparsi della vicenda, la procura della Cassazione ha schierato il sostituto procuratore generale Eduardo Scardaccione, toga di lunga esperienza e polso deciso che in passato non ha esitato a chiedere misure estreme come la radiazione del giudice Edi Pinatto per aver accumulato un ritardo di otto anni nel deposito di una sentenza.
Scardaccione, inoltre, in Cassazione si è opposto alla richiesta di trasferire da Palermo a Caltanissetta il processo sulla trattativa Stato-mafia, istanza presentata dai legali di Mario Mori, Antonio Subranni e Giuseppe De Donno.
«INDEBITA PRESSIONE». Il magistrato è un esperto nei procedimenti per truffe e tangenti e in reati da 'indebita pressione'. E proprio questa è l'accusa sostenuta da De Petris, il quale ha fatto riferimento alla telefonata che Berlusconi da Parigi fece al capo di gabinetto della Questura di Milano Pietro Ostuni, la notte tra il 27 e il 28 maggio 2010, per ottenere il rilascio di Ruby, allora minorenne e più volte ospite delle serate 'bunga-bunga' di Arcore.
Nel processo di primo grado è stata proprio questa telefonata a far scattare la parte più pesante della iniziale condanna inflitta all'ex Cavaliere.
CAV DIFESO DA COPPI E DINACCI. Se da un lato la sesta sezione ha di fronte Scardaccione, dall'altro, a sostenere le ragioni della difesa di Berlusconi, ci sono Franco Coppi, che si è occupato di quasi tutti i più importanti processi degli ultimi anni, e l'avvocato Filippo Dinacci. Le loro arringhe puntano alla conferma dell'assoluzione, partendo da una posizione di vantaggio di fronte a giudici di legittimità non inclini a rimettere in discussione il merito dei fatti e a riaprire il capitolo del 'se' Berlusconi sapeva o meno che Ruby fosse minorenne, e del 'se' nella telefonata a Ostuni ordinò o semplicemente suggerì di consegnare la ragazza a Nicole Minetti.

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