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SFRUTTAMENTO 10 Marzo Mar 2015 1105 10 marzo 2015

Prostituzione al mare contro le città vuote d'estate

Le donne costrette a trasferirsi nelle località balneari per recuperare i mancati incassi delle metropoli.

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Una lucciola affiancata da un cliente.

Ragazze costrette a trasferirsi in rinomate località di villeggiatura, d'estate, per compensare i mancati guadagni nelle città semideserte. È emerso anche questo nell'operazione internazionale contro lo sfruttamento della prostituzione in corso da parte dei carabinieri di Pavia, coordinati dalla procura della città lombarda, che hanno eseguito, anche ad Asti, Macerata, e all'estero in Romania, in Belgio, in Germania e in Albania, un'ordinanza di custodia cautelare nei confronti di 40 persone. Si tratta di romeni, albanesi e italiani a cui vengono contestati i reati di associazione per delinquere finalizzata al reclutamento, agevolazione, induzione, favoreggiamento anche a mezzo di pubblicità, nonché sfruttamento della prostituzione, con l'aggravante della transnazionalità.
CLIENTI TRA I TURISTI. L'organizzazione gestiva una settantina di donne maggiorenni e straniere che d'estate venivano costrette dagli sfruttatori ad andare in vacanza nelle località balneari più rinomate (per esempio Sanremo, Rimini, Lignano Sabbiadoro e Jesolo) prostituendosi con i turisti, per pagare il soggiorno e recuperare così le entrate di denaro, altrimenti ridotte a causa dell'esodo estivo dei propri clienti dalle città del Nord.
PRIMA OPERAZIONE NEL 2013. L'operazione dei carabinieri«Alba nostra 2», scattata nelle prime ore di martedì 10 marzo, fa seguito a un'analoga indagine che prese avvio il 7 marzo 2013, anche allora non casualmente a ridosso della Festa della donna.
Quella mattina era stata data esecuzione a 40 ordinanze di custodia cautelare, di cui 34 in carcere e sei ai domiciliari, nei confronti di 23 rumeni, otto albanesi, quattro egiziani e cinque italiani: 37 dei 43 imputati hanno poi scelto di patteggiare pene fino a tre anni e sei mesi di reclusione e altri sei sono stati condannati con rito abbreviato.
La sentenza è stata pronunciata il 22 gennaio 2014 dal gup di Pavia Carlo Pasta: in totale è stato distribuito circa un secolo di carcere.

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